Se avallo una proposta la accetto, se la avvallo cerco di insabbiarla

Alcune richieste arrivate in redazione riguardano la distinzione e l’uso corretto dei verbi avallare e avvallare, che si differenziano foneticamente solo per la presenza di una consonante (la fricativa labiodentale v) breve (scempia nella grafia) o lunga (raddoppiata), ma hanno un significato distinto e quasi opposto.

Risposta

Come vedremo, i verbi avallare e avvallare, entrati in italiano in epoche diverse, sono differenti per significato ed etimo, ma anche in passato si sono talora confusi.
Nell’italiano contemporaneo, tuttavia, i due verbi si sono specializzati:

- avallare, appartenente al vocabolario comune, è usato con significato generico di ‘approvare’ (es. una proposta, un’ipotesi)

- avvallare, di basso uso, vuol dire ‘affondare’.

Tuttavia, la somiglianza tra le due parole porta spesso a confonderle: si trova molto spesso usato avvallare quando ci aspetteremmo avallare. Lo scambio avviene non solo nell’uso colloquiale (compreso il parlato di politici e giornalisti televisivi), ma in testi formali, come in un esempio segnalato alla redazione, tratto dall’intestazione di un contratto:

La certificazione di un ente accreditato e riconosciuto dall’ispettorato del lavoro, avvalla la genuinità dell’applicazione del contratto stesso, e mette la struttura al riparo da contestazioni dell’organismo di controllo.

In un altro esempio segnalatoci (“non fate questa azione se non è avvallata dalla direzione”), e in molti altri che si possono trovare in rete, è possibile ipotizzare che sullo scambio agisca anche l’attrazione analogica di verbi come avvalorare o anche avvalersi: mi avvalgo del consiglio di un’autorità che dovrebbe avallare la mia proposta, avvalendosi del proprio diritto di scelta, critica ecc. D’altra parte nell’italiano contemporaneo tendono a diffondersi molte varianti foneticamente rafforzate di uno stesso termine: obbiettivo, per esempio, rispetto a obiettivo. In questo caso, tuttavia, la differenza di forma non è correlata a differenze di significato apprezzabili. Nel caso di avvallare/avallare, invece, la tendenza a usare un termine ricercato nella variante foneticamente rafforzata potrebbe avere ripercussioni significative.

Osserviamo anche che nell’italiano contemporaneo la tendenza a “riempirsi la bocca” con termini pretenziosi porta a scegliere la variante foneticamente più corposa, trascurando le differenze di significato, anche nel caso di coppie come tema/tematica, problema/problematica, festa/festività, nome/nominativo ecc.

Dal punto di vista storico, il verbo italiano avvallare è quello più antico, attestato fin dai XIII sec. significato di ‘mandare/scendere a valle’ (anche nella variante avallare) e registrato in tutte le impressioni del Vocabolario degli Accademici della Crusca con numerosi esempi letterari a corredo.

Si tratta di un composto parasintetico della preposizione a e del sostantivo valle con raddoppiamento fonosintattico e aggiunta della desinenza verbale. Alla stessa radice appartiene il termine avvallamento, usato per indicare la parte non in piano di un terreno.

Il verbo avallare ‘garantire con avallo’ è un termine più recente, di ambito commerciale, attestato in italiano dal 1865 nella variante avvallare, dal 1876 come avallare (DELI).

Il dizionario Tommaseo-Bellini lo riporta come ultima accezione della voce avvallare (siglata G.M., Giuseppe Meini, quindi posteriore alla morte di Tommaseo, avvenuta nel 1874): “Avvallare, e Riavvallare una cambiale. T. de’ banchieri. (Rifarla a più lontana scadenza.)”.

Il verbo avallare deriva dal sostantivo avallo, termine bancario usato per indicare la copertura finanziaria di una cambiale o di un assegno. Diffuso in italiano dai primi anni dell’Ottocento, è stato probabilmente mutuato dal francese aval, attestato fin dal 1673 col significato di ‘garanzia data per il pagamento di una lettera di cambio sottoscritta con la formula bon pour aval e firmata’ (TLFi Trésor de la langue française informatisé). Diversa la trafila proposta dal Dictionnaire étymologique de la langue française di Bloch e von Wartburg (1932), che consideravano il termine francese aval un prestito dall’italiano avallo, che a sua volta sarebbe derivato dall’arabo ḥawâla, ‘delegazione, mandato’.

Dal termine aval si è formato il verbo francese avaler (1690), poi sostituito da avaliser (1875) per evitare l’omonimia con avaler ‘mandare giù il cibo, ingoiare’. Si può quindi ipotizzare che anche il verbo italiano con significato tecnico (avallare) sia stato ricalcato sull’equivalente francese.

Cristiana De Santis

25 maggio 2022


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