Segregare, segregazionesequestrare, sequestrazione

Alcuni lettori chiedono se in ambiti specialistici sia opportuno usare il sostantivo segregazione e il verbo segregare in alternativa ad altre forme (es: “sequestrazione o segregazione della CO2?"; “Legge della segregazione o separazione di Mendel?”). Altri chiedono se il verbo segregare può essere usato anche riferendosi a oggetti (es: "Materiale da segregare. Non conforme!" parlando di vetro; "la zona è segregata" per uno spazio non accessibile; “segregare due materiali altamente corrosivi interponendo un terzo materiale isolante”). Infine  un lettore chiede quale sia la posizione dell’accento nelle forme dell’indicativo presente del verbo segregare.

Risposta

Il verbo segregare deriva dal latino segregāre, frutto dell’unione del sostantivo grex, grĕgis (accusativo grĕgem) ‘gregge’ con il prefisso separativo se(d)- e dotato quindi del significato ‘separare dal gregge, isolare’ (DELI 1999; l’Etimologico, s.v.). È attestato in italiano fin dal XIV sec. e, pur avendo perduto il senso originario del verbo latino, mantiene sempre, nei significati attuali, il concetto di separazione, come in ‘tenere qualcuno lontano dagli altri’, ‘isolare, appartare’, ‘separare un individuo da un gruppo’. Accezione analoga possiede il sostantivo astratto segregazione (‘esclusione dai rapporti o dai contatti con altri’, ‘distacco’), che è deverbale derivato da segregare (ma nel latino tardo esisteva segregātĭo -ōnis, accusativo segregatiōnem) e che in italiano si attesta solo nei primi decenni dell’Ottocento attraverso testi di contenuto storico e politico.

Nell’italiano comune, ma anche in quello giuridico e politico, tanto segregare quanto segregazione sono riferiti a individui o, più genericamente, a esseri animati; tuttavia proprio il senso di ‘separare’ e ‘separazione’, sempre implicito nei due termini e ben presente anche negli inglesi to segregate e segregation, ne ha favorito l’uso nelle lingue specialistiche, dove fungono da tecnicismi per indicare la scissione di elementi. La segregazione magmatica indica, per esempio, in petrografia, il fenomeno per cui, durante il raffreddamento e la solidificazione di una massa fusa, alcuni minerali si concentrano in determinate parti della roccia; allo stesso modo con segregazione metamorfica si designa il processo per cui da una massa omogenea si separano porzioni di composizione diversa, la cui somma però ha la stessa composizione della massa di partenza; ancora, in genetica, con legge della segregazione si indica la seconda legge di Mendel, relativa alla separazione e trasmissione delle due copie di un gene. Segregare in biologia assume il significato di ‘elaborare e secernere una sostanza fluida’, detto a proposito di ghiandole e, anche se ormai in disuso, del fegato che segrega (‘secerne’) la bile (GDLI, s.vv. segregazione e segregare).

Il verbo sequestrare entra in italiano nel 1302 attraverso gli statuti della città di Pisa, ma a breve distanza di tempo trova molte altre testimonianze in documenti normativi di Siena, Firenze, Lucca, Viterbo e così via (TLIO, s.v.). Il significato del termine, infatti, è strettamente connesso ai beni materiali e alla possibilità o necessità di ‘sottrarre qualcosa alla fruizione e alla disponibilità del possessore’. Solo molti secoli dopo, il verbo è stato riferito anche alle persone, per indicare, più raramente, tra il Sette e l’Ottocento, la necessità di ‘mettere in quarantena e isolare qualcuno a fini sanitari’ e, più frequentemente, a partire dal XIX sec., l’azione criminale di ‘privare illegalmente qualcuno della libertà’ perlopiù a scopo di estorsione’ (GDLI, s.v.). Da qui proverrà, sempre nell’Ottocento, anche la polirematica sequestro di persona (DELI 1999, s.v. sequestro).

Sequestrare ha origine dal latino tardo sequestrāre, che aveva il significato di ‘mettere in deposito; allontanare’ ed era a sua volta derivato dal sostantivo sequĕster (accusativo sequĕstrum), alla base dell’italiano sequestro, anch’esso presente nella nostra lingua fin dal Trecento (DELI 1999; l’Etimologico; TLIO, s.vv.). Sia il verbo sia il sostantivo, pur avendo avuto fin dall’inizio specializzazioni nel linguaggio giuridico, non sono mai stati usati come tecnicismi di altre lingue scientifiche; è accaduto, però, che in medicina si sia affermato il sostantivo sequestrazione, per indicare principalmente un ‘processo anomalo o patologico che conduce all’isolamento di una porzione di tessuto o di organo dalle parti circostanti’ (Dizionario di medicina 2010, s.v.), ma anche ‘esclusione di una parte del sangue dal circolo generale’ per ridurre l’emorragia durante alcuni interventi (GDLI 1961-2002, s.v.). Il lemma non è registrato nei dizionari dell’uso e non è, infatti, adoperato nella lingua comune. Può darsi che la specializzazione scientifica risenta dell’incrocio con l’inglese sequestration (‘reclusione’, ‘isolamento’), ma la forma sequestrazione, come testimoniano anche le quattro impressioni Vocabolario degli Accademici della Crusca (http://www.lessicografia.it), era già presente nell’italiano antico ed era perlopiù adoperata come sinonimo di sequestro, nell’accezione di ‘sottrazione di beni’.

Se consideriamo, pertanto, la storia e gli usi di segregare e segregazione, sequestrare e sequestrazione non meraviglia il fatto che entrambi siano stati utilizzati di recente per indicare e spiegare in italiano la discussa tecnologia del CCS (Carbon Capture and Storage), finalizzata a ridurre l’inquinamento sulla terra. Il procedimento prevede l’estrazione dell’anidride carbonica (CO2) dagli scarti degli impianti industriali di combustione, il suo trasporto mediante navi o tubazioni e l’isolamento in aree del sottosuolo. Le due fasi, separazione della CO2 e confinamento, appaiono dunque ben rappresentate in italiano da segregazione e sequestrazione, per il significato assunto e per l’affermazione avuta da tempo nei linguaggi specialistici italiani. Una sintesi chiara è stata formulata da Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’ENI dal 2002 al 2014, nella dichiarazione riportata nel 2009 della rivista online “D.A.” (https://www.daonline.info - n. XXIV):

Il nostro impegno è quello di mettere a punto una tecnologia che rivoluzionerà il mondo dell'energia: la cattura, il trasporto e la sequestrazione della CO2 da generazione elettrica a carbone. Il risultato finale sarà che potremo utilizzare liberamente il carbone per la produzione di elettricità, offrendo un contributo decisivo su tre fronti: all'ambiente, grazie alla segregazione dell'anidride carbonica dall'atmosfera; alla sicurezza dell'approvvigionamento energetico, facendo ricorso ad un combustibile molto diffuso sul nostro pianeta; ed infine al consumatore finale, che beneficerà di energia elettrica a basso costo (mio il corsivo).

Anche in inglese, a fianco a carbon capture and storage, appare, più raramente, carbon sequestration e analogamente in italiano, a fianco a segregazione e sequestrazione si incontrano, in più di un articolo di giornale e nella stessa dichiarazione di Scaroni, anche cattura e stoccaggio, che si presentano però come una traduzione meno efficace degli inglesi capture e storage, meno aderente alle operazioni previste dalla tecnologia: catturare e stoccare, infatti, a differenza di segregare e sequestrare, non includono nel loro significato le azioni di separare e isolare. Lo sforzo, peraltro, di rendere nel modo più appropriato possibile i tecnicismi dell’inglese è ancora più apprezzabile quando si pensi al preoccupante dilagare degli anglicismi nelle nostre lingue settoriali: non si tratta di un rifiuto puristico dei prestiti linguistici, che hanno sempre rappresentato una fonte di ricchezza per tutte le lingue, ma del rischio (esteso a molte altre lingue europee) di perdere la capacità di coniare un lessico scientifico autonomo. La perdita potrebbe avere a lungo termine conseguenze gravi sulla capacità delle lingue di trattare ogni genere di argomento: solo l’impegno delle buone traduzioni dei testi e del lessico scientifico può scongiurare la minaccia di dialettizzazione di tutte le lingue al di fuori dell’inglese (per approfondimenti Maraschio-De Martino 2013; Villa 2013; Serianni in stampa).

Per quanto riguarda gli altri contesti che hanno suscitato dubbi nei nostri lettori, alla luce di quanto si è detto, è legittimo e rientra in una tradizione consolidata l’uso di segregare per ‘separare elementi’, come nel caso di “segregare due materiali altamente corrosivi interponendo un terzo materiale isolante”, mentre il cartello esposto “Materiale da segregare. Non conforme!”, riferito al vetro, appare dubbio per l’ambiguità della dicitura: il vetro è da separare da altri materiali? o da scartare perché non conforme? L’avviso “la zona è segregata”, invece, a meno che non fosse esposto in un aeroporto, è un’estensione impropria dell’espressione area temporaneamente segregata, che è traduzione poco felice dell’inglese Temporary Segregated Area (TSA) e indica uno spazio aereo di norma sotto giurisdizione dell'autorità aeronautica ma temporaneamente assegnato a una diversa autorità. Ciò impedisce, per tutta la durata dell’accordo, il normale traffico aereo e consente solo quello delle autorità designate. Si tratta, anche in questo caso, di un tecnicismo, che appartiene al settore dell’aeronautica e che è inadatto a indicare un qualunque spazio inaccessibile.

Quanto alle voci rizotoniche del verbo segregare, sulle quali chiede informazioni un nostro lettore, l’accento retrocede sulla terzultima sillaba e dunque sègrego, sègreghi, ecc.


Nota bibliografica:

  • Dizionario di medicina 2010: Dizionario di medicina Treccani, diretto da Ignazio Marino e Claudio Cartoni, Roma, Istituto dell’Enciclopedia italiana, 2 voll. (consultabile anche online: http://www.treccani.it/enciclopedia/elenco-opere/Dizionario_di_Medicina)
  • Maraschio-De Martino 2013: Nicoletta Maraschio, Domenico De Martino (a cura di), L’italiano dei saperi. Ricerca, scoperta, innovazione, Settimana della lingua italiana nel mondo, Ministero degli Affari Esteri, Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale - Accademia della Crusca, Firenze, Le Lettere (“La lingua italiana nel mondo”, 5).
  • Serianni (in stampa): Luca Serianni, I linguaggi specialistici nell’italiano di oggi: un territorio impoverito, in Parole nostre. Le diverse voci dell’italiano specialistico e settoriale, a cura di J. Visconti, Bologna, Il Mulino.
  • Villa 2013: Maria Luisa Villa, L’inglese non basta. Una lingua per la società, Milano, Mondadori.

 

Rita Librandi

Piazza delle lingue: Lingua e saperi

3 dicembre 2019


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