Alcuni lettori ci chiedono se, data l’esistenza del nome evoluzione e del suo antonimo involuzione, e dell’impiego del verbo evolvere con il significato ‘modificarsi in meglio, progredire’ soprattutto nella forma pronominale evolversi, sia possibile usare il verbo involvere / involversi come corrispettivo negativo di evolvere / evolversi, oppure se sia preferibile ricorrere a verbi come peggiorare, regredire, deteriorarsi.
La domanda rivela una spiccata sensibilità per la simmetria delle relazioni linguistiche, non solo sul piano morfologico, ma anche su quello semantico. In effetti, le quattro parole condividono diversi tratti formali: evolvere e involvere sono verbi formati con prefissi di senso opposto, da cui sono formati i nomi evoluzione e involuzione. I rapporti fra i quattro lessemi possono dunque essere rappresentati da una regolare relazione di tipo analogico che induce a ipotizzare un parallelismo semantico corrispondente a quello morfologico:
evolvere : evoluzione = involvere : involuzione
Ci si può dunque chiedere per quale motivo sorga il dubbio sull’uso di involvere nel senso di ‘regredire, peggiorare’, vale a dire come opposto di evolvere nel significato ‘modificarsi in meglio, progredire’ (per evolvere cfr. anche questa scheda). Il dubbio è del tutto legittimo e nasce probabilmente dall’interazione di due fattori distinti: da un lato, la diversa frequenza e distribuzione nell’uso dei due verbi nell’italiano contemporaneo; dall’altro, un’asimmetria di natura semantica, che contrasta con l’aspettativa di regolarità indotta dai rapporti derivazionali.
Il verbo evolvere, pur non essendo di larghissimo impiego, è oggi attestato con una chiara connotazione positiva in una pluralità di contesti, anche non specialistici. Si considerino, ad esempio, frasi tratte dalla prosa giornalistica, come le seguenti:
La società evolve verso forme più rispettose delle richieste delle minoranze.
La nostra comprensione dell’universo si evolve grazie alle nuove scoperte scientifiche.
In questi usi, evolvere (soprattutto nella forma pronominale evolversi) designa un processo graduale di cambiamento orientato al miglioramento o al progresso, un senso già attestato in diversi contesti a partire dalla seconda metà del XIX secolo:
Si procuri adunque che la Società si evolva in modo da poter rispondere sempre al suo dovere di proteggere i proprii membri. (Giuseppe Tarozzi, Lezioni di filosofia, vol. III, Torino, Casanova, 1891, p. 244)
Quanto al dirigibile, voglio augurarmi che attraversi adesso per così dire il suo quarto d’ora guerresco, e che il suo avvenire si evolva di più nel campo del progresso civile e industriale. (Arturo Crocco, Il momento aeronautico, “Rivista di artiglieria e genio”, Roma, 1906, vol. II, pp. 371-393: p. 378)
Il verbo involvere è sporadicamente attestato con il significato ‘peggiorare, regredire’ in testi letterari di registro elevato alla fine del XIX secolo (se ne trova un esempio nel capitolo XII del Fanciullino di Giovanni Pascoli, testo sulla teoria della poetica apparso per la prima volta sulla rivista “Il Marzocco” nel 1897 e pubblicato in forma definitiva nel 1907: “La poesia non si evolve e involve, non cresce e diminuisce”), ed è tuttora assai scarsamente impiegato con questo valore nella forma attiva. È invece di uso comune, ma significativamente meno frequente di evolversi, nella forma pronominale involversi, soprattutto nei tempi composti, cioè quelli che prevedono l’uso del participio passato, come mostrano gli esempi seguenti, tratti da recenti articoli di quotidiani:
Un sistema speculativo che si è involuto in termini repentini. (La Coop Muratori di Reggiolo lotta contro la crisi: piano per salvare l'azienda, “Gazzetta di Reggio”, 8/3/2012)
Pier Silvio Berlusconi: “La Rai si è involuta, torni a fare servizio pubblico” (“Huffpost”, 8/11/2023)
La rivoluzione digitale si è involuta come molte altre, producendo restaurazione. (Intelligenza artificiale: è vera rivoluzione o pericolosa restaurazione?, mondoeconomico.eu, 11/12/2023)
Alcaraz non si è evoluto, ma si è involuto.( Panatta dubbioso su Alcaraz: “Si è involuto, sembra che non gliene freghi niente. Di testa non è come Sinner”, OAsport.it, 25/11/2024)
La minore diffusione nell’uso contemporaneo di involvere rispetto a evolvere non si spiega con la diversa polarità valutativa (negativa nel primo caso, positiva nel secondo): la ragione principale va piuttosto individuata nell’asimmetria fra l’iter derivazionale e l’iter semantico che caratterizza i rapporti tra i due verbi e i due nomi derivati.
Il significato ‘sviluppo positivo, progresso, miglioramento’, oggi presente nel nome evoluzione, non è originariamente proprio del verbo evolvere, ma è il risultato di uno sviluppo semantico che si è prodotto nel nome e che si è poi propagato in modo retrogrado al verbo da cui deriva. Il nome involuzione ha acquisito il significato di ‘declino, decadenza’ in contesti di contrapposizione semantica a evoluzione, quasi che fosse formato tramite una sostituzione di prefisso da evoluzione; il verbo involvere, invece, è rimasto ai margini di questa estensione semantica, continuando a essere usato prevalentemente con significati più vicini a quelli etimologici (‘avvolgere’, ‘rendere intricato’), piuttosto che come antonimo del verbo evolvere nel significato moderno di ‘progredire’.
La situazione che si è venuta a creare è quindi anomala: i nomi evoluzione e involuzione formano una coppia antonimica che si è ben stabilizzata nell’uso comune, mentre i verbi da cui derivano non partecipano in modo simmetrico a questa opposizione. In termini tecnici, si tratta di un caso di frammentazione semantica seguita da una parziale ricongiunzione i cui effetti si discostano sia dai normali rapporti tra verbo e nome derivato (nei quali è di norma il verbo a presentare una maggiore articolazione di significati) sia da una normale relazione analogica, che lascerebbe supporre una regolarità semantica parallela a quella morfologica.
Per comprendere meglio le ragioni di tale asimmetria, è opportuno ripercorrere brevemente la storia semantica dei quattro lessemi, a partire dal latino.
I verbi latini evolvĕre e involvĕre sono forme prefissate di volvĕre ‘girare, far rotolare’. Il prefisso e(x)- in evolvĕre aggiunge il valore di movimento dall’interno verso l’esterno, producendo il significato composizionale ‘girare, verso l’esterno, srotolare’: un significato spesso associato alla pratica della lettura dei rotoli di papiro e che, per estensione metaforica, ha dato origine ai significati ‘spiegare’, ‘sviluppare un argomento’, ‘narrare’, ‘comporre’, oltre ad altri più direttamente connessi con il movimento verso l’esterno, quali ‘far uscire’, ‘emettere’.
Il prefisso in- in involvĕre, al contrario, indica un movimento verso l’interno: i significati originari del verbo sono dunque ‘arrotolare’, ‘avvolgere’, ‘attorcigliare’. Da essi derivano le estensioni semantiche ‘includere’, ‘contenere’, ‘nascondere’.
I due nomi latini evolutio e involutio hanno significati diversi fra loro e meno articolati rispetto ai verbi: il primo indica l’atto della lettura mediante lo svolgimento del rotolo di papiro, il secondo una ‘spirale’, una ‘vite’.
La forma italiana volvere, che riprende quella del latino classico, è attestata solo in testi letterari; la forma di uso corrente è volgere, esito fonetico regolare già nel latino tardo parlato. I significati primari del latino evolvĕre sono espressi in italiano dal verbo svolgere, mentre quelli di involvĕre trovano il loro principale continuatore in avvolgere.
I quattro lessemi evolvere, evoluzione, involvere, involuzione entrano in italiano attraverso la tradizione scritta. Involvere è attestato già nella seconda metà del XIII secolo con il significato di ‘avvolgere’; evolvere compare a partire dal XVI secolo con i significati ‘svolgere’, ‘sviluppare’, ‘allontanarsi’. Per entrambi i verbi, i significati di progresso e di regresso emergono solo a partire dal XVIII secolo e sono dipendenti dalle trasformazioni semantiche del nome evoluzione.
In italiano, il nome evoluzione è attestato dal XVII secolo nella terminologia militare, dove indica i movimenti e le manovre delle truppe. Questo significato, analogo a quello di dispiegamento, è molto probabilmente dovuto all’influsso del francese évolution, attestato già nel 1536.
Dal senso di cambiamento di posizione riferito alle manovre militari, la parola sviluppa il significato più generale di ‘passaggio progressivo da uno stato a un altro’ e di ‘processo continuo di cambiamento, trasformazione’. Viene poi accolta nella terminologia medica e biologica a partire dal XVIII secolo per designare lo sviluppo di una malattia o di un organismo, senza implicare necessariamente una tendenza verso una polarità positiva, come ad esempio nell’espressione l’evoluzione di una malattia, che può essere intesa come la successione dei diversi stadi del suo sviluppo abituale che può condurre tanto alla guarigione quanto al decesso del malato.
L’impiego in biologia, riferito sia all’ontogenesi (lo sviluppo individuale di un organismo) sia alla filogenesi (le trasformazioni che hanno portato alla diversificazione delle specie), ha favorito l’uso di evoluzione per designare il processo graduale di modificazione delle specie viventi verso forme più complesse o meglio adattate all’ambiente. È a partire da questa accezione che il termine assume un connotato intrinsecamente positivo nel contesto della filosofia evoluzionistica sviluppata nei lavori di Charles Darwin, il quale, peraltro, non impiega il termine evoluzione nella prima edizione del suo saggio L’origine delle specie (The origin of species, London, J. Murray, 1859).
Nel pensiero positivista applicato ai processi sociali, evoluzione assume nel corso del XIX secolo il significato di progressione da forme semplici a forme più complesse o più avanzate nelle società umane, di progresso civile, di raffinamento delle strutture sociali, nonché di sviluppo graduale e naturale, spesso in contrapposizione a rivoluzione, usato invece per designare un cambiamento improvviso o provocato.
La storia di involuzione è inizialmente indipendente da quella di evoluzione. Come si può osservare negli esempi riportati nel GDLI, la parola è attestata in italiano già dal XIV secolo con i significati ‘avvolgimento’, ‘involucro’ e, per estensione, ‘confusione’, ‘turbamento’ ‘complessità tortuosa’. In àmbito biologico e medico, a partire dal XIX secolo, involuzione indica un processo fisiologico o patologico di regressione successivo a una fase di sviluppo, senza una connotazione necessariamente negativa (per esempio, l’involuzione uterina dopo il parto). In matematica, una involuzione è una funzione caratterizzata dalla proprietà di essere l’inversa di sé stessa. Solo dall’inizio del Novecento, in opposizione ai nuovi significati assunti da evoluzione e anche per influsso dell’inglese involution, involuzione assume il significato di ‘regresso, decadenza’, soprattutto in àmbito politico e sociale (es. involuzione autoritaria). Questo nuovo impiego è chiaramente documentato dal Dizionario moderno di Alfredo Panzini (Milano, Hoepli, 1905, p. 250): “questa parola è stata di recente tolta dal linguaggio dell’algebra e trasportata nel linguaggio filosofico e antropologico per indicare un processo naturale, opposto ad evoluzione, cioè progredire, ma non integrandosi e migliorando, ma decadendo e invecchiando.”
Tornando ai verbi, i significati di ‘progredire’ in evolvere e ‘regredire’ in involvere dipendono dunque dallo sviluppo semantico di evoluzione e dalle sue ripercussioni su involuzione. Tuttavia, mentre evolvere (in particolare nella forma pronominale) ha pienamente inglobato i nuovi significati, ciò è avvenuto solo in parte per involvere. Inoltre, la forma participiale involuto ha sviluppato un significato autonomo, legato al valore etimologico del verbo, e indipendente dagli sviluppi semantici di evoluzione. Dal significato originario ‘avviluppato’, involuto ha assunto quello di ‘contorto, intricato, complicato, oscuro’, riferito soprattutto all’espressione linguistica; un significato che non si oppone a quello di evoluto e che contribuisce a impedire la percezione di involvere come esatto corrispettivo negativo di evolvere.
In conclusione, lo sviluppo del significato di ‘trasformazione graduale in senso positivo’ assunto dal nome evoluzione tra XVIII e XIX secolo ha innescato un processo di ristrutturazione semantica atipico, che procede in direzione retrograda rispetto ai normali rapporti fra verbo e nome derivato. Il nome involuzione, pur mantenendo alcuni significati sviluppatisi in modo indipendente, è oggi impiegato correntemente come antonimo di evoluzione. Il verbo evolvere si è adeguato pienamente a questo nuovo assetto semantico, soprattutto nella forma pronominale evolversi. Diversa è invece la situazione di involvere, che, pur presentando una simmetria formale con gli altri termini della serie, se ne discosta parzialmente sul piano semantico, conservando prevalentemente il valore etimologico di ‘avvolgere’ e, nella forma del participio passato involuto, quello di ‘complicato, contorto, intricato, oscuro’.
Ne consegue che involvere viene usato con il significato di ‘peggiorare, regredire’ solo in misura limitata e quasi esclusivamente nella forma pronominale (involversi), soprattutto nei tempi composti. Pertanto, chi voglia esprimere l’antonimia rispetto a evolvere / evolversi farebbe bene a evitare la forma attiva involvere. L’uso della forma pronominale involversi è possibile, ma in molti contesti sono preferibili verbi come regredire, peggiorare, deteriorarsi, oppure perifrasi quali evolversi in peggio, anche se tali soluzioni sacrificano la simmetria formale tra i quattro termini presi in esame.
Claudio Iacobini
20 luglio 2026
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