Storia e pronuncia del termine audit

Con questa risposta desideriamo soddisfare le richieste di Roberto Pianeselli di Roma, Marcello di Lella e Davide Antonio Olivieri di Torino, Lorenzo Brugola di Desio, tutte riguardanti il termine audit.

Risposta

Storia e pronuncia del termine audit

 

Audit è un termine appartenente al lessico tecnico dell'economia e della finanza e indica, secondo la definizione del GRADIT, 'la verifica dei dati di bilancio e delle procedure di un'azienda per controllarne la correttezza'. In senso ancora più generico è possibile definire un audit come una valutazione o un controllo di dati e/o procedure, e in tale senso ricorre normalmente nell'ambito della gestione aziendale nonché dell'informatica. Per l'UNI, l'Ente Nazionale Italiano di Unificazione, nel 2005 audit sostituisce ufficialmente l'espressione "verifica ispettiva" (Norme ISO 9000:2005 ).

 

L'origine di audit può essere facilmente ricondotta al verbo latino AUDĪRE 'ascoltare'. Ciononostante, come è successo per altre parole quali mass media e summit , il termine viene assunto in italiano, in questo particolare significato, non direttamente dal latino ma tramite la mediazione della lingua inglese, tanto è vero che i dizionari lo definiscono tuttora un esotismo. La parola ha una storia relativamente recente nella nostra lingua, essendo indicata dal GRADIT come risalente agli anni tra il 1992 e il 1995, mentre gli altri dizionari consultati la considerano leggermente più datata: per il Sabatini-Coletti 2008 essa risalirebbe al 1989, per il Devoto-Oli 2009 a prima del 1989 e per lo ZINGARELLI 2010 al 1986. Il GDLI non riporta una datazione per il termine ma lo registra solamente nel suo supplemento del 2004.

 

Come si può leggere nella versione in linea del dizionario Merriam Webster , la definizione completa di audit in inglese è la seguente: "(1a) a formal examination of an organization's or individual's accounts or financial situation; (1b) the final report of an audit; (2) a methodical examination and review". La parola vi fa la sua comparsa nel XV secolo come derivazione del latino auditus 'act of hearing', participio passato del già citato verbo AUDĪRE.

Poiché il termine arriva a noi attraverso la mediazione di un'altra lingua, i dubbi inerenti alla sua pronuncia e alla sua declinazione sono leciti. Chiaramente esiste un'originaria pronuncia inglese, che possiamo indicare in maniera semplificata come /òdit/; tuttavia, tra i dizionari presi in considerazione soltanto il Sabatini-Coletti registra questa pronuncia come prevalente nella nostra lingua, mentre GRADIT, GDLI, Devoto-Oli 2008 e ZINGARELLI 2010 riportano tutti al primo posto la pronuncia italianizzata /àudit/, seguendo del resto le indicazioni fornite dall'UNI nelle già menzionate norme ISO 9000:2005, che non solo assumono nell'uso ufficiale il termine di derivazione inglese, ma ne raccomandano anche la pronuncia "alla latina" , dando così prova non solo dell'origine latina del termine ma anche del suo favorevole acclimatamento nella nostra lingua. Come succede per tutti gli anglismi assunti nel lessico della nostra lingua, la parola è invariabile, per cui in contesti italiani il plurale *audits non va usato.

 

Nonostante le similitudini, il termine non ha a che vedere con il termine Auditel, indicante il noto 'sistema di rilevazione statistica dell'audience televisiva, che stabilisce quali siano i programmi maggiormente seguiti' nonché 'il dispositivo che permette tale rilevazione' (cfr. GRADIT). Auditel deriva dall'omonima società di rilevamento degli indici di ascolto televisivo, il cui nome è stato ottenuto dalla fusione delle parole audience e televisiva (secondo il GRADIT) o da audience e telematica (per il Sabatini-Coletti).

Ricordiamo, del resto, che in italiano esiste un altro termine che deriva direttamente dal latino AUDĪRE, ma che ha un significato particolare e diverso da quello di audit: audizione, che indica specificamente la 'prova di ascolto di un programma, specialmente radiofonico, prima della sua trasmissione' oppure la 'prova delle qualità professionali o dell'attitudine per una determinata parte o ruolo sostenuta da un cantante, un attore e simili' (GRADIT), venendo quindi impiegata fondamentalmente come sinonimo di provino; in un'altra accezione, propria della lingua del diritto (non presente nel GRADIT ma registrata nel Sabatini-Coletti e nel Devoto-Oli 2009), audizione equivale ad 'ascolto di una deposizione', specificamente riferito alla deposizione di un testimone in tribunale. È singolare notare che, benché alcuni dizionari come lo ZINGARELLI 2010 citino per audizione anche un significato generico di 'ascolto', nessuno dei vocabolari citati fa esplicito riferimento all'impiego di questo termine nella lingua "parlamentare", dove per audizione (in Parlamento) ci si riferisce all'atto di presentare una proposta o un problema all'organo politico che esercita il potere legislativo. In tale senso il termine è molto usato, tanto che digitando in Google il sintagma "audizione in Parlamento" si ottengono ben 58.800 risultati (dato aggiornato al 24 febbraio 2010).

 

È interessante notare ancora che due parole formalmente derivate da audit, ovvero auditing 'revisione dei bilanci di un'azienda per verificare la corrispondenza con le scritture contabili' e auditor 'professionista che esegue operazioni di auditing' (entrambe le definizioni da GRADIT, ma i termini sono presenti anche negli altri dizionari consultati), registrate sempre come esotismi inglesi, sono entrate in italiano prima di audit e risalgono all'incirca agli anni '70. Ciononostante, al contrario del termine originario, conservano, secondo la maggior parte dei dizionari consultati, la pronuncia all'inglese /òditing/ o /òditor/.

 

Per rispondere invece alla specifica richiesta di Roberto Pianeselli, ovvero se esista un termine italiano per indicare il soggetto sottoposto ad audit, per esempio auditato, i dizionari consultati non registrano nessuna forma, anche se, come dimostra una breve ricerca eseguita tramite Google, molte aziende usano correntemente il verbo auditare (229 occorrenze in pagine in italiano) e il suo participio passato auditato nel senso di 'sottoposto ad audit' (648 occorrenze). Visto che derivati italiani del termine non sono ancora registrati nei dizionari e appaiono comunque ancora minoritari nell'uso, il termine sarebbe da evitare nella lingua standard, e da sostituire per ora con una perifrasi come quella già citata.

 

A cura di Vera Gheno
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

 

Piazza delle lingue: Lingua e saperi

26 febbraio 2010