Sui verbi gocciolare e sgocciolare

Alcuni lettori chiedono informazioni sugli impieghi dei verbi gocciolare e sgocciolare e sulla correttezza di “non si sgocciola”, frase utilizzata da una nota azienda del settore ittico per descrivere un suo prodotto: una scatoletta di tonno che non ha, per l’appunto, bisogno di essere sgocciolata prima dell’uso per la ridotta presenza di olio.

Risposta

Partiamo anzitutto dalle voci gocciolare e sgocciolare del Nuovo De Mauro:

gocciolare v.tr., v.intr. (CO) [av. 1320]
1. v.tr., far cadere un liquido a gocce: le candele gocciolavano cera sulla tovaglia | emettere una sostanza liquida, un umore, trasudare: l’abete gocciolava resina, la ferita gocciolava sangue
2. v.intr. (avere o essere) uscire, cadere a gocciole, stillare: la benzina gocciolava sull’asfalto | lasciar colare un liquido: il rubinetto ha gocciolato tutta la notte

sgocciolare v.intr., v.tr. (CO) [av. 1449]
1. v.intr. (essere) cadere in gocciole, gocciolare: è sgocciolata acqua dal soffitto, la cera è sgocciolata sul tavolo
2. v.intr. (avere) perdere gocce, lasciare uscire un liquido goccia a goccia: il rubinetto sgocciola, mettere i piatti a sgocciolare | di naso, colare | di occhi, lacrimare | di pianta, emettere una sostanza liquida, trasudare
3. v.intr. (essere o avere) (BU) impers., piovigginare
4. v.tr. (CO) lasciar cadere a gocce: la ferita sgocciola sangue
5a. v.tr. (CO) vuotare un recipiente fino all’ultima goccia: sgocciola bene il bicchiere prima di asciugarlo
5b. v.tr. (BU) fig., bere fino all’ultima goccia; vuotare un recipiente bevendone interamente il contenuto

Il verbo sgocciolare è, evidentemente, un derivato di gocciolare (da gocciola, diminutivo di goccia, dal lat. gŭtta ‘goccia’: cfr. l’Etimologico) con l’aggiunta del prefisso s-. La semantica dei due verbi è sostanzialmente sovrapponibile: gocciolare è documentato già alla fine del secolo XIII (TLIO), mentre sgocciolare è una formazione quattrocentesca. A riprova della loro equivalenza semantica, si confrontino i nomi d’azione deverbali gocciolamento e sgocciolamento: il primo è già nell’italiano antico (sec. XIV, Nuovo De Mauro), mentre il secondo è recente (av. 1952, Nuovo De Mauro). Diversa, invece, è la frequenza dei due verbi negli usi scritti contemporanei, come si può vedere nel grafico di Google Ngram Viewer, che mostra, rispetto a una buona parte dell’Ottocento, una crescita a partire dagli anni Duemila degli impieghi di gocciolare, forse determinata anche dal fatto che sgocciolare è percepito come una parola diatopicamente marcata (è, infatti, molto utilizzata a Roma: cfr. Paolo D’Achille, Claudio Giovanardi, Vocabolario del romanesco contemporaneo, con la collaborazione di Kevin De Vecchis, Roma, Newton Compton, 2023, s.v. sgocciolà(re)):


Il meccanismo derivativo è già presente nell’italiano antico: un recente intervento di Maria Grossmann e Paolo D’Achille al Congresso Internazionale di Linguistica e Filologia Romanza (CILFR; Lecce, 30 giugno-5 luglio 2025) ha chiarito che il prefisso s-, con valore intensivo, in italiano antico ha, tra le altre funzioni e valori, quello di formare una cospicua quantità di verbi deverbali (quasi) sinonimi rispetto alla base da cui derivano (come finire e sfinire, cominciare e scominciare): è questo anche il caso del nostro sgocciolare.

Tuttavia, il verbo sgocciolare può avere anche un uso pronominale transitivo, registrato anch’esso nel Nuovo De Mauro:

sgocciolarsi v.pronom.tr.
1. (CO) versarsi addosso: mi sono sgocciolato addosso dell’olio
2. (BU) bere fino all’ultima goccia; finire, scolare

Come si legge nell’esempio riportato per l’accezione ‘versarsi addosso’, il verbo esaminato ammette dunque usi riflessivi indiretti, in quanto il pronome personale, coreferente del soggetto, presenta usi dativali (ovvero costituisce un complemento di termine), mentre l’oggetto è espresso da un sostantivo non riferito al soggetto (Nuovo De Mauro s.v. riflessivo, in partic. la polirematica verbo riflessivo indiretto; per una rassegna delle funzioni dei verbi riflessivi, cfr. almeno la voce sui verbi riflessivi, redatta da Michela Cennamo per l’Enciclopedia dell’italiano: qui).

Veniamo, infine, al “non si sgocciola” che appare nel nome del prodotto commerciale e che qualche lettore considera un errore. In realtà si tratta, molto probabilmente, di una costruzione impersonale o passiva, che può essere resa anche con “non è necessario/non serve sgocciolarlo, non va sgocciolato” (sui valori del pronome clitico si, si veda la consulenza di Manuela Cainelli: qui). La distinzione tra si impersonale e si passivante è evidente solo quando il verbo si riferisce a un sostantivo plurale (perché il verbo col si passivante è coniugato al plurale, visto che il sostantivo diventa il soggetto), ma non quando il sostantivo è al singolare, come in questo caso (cfr. Paolo D’Achille, L’italiano contemporaneo, Bologna, il Mulino, 20194, p. 116).

Va notato che non è possibile sostituire gocciolare con sgocciolare (*“Il tonno non si gocciola”) perché solo il verbo sgocciolare ha valore causativo:

Ho sgocciolato il tonno (= ho fatto gocciolare l’olio dal tonno)
Il tonno si sgocciola (= va sgocciolato)

Il tonno (s)gocciola olio
L’olio è sgocciolato dal tonno

Secondo il Sabatini-Coletti 2018, anche la costruzione S-V-PREP.ARG (liquido - sgocciola - da contenitore) è propria di sgocciolare e non di gocciolare.

In ogni caso, non si tratta di un errore, ma di un impiego del verbo del tutto legittimo e funzionale, per la forma condensata e a suo modo evocativa, alla resa delle caratteristiche del prodotto.

Andrea Riga

15 aprile 2026


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