Molti lettori ci chiedono se il plurale di avambraccio sia avambracci o avambraccia, domanda molto probabilmente motivata dal doppio plurale di braccio.
Per rispondere bene alle domande dei nostri lettori, che presuppongono una differenza di genere tra gli avambracci e le avambraccia, dobbiamo fare una premessa circa la distinzione tra classe flessiva e genere grammaticale nei sostantivi. In italiano, il genere è un tratto inerente al nome; inoltre è convenzionale, cioè arbitrario (tranne nel caso in cui ci si riferisca a esseri umani o animali). Più facile da individuare è la categoria del numero, che in italiano è desumibile dalla forma del nome, la quale cambia nella parte finale (che è un morfema, ossia la più piccola parte portatrice di significato, in questo caso grammaticale). In base al cambiamento di forma del nome tra singolare e plurale, in tempi relativamente recenti, è stata proposta da D’Achille-Thornton 2003 una classificazione dei nomi italiani che individua sei classi: a noi interessano la prima classe flessiva, ossia quella dei nomi terminanti al singolare in -o e al plurale in -i (es. campo/campi), e la quinta, ossia quella dei nomi terminanti al singolare in -o e al plurale in -a (es. uovo/uova).
Quest’ultima classe (per una sintesi completa di tutti gli studi, si veda almeno Loporcaro 2018, pp. 81-91), si è visto che è improduttiva ed è quindi formata da un numero fisso di nomi (ad es. uovo/uova, lenzuolo/lenzuola, braccio/braccia). Tra questi, ve ne sono alcuni che presentano un solo plurale in -a (del tipo uovo/uova; *uovi plurale, presente in alcuni dialetti, è inaccettabile in italiano standard), mentre altri presentano un secondo plurale in -i, che può avere significato, se non del tutto coincidente, almeno molto vicino a quello espresso dal plurale in -a (sopracciglia = sopraccigli), o significato differente rispetto a quello espresso dal plurale in -a (es. ossi ≠ ossa, cfr. almeno Paciaroni-Nolè-Loporcaro 2013, p. 93, n. 13; tralasciamo in questa sede, i cosiddetti pluralia tantum; cfr. la disamina di Luca Serianni ripresa da Vera Gheno). Il nome braccio, in italiano standard, ha due plurali che dovrebbero avere significati differenti: braccia indica ‘arti umani’, bracci ‘parti di un oggetto che sporga’ (ad es. i bracci della croce, cfr. Devoto-Oli online). In realtà, come ha dimostrato Thornton 2010-2011, la situazione nell’uso è molto più complessa.
A proposito della quinta classe flessiva bisogna dire anche che il genere grammaticale del sostantivo cambia da singolare a plurale: braccio è maschile, braccia è femminile. In questo caso si parla di genere alternante, che è desumibile dal genere di tutti quegli elementi che si accordano al sostantivo, ossia articoli, aggettivi (della prima classe), participi passati ecc., detti anche “bersagli”. Secondo quanto osservato a proposito dell’italiano (ma non di altre varietà italo-romanze, cfr. almeno Loporcaro 2018, pp. 86-87, che si rifà a una ricerca di Adriano Rezzonico), la derivazione suffissale (in particolare diminutiva e accrescitiva) “bloccherebbe” il genere alternante: sebbene esistano molte occorrenze di le braccine (non più con morfema del plurale in -a, che conta pochissime occorrenze, ma in -e, coerente con la seconda classe flessiva dell’italiano, quella dei femminili in -a /-e), la tendenza è quella di avere il plurale maschile in -i, ossia i braccini (e tale comportamento è particolarmente evidente con uova, il cui diminutivo in -etto, al plurale preferisce la flessione in -i piuttosto che quella in -e, tanto meno quella in -a, cfr. anche Dressler-Thornton 1996, p. 16 e D’Achille-Thornton 2015 [ma 2017]).
Vediamo ora come si comportano la flessione e il genere di un prefissato al plurale, quale avambraccio.
Le domande dei nostri lettori sono duplici: quelle che ci chiedono quale sia la flessione plurale del nome avambraccio e quelle che, invece, accordando altri elementi al sostantivo da controllare, ci chiedono non solo quale sia la flessione plurale, ma anche quale sia il suo genere. Alcuni dei lettori fanno una specificazione di tipo semantico: “[si dice] gli avambracci o le avambraccia riferito a persona?”, sottintendendo che, se il plurale femminile braccia individua gli arti umani, anche il plurale di avambraccio, in riferimento sempre agli arti umani, dovrebbe comportarsi analogamente.
Avambraccio e antibraccio
Il termine avambraccio è un adattamento del francese avant-bras; più in generale, il prefisso avan- (in questo caso, con assimilazione di nasale davanti a bilabiale: avambraccio) è un elemento formativo entrato in italiano dal francese, come adattamento del prefisso avant- (a sua volta dal latino tardo abante, comp. da ab ‘da’ e ante ‘prima’, cfr. l’Etimologico), che indica un rapporto di anteriorità con la base derivativa (anteriorità di tempo, di spazio ecc., ad es. avanguardia ‘reparto che precede la truppa’, dal fr. avant-guarde). Come ha notato Anna M. Thornton, il prefisso avan- ha caratteristiche che hanno portato molti studiosi a ritenerlo improduttivo: è bisillabico, ossia abbastanza “lungo” e terminante per consonante, cioè difficile da premettere a qualsiasi suono; nonostante ciò, si è dimostrato come esso in realtà presenti un suo margine di vitalità (Thornton 1998, pp. 108-109). Nei derivati analizzati da Thornton, a cui se ne aggiungono pochi altri di più recente formazione, non si notano anomalie morfologiche di flessione al plurale, che è la stessa della base derivativa.
Il termine avambraccio entra in italiano nel XVIII secolo, accanto ad antibraccio, forma, potremmo dire, maggiormente italianizzata (perché usa un prefisso autoctono e non adattato come nel caso di avam- da avant- francese) e precocemente registrata, a differenza di avambraccio, nel Tommaseo-Bellini (vol. I, 1861) e nella V edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca (vol. I, 1863) come sostantivo maschile. La situazione lessicografica dell’epoca, però, rispecchia la sola fase incipiente dei due termini, quando, nel corso del Settecento, antibraccio era più usato rispetto ad avambraccio, che poi si diffonderà progressivamente durante il corso dell’Ottocento. Il DELI ( così Zingarelli 2026) fa risalire la prima attestazione di avambraccio al 1771, ma tramite Google libri siamo riusciti a retrodatare il termine al 1757: si leggono, ad esempio, “nello avambraccio sinistro” e “in tutto l’avambraccio” in Carlo Michele Lotteri, Dissertazione, in Sulla insensualità ed irritabilità halleriana. Opuscoli di varj autori, a cura di Giacinto Bartolomeo Fabri (Bologna, Girolano Corciolani, 1757, II, pp. 278-306: p. 292).
In questa prima fase in cui il forestierismo avambraccio entra in italiano come adattamento dal francese, affiora il problema, che si pone anche per antibraccio, di quale sia la flessione del sostantivo al plurale e, conseguentemente, di quale sia il suo genere grammaticale. Riportiamo di seguito una tabella riassuntiva del numero delle attestazioni su Google libri dei plurali di avambraccio e antibraccio, dal XVIII secolo fino ai giorni nostri (la prima riga si riferisce a un lasso temporale più lungo, ossia un secolo, rispetto alle altre righe, riferentisi a un ventennio ciascuna; è opportuno specificare che i risultati restituiti da Google libri sono parziali e fluttuanti; ricerca del 27/2/2026):
Nella fase incipiente dei termini, ha senz’altro giocato l’analogia con braccia: spesso nelle occorrenze di avambraccio, i due termini si trovano in dittologia (ad es. “braccia e avambraccia”) e il plurale braccia può aver senz’altro influenzato quello di avambraccio (cosa che si verifica, come vedremo, tuttora). Interessante risulta il seguente esempio di inizio Ottocento, in cui il plurale anti(-)braccia ricorre con i cosiddetti “bersagli” al maschile:
[1] Spessissime volte sono le ossa degli anti-braccia e delle gambe, che non corrispondono per la loro lunghezza a quelle degli omeri e del femore. (Antoine Portal, Osservazioni sulla natura e sul trattamento della rachitide ovvero delle curvature della colonna vertebrale e di quelle dell’estremità superiori, ed inferiori, Venezia, Giustino Pasquali q. Mario, 1802, pp. 47-48)
Tale comportamento anomalo (incentivato dall’accapo in corrispondenza del confine morfologico nel testo originale) è probabilmente motivato dal fatto che il prefissato al plurale rispondesse al maschile ma la base isolata continuasse ad avere la flessione tipica della quinta classe. Dunque la difficoltà nell’associare il genere al plurale a questi prefissati era ben più evidente in antibraccio, poiché questo derivato, a differenza di avambraccio, ha il confine morfologico coincidente con un possibile confine di parola (e infatti tuttora anti- può essere usato da solo e spesso può comparire non univerbato alla base: ad es. anti rughe o, perfino fattorizzato in frasi come “sei anti o pro-aborto?”; cfr. almeno Montermini 2005). Comunque sia, tutte le attestazioni di antibraccia e avambraccia accompagnati da bersagli sono di genere femminile.
Avambracci e avambraccia: dati a confronto
Tornando nello specifico ai dati relativi al plurale di avambraccio, notiamo che, a fine Ottocento e poi nel ventennio 1941-1960, il plurale in -a (e dunque anche il femminile plurale) è più diffuso rispetto al plurale in -i (dati in rosso). Più in generale, fino al 1960, i numeri delle attestazioni delle due forme di plurale sono sostanzialmente simili, dopodiché il plurale in -i ha una progressiva prevalenza su quello in -a: possiamo mettere questo dato in relazione alla pubblicazione, nel 1961, del primo volume del GDLI, il quale registra entrambi i prefissati con le marche grammaticali di s[ostantivo] m[aschile]. Se per antibraccio non fornisce altre informazioni oltre a quelle del significato e dell’etimologia, per avambraccio inserisce diversi esempi d’uso, molti dei quali al plurale, sempre con flessione e genere propri della prima classe flessiva:
[2] Gli tremavano gli avambracci coi pugni chiusi, gli tremavano le ginocchia. (Giuseppe A. Borgese, I vivi e i morti, Milano, Mondadori, 1927 [I ed. 1923], p. 50)
[3] Teneva le mani appoggiate sulle ginocchia vestite di panno nero pesante, e le maniche scarse lasciavan scoperti gli avambracci. (Cesare Pavese, Carogne [1937], in Id., Racconti, Torino, Einaudi, vol. I, 1960, p. 129)
[4] [Erano] seduti in quelle incomode pose, puntellandosi sulle mani e talvolta sugli avambracci. (Italo Calvino, Un bel gioco dura poco [1952], in Id., Racconti, Torino, Einaudi, 1958, p. 50)
Non possiamo pensare che sia stato un dizionario, seppur fondamentale per l’italiano letterario, a influenzare l’uso di avambracci maschile (anche se sicuramente sarà servito da modello per altri dizionari più divulgativi, come ad esempio lo Zingarelli e, molto probabilmente, si rifanno al GDLI anche tutti gli altri dizionari che registrano la sola flessione in -i per avambraccio: GRADIT, Vocabolario Treccani, Sabatini-Coletti, Devoto-Oli). Comunque sia, dagli esempi inseriti dal GDLI, possiamo desumere che la diffusione del maschile avambracci fosse incentivata dall’uso che ne facevano gli scrittori del primo Novecento.
Dalla seconda metà del Novecento fino al 2020 prevale il plurale maschile avambracci; la situazione appena descritta è confermata dalle ricerche condotte nei corpora dei quotidiani, di cui riportiamo il numero di occorrenze delle due forme (ricerche aggiornate il 20/2/2026):
Se restringiamo la ricerca al periodo che va dal 1984 ai giorni nostri (considerando che l’archivio della “Repubblica” inizia in tale anno), osserviamo che le attestazioni di avambraccia costituiscono lo 0,69% delle forme totali plurali: un dato che comunque non è trascurabile, sebbene spesso tale plurale compaia in dittologia con braccia [5]. Non mancano, comunque, casi rilevanti in cui sia da solo [6] [7] [8]:
[5] I lividi e le ferite sui glutei, sulle braccia, sulle avambraccia e sulle gambe, della giovane studentessa italo-norvegese «sono compatibili» con uno stupro di gruppo. (Il processo a Ciro Grillo e amici per lo stupro di gruppo, i medici: “Ferite sulla ragazza compatibili con la violenza sessuale”. Corsiglia si difende: “Rapporto consensuale”, lastampa.it, 16/11/2022)
[6] Appoggiando a terra le avambraccia a gambe sollevate, muovere le gambe come si andasse in bicicletta. (Giuseppe Trucchi, Ginnastica in casa, “La Stampa”, 19/3/1981, p. 18)
[7] Il sintomo più frequente è rappresentato dal dolore al centro del torace, spesso irradiato al braccio sinistro o ad ambedue le avambraccia. (Giuseppe Pinelli, L’attacco al cuore può essere silenzioso, “Corriere della Sera”, sez. Attualità, 30/4/1990, p. 2)
[8] Il picchetto è stato accompagnato dalla rispettosa sorveglianza della polizia, da automobilisti in coda a sacramentare, e da una crema anti-scottatura che ha fatto il giro delle avambraccia. (Andrea Galli, Azienda autogestita, niente paga. Occupano la strada, “Corriere della Sera”, sez. Cronaca di Milano, 11/9/2008, p. 3)
A questi dati aggiungiamo quelli del social X: la ricerca, in questo caso, non ci restituisce un numero delle attestazioni globali e quindi abbiamo potuto contare le sole attestazioni di avambraccia (anche nella forma *avanbraccia), che dal 2006 al 2026 sono 89, di cui 5 con accordo al maschile:
[9] la scrivania è impiastricciata di sudore dove appoggio gli avambraccia. [...] (@killsapo, X.com, 20/7/2007)
[10] *si appoggia con gli avambraccia al tavolo cercando di sorreggersi (@B2stGiKwang_PG, X.com, 17/3/2013)
[11] *poggia i propri avambraccia dietro la schiena del giovane dando una leve pressione sulla sua pelle per stringerlo (@xbrooklyngdr, X.com, 10/4/2014)
[12] Già in piedi dalle 5 sto già rassodando gli avambraccia, col picone [sic], devo fare una fondazione oggi (@Antonuzzo2, X.com, 15/5/2023)
[13] Stupenda...anche quegli avambraccia su di te sono tanta roba (@coccolevere2013, X.com, 12/3/2024)
Questi post, più che rivelare il genere plurale di avambraccio, dimostrano una certa difficoltà, già affiorata per antibraccio nella sua fase incipiente, ad assegnare il genere a un prefissato che al plurale tenderebbe a selezionare maggiormente il maschile, ma la cui base, invece, seleziona il femminile. E infatti ai dubbi dei nostri lettori se ne aggiungono altri, numerosi, sullo stesso X [13] [14] (si dichiara comunque che il plurale di avambraccio sia avambracci), ma la tendenza è quella di associare ad avambraccia il femminile [15] [16]:
[14] allora perché si dice braccia e non bracci ma si dice avambracci e non avambraccia (@ThomasMinistro, X.com, 4/8/2016)
[15] il plurale di “braccio” (inteso come parte del corpo) è “bracciA” allora perché il plurale di “avambraccio” è “avambracci” e non “avambracciA”? (@d4yl1ghtrry, X.com, 28/4/2021)
[16] Ha la pelle buccellata, i peli sulle avambraccia e la camera è in disrdina [sic] (@GiravoltaS, X.com, 18/8/2022)
[17] Guarda che anche dove usano i guanti (pochissimi) non indossano mai la cuffia correttamente. E non parliamo delle avambraccia pelose, che non sono mai coperte. (post di @GMorenghi del 4/1/2023)
E le... avambracce?
Completiamo rispondendo a quei lettori che ci chiedono più esplicitamente il genere plurale di avambraccio (ossia quelli che inseriscono anche bersagli all’interno dei loro quesiti). In italiano non esiste una classe flessiva *-o/-e, ma nonostante ciò, alcuni parlanti hanno assegnato al plurale di avambraccio il femminile, cambiando automaticamente la flessione del nome in -e, ossia il morfema che individua maggiormente i femminili plurali (infatti la seconda classe flessiva, quella terminante in -a /-e è l’unica che comprende solo sostantivi femminili, senza eccezioni). Si tratta di usi molto marginali ma che dimostrano che, presso alcuni parlanti, il genere plurale di avambraccio è femminile e che, per tale motivo, la sua flessione plurale andrebbe “aggiustata” verso una forma più regolare e maggiormente trasparente della marca di femminile:
[18] Braccia ed avambracce sono deformate, giacché zone di forma normale si alternano con zone sclerotiche e di volume diminuito. (Carlo Guarini, L’indagine radiologica dello scheletro degli sclerodermici, “Archivio di radiologia”, vol. IX, 1933, p. 19)
[19] no, io avambracce (@Simone123ciao, X.com, 23/9/2013)
Conclusioni
Se consideriamo i soli dizionari italiani, il genere di avambraccio è maschile e rientrerebbe nella prima classe flessiva dei nomi italiani, ossia quelli generalmente maschili (a eccezione di mano) terminanti in -o /-i, del tipo campo / campi. Stando alle registrazioni lessicografiche dunque, il genere di avambraccio è maschile anche al plurale.
Ma i dati esposti ci raccontano una storia del plurale di avambraccio un po’ più complessa. Infatti, nella prima parte della storia del termine, le forme plurali avambracci / avambraccia, rispettivamente maschile e femminile, erano compresenti in egual numero di occorrenze. Come ha sintetizzato Thornton 2003 (che riprende Corbett 1991), in italiano le regole di assegnazione del genere di una parola nuova (come ad es. un forestierismo adattato) sono su base semantica e non formale (in particolare morfologica). Sulla base di queste regole potremmo interpretare il plurale femminile avambraccia (e del suo concorrente italianizzato antibraccia), con la regola indicata da Thornton come “Genere dell’iperonimo” o anche “Genere di una parola semanticamente affine” (Thornton 2003, p. 4). Non entrando nello specifico, va comunque detto che oltre all’analogia semantica, ha giocato senz’altro l’analogia formale con il plurale femminile braccia, ricorrente assai spesso in dittologia con avambraccia. Dalla seconda metà del Novecento ha prevalso il plurale maschile avambracci, ma quello femminile in -a ha continuato a resistere con un numero di occorrenze non trascurabili (anche nell’attualità): esse ci dicono che, su spinta dell’analogia con braccia, nella percezione dei parlanti il termine possa rientrare nella quinta classe flessiva.
Le attestazioni di “gli avambraccia” (con prevalenza del genere maschile sulla flessione plurale in -a) e di “le avambracce” (con aggiustamento della morfologia in favore di un femminile plurale più riconoscibile) sono comunque sporadiche e poco funzionali all’economia della nostra trattazione: possono essere interpretate come errori dovuti alla digitazione veloce, alla poca padronanza di linguaggio degli scriventi, o anche all’influenza di qualche varietà dialettale.
Nota bibliografica:
Miriam Di Carlo
10 luglio 2026
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