Alcuni lettori ci hanno chiesto se il sostantivo otorino, accorciamento di otorinolaringoiatra, possa essere declinato al plurale (otorini) e al femminile singolare e plurale (otorina, otorine).
Il termine otorinolaringoiatra è un tecnicismo specifico d’àmbito medico entrato in italiano intorno ai primi anni del Novecento (GRADIT; Zingarelli 2026). Dal punto di vista morfologico, si tratta di una composizione neoclassica (o confissazione), ossia di una particolare tipologia di formazione data dall’unione di due o più elementi formativi d’origine classica con significato pieno, detti anche confissi (cfr. Iacobini 2004). All’interno di otorinolaringoiatra si possono riconoscere quattro elementi d’origine greca: i primi tre, disposti in rapporto coordinativo con funzione di determinante, sono oto- ‘orecchio’ (dal gr. oûs, genit. ōtós ‘orecchio’), rino- ‘naso’ (dal gr. rino-, da rhís, genit. rhinós ‘naso’) e laringo- ‘laringe’ (dal gr. lárynx, genit. láryngos ‘laringe’); l’ultimo, il determinato, è -iatra ‘medico’ (dal gr. iatrós ‘medico’, dal v. iáomai ‘io curo, guarisco’). Il significato è così facilmente ricostruibile: l’otorinolaringoiatra è la figura medica che cura e studia le malattie (tra loro strettamente collegate) dell’orecchio, del naso e della gola. Per quanto riguarda la sua flessione, i nomi terminanti in -iatra al singolare sono di genere comune, ossia non presentano forme diverse al maschile e al femminile (la distinzione è affidata agli articoli, aggettivi, pronomi o altri elementi: es. “l’otorinolaringoiatra è stato molto bravo” se il medico è un uomo; “l’otorinolaringoiatra è stata molto brava” se, invece, è una donna); il plurale, invece, si forma in questo modo: al maschile gli otorinolaringoiatri, al femminile le otorinolaringoiatre.
Di frequente in italiano, soprattutto in àmbito tecnico-scientifico, si possono coniare nuovi elementi formativi tramite il meccanismo della riduzione e, a seconda della loro formazione, si possono individuare diverse categorie (per un approfondimento si rimanda a Montermini 2002; Thornton 1996; Thornton 2004).
Nel nostro caso specifico, ci basterà sapere che otorino è “un accorciamento quadrisillabico di otorinolaringoiatra, che comprende i primi due di tre morfi [n.d.r. “unità morfologica minima risultante dalla segmentazione di una specifica parola”: Zingarelli 2026] coordinati nel primo membro di un composto” (Thornton 2004, p. 564).
Non di rado, infatti, gli accorciamenti muovono da composizioni neoclassiche (per es. fotografia → foto, con conseguente formazione di un nuovo confisso foto-, da cui poi per es. fotogenico). Il processo morfologico della riduzione permette al parlante di esprimersi più facilmente e rapidamente, soprattutto in contesti, sia scritti sia soprattutto parlati, di bassa e media formalità. Infatti, bisogna precisare che l’accorciamento “non è propriamente un procedimento usato per la formazione di nuove parole”, in quanto “tramite accorciamento non si producono nuovi elementi lessicali, ma varianti diafasiche [n.d.r. cioè che dipendono dalla situazione comunicativa] di parole esistenti” (Thornton 2004, p. 561), in particolare di nomi. Il termine otorino, attestato a partire dal 1958 secondo la lessicografia (1958 è la data riportata nel GRADIT e nel Devoto-Oli 2026), che pure lo registra tardivamente (entra per la prima volta nell’XI ed., del 1983, dello Zingarelli con la marca “fam.”), costituisce, dunque, la variante più informale di otorinolaringoiatra (una conferma è nel GRADIT e nello Zingarelli 2026 che appongono alla voce otorino la marca “colloquiale”); inoltre, otorino, anche se privo dei confissi laringo e iatra, mantiene intatto il significato originale.
A livello morfologico, queste nuove varianti, una volta acquisita autonomia, sono “di norma invariabili” (Iacobini 2004, p. 75). Nella Grammatica di Serianni tra i nomi invariabili al plurale rientrano infatti “nomi […] che costituiscono l’abbreviazione di altri nomi: l’auto, le auto (da automobile), la bici, le bici (da bicicletta), il cinema, i cinema (da cinematografo), la metro, le metro (da ferrovia metropolitana), la moto, le moto (da motocicletta), la radio, le radio (da radiotrasmettitrice)” (Serianni 1989, III 127).
A livello flessionale, la situazione, però, è più sfaccettata: sebbene la norma (documentata dalla Grammatica di Serianni) preveda per gli accorciamenti l’invariabilità, con conseguente attribuzione agli articoli (o ad altri accordi grammaticali) il compito di indicare numero, ed eventualmente genere (e quindi, nella fattispecie, l’otorino maschile e femminile singolare; gli e le otorino maschile e femminile plurale), si possono reperire attestazioni (anche in testi di media e alta formalità) di otorini (masch. plur.) e otorina/-e (femm. sing. e plur.).
Iniziamo dalla stampa. Sul “Corriere della Sera” si hanno circa 40 risultati di otorini (dal 1982 fino al 2025) e 0 risultati della stringa “gli otorino”; per il femminile non si hanno risultati. Sulla “Repubblica” otorini conta 75 risultati (dal 1984 fino al 2024), mentre “gli otorino” soltanto 3 (2001; 2005; 2008); neppure in questo caso risultano esempi per il femminile. Riportiamo i contesti meno recenti di otorini attestati negli anni Ottanta:
[1] Ma dispone in ogni momento di almeno 24 medici specialisti: neurochirurghi, otorini, ortopedici, chirurgi generali e così via (Maurizio Caprara, Una giornata di degenza in ospedale viene a costare circa 170 mila lire, “Corriere della Sera”, 3/9/1982, p. 19)
[2] Non è detto però che tutti i chirurghi plastici raggiungano il grado di virtuosismo e di sensibilità necessari a fare un buon chirurgo estetico ed è anche vero che spesso si improvvisano tali ginecologi alle prese con tagli cesarei o otorini che raddrizzano setti nasali deviati. (Daniela Pasti, «Il mio corpo è da rifare» e il chirurgo delle rughe tira, rassoda…, “Repubblica”, 12/8/1984, p. 14)
Anche su Google libri si riscontrano soltanto attestazioni di otorini, già a partire dalla fine degli anni Venti [3] – e l’occorrenza in questo caso ci permette anche di retrodatare la comparsa del termine di almeno trent’anni – fino ai giorni nostri, tanto in testi specialistici [4] quanto letterari [5]:
[3] Tanto a noi dentisti quanto agli otorini capita purtroppo assai di rado di poter avere casi di bambini di età inferiore ai 6 anni, altrimenti si potrebbe evitare tante alterazioni a carico non solo del naso, della bocca, ma anche a carico di altri tessuti come l’orecchio, i bronchi, ecc., nonché evitare il danno che si produce allo sviluppo psichico (Roberto Mori, La respirazione orale, “La cultura stomatologica”, VI, 1929, pp. 560-568: p. 563)
[4] Per quanto riguarda il gruppo di controllo 1 (otorini-oculisti), la quasi totalità (93,3 %) non ha in alcun modo approfondito il problema (in particolare l’86,7% degli oculisti e la totalità degli otorini). (Federico Cossa, Daniela Paolillo e Paola Sacchi, Medico, studente e tossicodipendente, in Marcello Cesa-Bianchi et al., Aspetti psicologici della tossicodipendenza in una metropoli. Ricerche su l’adolescente, la famiglia, il medico, a cura di Marcello Cesa-Bianchi, Milano, Jaca Book, 1987, p. 218)
[5] Per due anni Monica è rimasta muta. Psichiatri, logopedisti, otorini, convocati dallo zio neurologo, si sono impegnati per mesi a studiare il suo silenzio. (Lidia Ravera, Eterna ragazza, Milano, Rizzoli, 2006, p. 77)
Sui social, soprattutto in contesti substandard, si trovano anche attestazioni di otorina e otorine [6-9]:
[6] non è che è anche reflusso? La mia otorina con l’aerosol per farmi passare il sangue dalla bocca e l’infiammazione mi diede: una fiala di Ialoclean soluzione da nebulizzare + una fiala di aircort 0.5 ad aerosol e dovevo farlo mattina e sera per 10 gg (Post di @Genesy777 su X, 5/12/2025)
[7] quando mi succede come stasera vorrei aver ascoltato quel folle consiglio dell’otorina che mi ha visitata e mi ha detto che per le apnee avrei dovuto cenare con una (1) mela (Post di @pedropascalss su X, 20/12/2021)
[8] Voglio cambiare dentista e fare una visita un po’ seria, bc [= because, perché] le otorine mi avevano detto che l’infiammazione che mi viene spesso può essere per il freddo o per l’apparecchio messo male e visto che sta roba mi viene sempre più spesso ormai escludo il freddo però idk [= I don’t know, non lo so] (Post di @ElanorWho su X, 4/10/2019)
[9] ma oltre alle oculiste non ci sono anche otorine su tw [= Twitter]. Ne abbiamo bisogno adesso! (Post di @syrisblu su X, 3/7/2021)
A queste attestazioni aggiungiamo anche le dichiarazioni di un lavoratore presso il centro prenotazioni per le prestazioni sanitarie della Regione Lazio, rilasciate all’agenzia di stampa nazionale “DIRE”. L’operatore racconta alla giornalista le “storpiature” linguistiche che sente quotidianamente al telefono quando i cittadini chiamano per prenotare una visita medica [10].
[10] Ma se il lavoro è stancante – con la prima pausa di 15 minuti non prima di due ore passate al telefono ininterrottamente – le risate sono all’ordine del giorno. “Le ecografie diventano oleografie, gli RX diventano Rex, le tac assumono nomi come trac, crack, la ricetta elettronica – racconta il videoterminalista – viene storpiata in elettrica, elettrificata, digitata che sarebbe digitale”. E poi c’è la “risonanza magnetica dell’encefalitico ma anche la visita dall’otorino donna che diventa ottorina con la doppia t che sembra rafforzativa e l’otorinolaringoiatro se il dottore è un uomo”. (Marta Nicoletti, Dalla ricetta ‘roscia’ alle ‘oleografie’: ecco le strane richieste al ReCup del Lazio, dire.it, 13/3/2018)
In questa dichiarazione il termine otorina, nella fattispecie pronunciato con t intenso (probabilmente per influsso del nome proprio Ottorino, derivato di Otto), è considerato un errore grammaticale, paragonabile alla forma otorinolaringoiatro, rispetto all’espressione otorino donna, in cui la distinzione di genere è affidata a donna apposto al sostantivo. In merito a quest’ultimo punto, sconsigliamo l’uso di otorino donna: otorino è di genere comune e, quindi, non esclusivamente maschile; saranno, come si è detto, gli accordi grammaticali a precisarne il genere (es. L’otorino è bravo o L’otorino è brava).
Ancora per il femminile, si segnalano, sempre in contesti informali e colloquiali, anche attestazioni di la otorino [11], senza elisione dell’articolo, proprio con il fine di esplicitare il genere, e di otorinalaringoiatra [12], ricostruito con ogni probabilità proprio a partire da otorina: otorinolaringoiatra → otorino → otorina → otorinalaringoiatra. Questa seconda forma è senz’altro da evitare.
[11] Prontamente dal mio medico che ci ha dato una occhiata dicendomi che in quell’orecchio c’era otite, mi ha dato per 6 giorni due al dì Amoxicilina [sic] / Clavulanico, e 3 volte al dì gocce di Localyn. Fortunatamente dopo 3 giorni, cioè 2 giorni fa, mi ha visto la Otorino (è anche specializzata in Foniatria) che mi ha sospeso il Localyn ed ha aumentato l’antibiotico a 3 volte al giorno per 10 giorni. (Commento su medicitalia.it del 28/7/2022)
[12] Un’otorinalaringoiatra sistema un apparecchio acustico nell’orecchio di una donna (Simona, L’Autorità Garante della Concorrenza rileva le criticità dei mercati degli apparecchi acustici, informareunh.it, 9/4/2024)
Chiudiamo il quadro con la situazione nella lessicografia, che mostra qualche difformità. Il nuovo Devoto-Oli 2026, in linea con il GRADIT e il GDLI, s.v. otorino, riporta “s.m. e f. invar.”. Analogamente il Treccani 2022 lemmatizza soltanto otorino con le indicazioni “n. m. e f.”, aggiungendo, però, “(pl. invar.; pop. err. -i)”. Di diverso avviso è lo Zingarelli 2026 che segnala “s. m. e f. (f. anche -a; pl. m. inv. o -i; pl. f. inv. o -e)”. Più conservativo, invece, appare il DISC (e poi il Sabatini-Coletti 2024) che classifica il sostantivo soltanto maschile invariabile. Allargando il quadro, una situazione simile è presente anche nel dominio delle lingue romanze. Procedendo da ovest verso est nello spazio geografico: in portoghese il Dicionário Priberam da Língua Portuguesa registra otorrino, classificandolo come “adjectivo de dois géneros e nome de dois géneros”, usato in àmbito informale; per il castigliano il Diccionario de la lengua española della Real Academia della Lengua Española riporta la forma ambigenere e invariabile otorrino (DLE); anche in catalano, nella varietà valenciana (Diccionari Normatiu Valencià), si può trovare la forma otorrino, anch’essa ambigenere e invariabile; in francese si ha otorhino, che tuttavia non compare a lemma nel TLFi; il Larousse, invece, registra il lemma e ne ammette il plurale: “En orthographe traditionnelle (non réformée), oto-rhino se dit familièrement pour oto-rhino-laryngologiste. - Plur.: des oto-rhinos”. Infine, in rumeno il Dicționarul explicativ al limbii romane non registra nessun accorciamento di otorinolaringológ, -ă.
Il quadro sin qui delineato ci mostra uno dei tanti casi in cui l’uso dei parlanti non è in linea con la norma. Nel nostro caso specifico, la pluralizzazione e la femminilizzazione di otorino avvengono perché con ogni probabilità il sostantivo otorino è stato reinterpretato, già negli anni Trenta, come un nome d’agente uscente in -ino, proprio perché il secondo elemento dell’accorciamento del composto, -rino, presenta una sequenza omonima a quella del suffisso agentivo -ino e la sua origine greca potrebbe non essere stata compresa dai parlanti. Dunque, per analogia con nomi formalmente simili (es. postino), è stato formato il plurale in -i, come avviene per i sostantivi della prima classe (sing. -o, plur. -i, es. otorino, otorini come postino, postini), e il corrispettivo femminile singolare in -a (es. otorino, otorina come postino, postina) con plurale in -e (otorina, otorine come postina, postine), in accordo con i nomi della seconda classe (sing. -a, plur. -e). È possibile, dunque, che otorino venga percepito come un sostantivo formato da un falso suffisso -ino. Tuttavia, si può anche supporre che otorino sia stato percepito come un nome maschile terminante semplicemente in -o (es. maestro), cui corrisponde solitamente un femminile in -a (es. maestra). In entrambi i casi, comunque, sembrerebbe che i parlanti non lo riconoscano come un accorciamento invariabile di otorinolaringoiatra e non sappiano risalire agli elementi formativi neoclassici oto- e rino- (anche se otorinolaringoiatra, forse anche per via della sua singolare formazione, rimane un tecnicismo abbastanza noto).
In aggiunta, riportiamo qui di seguito un grafico ottenuto con Ngram Viewer per mostrare il rapporto tra otorino e otorinolaringoiatra, in cui appare il sostanziale vantaggio nello scritto di otorinolaringoiatra rispetto a otorino.
I dati che abbiamo raccolto mostrano, comunque, un uso abbastanza diffuso del maschile plurale otorini, anche in contesti di alta formalità, mentre il femminile in -a/-e è utilizzato soltanto in contesti substandard o poco sorvegliati. Ciò non stupisce affatto. Da un lato il fenomeno della pluralizzazione di otorino può essere stato favorito, infatti, anche da un ulteriore dato: in alcune aree d’Italia, come Firenze e Roma, in contesti substandard, la “vitalità dell’alternanza -o/-i nei maschili è più spiccata, tanto che si estende anche agli accorciamenti: frighi ‘frigoriferi’ in Toscana, auti ‘autobus’ nell’uso popolare a Roma)” (D’Achille 2019, p. 110). Dunque, proprio l’influsso delle varietà parlate a Firenze e a Roma potrebbe aver facilitato la diffusione sull’intero territorio nazionale della forma flessa otorini già nella prima metà del Novecento, quando queste due varietà godevano ancora di un forte prestigio per la formazione della norma dell’italiano standard. Dall’altro lato, la femminilizzazione di otorino risulta bloccata a causa della generale resistenza in italiano per il femminile di nomi di mestiere, anche quando questi sono ammessi dalla grammatica italiana (si veda per es., per restare in àmbito medico, il caso di medica, cfr. De Vecchis 2024 e la risposta di Cecilia Robustelli). Inoltre, nella nostra lingua sono molto rari gli accorciamenti in -o di genere comune, che designano nomi d’agente. Tra i 376 accorciamenti registrati dallo Zingarelli 2026 l’unico caso analogo riscontrato è sadomaso per sadomasochista (s. m. e f. inv., ma è soprattutto agg.), la cui femminilizzazione in sadomasa è attestata, appunto, soltanto in contesti substandard. Interessante, a tal proposito, è quanto scrivono D’Achille e Thornton sui nomi femminili uscenti in -o: “ben attestato in registri scherzosi e colloquiali è anche il cambio di vocale finale, da -o ad -a, in accorciamenti e composti che nella norma tradizionale non dovrebbero subire mozione, con la creazione, per riferirsi a donne, di forme come i giovanili [n.d.r. a volte usati anche in forma offensiva o poco appropriata, e quindi da evitare] foca (< foco(melico/a)) e monga (< mongo(loide)), o come cacasenna, capotrena e menagrama, tutte documentate in Internet” (D’Achille-Thornton 2006, p. 477). Si potrebbe aggiungere agli esempi anche la nostra otorina (si veda, in aggiunta, anche la risposta di D’Achille sulla forma soprana per soprano e la risposta, sempre di Paolo D’Achille, sui possibili femminili di pedone, personaggio, drago e genio).
Prima di concludere, per completezza, segnaliamo che otorino viene talvolta utilizzato anche come accorciamento di otorinolaringoiatria, ossia la branca della medicina che si occupa di curare e studiare le malattie legate all’orecchio, al naso e alla gola. In questo caso si tratta certamente di un sostantivo femminile invariabile [13, 14]. Infine otorino può occorrere anche come aggettivo, accorciamento di otorinolaringoiatrico, ossia ‘relativo all’otorinolaringoiatria’. Anche in questo caso l’aggettivo ora è usato come invariabile [15], ora si accorda al nome [16]. Entrambe le varianti accorciate con questo significato non sono registrate dalla lessicografia.
[13] Bloccati gli ambulatori di otorino e oculistica (Crocerossine in corsia all’ospedale San Carlo, “Corriere della Sera”, 11/11/1978, p. 15)
[14] Spiega Giampaolo Tartaro: «Sarà un importantissimo momento di formazione, confronto e aggiornamento, l’originalità nasce dall’idea di coinvolgere tutte le specializzazioni affini al cranio: l’odontoiatria, la otorino, la neurochirurgia e la chirurgia plastica, perché il futuro della chirurgia maxillo- facciale risiede nella interconnessione e collaborazione tra gli specialisti delle varie discipline coinvolte nella patologia facciale». (Chirurgia maxillo-facciale, congresso Sicmf a Napoli, ilmattino.it., 13/6/2017)
[15] Ritornare dal medico di famiglia per farsi nuovamente prescrivere la visita specialistica otorino (eppure di norma lo specialista che effettua la visita audiometrica è lo stesso che successivamente effettua la visita otorino) (Alberto Trivulzio, Quando la Sanità è sorda con chi ci sente poco, “Corriere della Sera”, 16/1/1996, p. 44)
[16] Per la logopedia ne è stato proposto uno per ogni area di intervento: dall’età evolutiva, all’area della neurologia, fino alla geriatria ed al campo della chirurgia otorina (Isabella Faggiano, Logopedisti: tre abusivi per ogni professionista qualificato. Rossetto (Fli): «L’albo è garanzia per i cittadini: i comportamenti scorretti saranno sanzionati», sanitàinformazione.it, 12/2/2019)
In conclusione, la norma e soprattutto l’analogia col comportamento degli altri accorciamenti prevederebbero che il sostantivo otorino, accorciamento di otorinolaringoiatra, sia invariabile. Tuttavia, ormai da diverso tempo, l’uso in italiano, anche in contesti formali, è andato in direzione della forma otorini, che per il maschile plurale risulta prevalente. Recentemente, con la crescita delle presenze femminili nel campo della medicina, sono attestate anche le forme otorina e otorine, ma risultano ancora confinate a contesti substandard e colloquiali. Il processo di pluralizzazione sembra quindi ormai pressoché generalizzato per la forma maschile, mentre restano ancora marginali le forme femminili (ma, come documenta la sua assenza nei quotidiani, è tale anche il plurale le otorino). Molto probabilmente davanti a tutte le forme declinate alcuni parlanti si tapperanno le orecchie, storceranno il naso o sentiranno un leggero fastidio alla gola, ma non possiamo prevedere o decidere la direzione della nostra lingua.
Nota bibliografica:
Kevin De Vecchis
6 luglio 2026
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