Sulla locuzione a livello di

Rispondiamo ai numerosi quesiti giunti alla nostra redazione pubblicando questa risposta di Luca Serianni sulla locuzione a livello di apparsa su La Crusca per Voi (n°32, aprile 2006, p. 13).

Risposta

Sulla locuzione a livello di

La fortuna di questo sintagma nell'italiano moderno è stata illustrata in modo esemplare da Ornella Castellani Pollidori, nel suo vol. La lingua di plastica. Vezzi e malvezzi dell'italiano contemporaneo, Napoli, Morano, 1995, pp. 56-69 (di qui attingeremo le citazioni tra virgolette). Antica in senso letterale (cioè per indicare 'su un piano perfettamente orizzontale', «senso che si spiega coll'idea di perfetto bilanciamento comportata dall'etimologia»), la formula si diffonde nell'Ottocento e infastidisce i puristi, che la ritengono un francesismo: «non è da abusarne, perché ci viene dritto per entro il traforo del Cenisio», scrivevano Fanfani e Arlìa nel 1877. «Ma la vera scalata del modulo completato dal sintagma specificativo comincia all'incirca una trentina d'anni fa [dunque negli anni Sessanta del Novecento], in concomitanza col successo del francese au niveau de (+ art.) ormai ridotto a locuzione prepositiva». Eliminata la preposizione articolata a vantaggio del semplice a (Al livello di > a livello di) la formula, «ridotta a maneggevole utensile sintattico, si è fatta presto (già all'inizio degli anni Settanta) una larga clientela fra politici, giornalisti, pubblicitari ecc.». Accanto alla locuzione prepositiva vigoreggia la sequenza a livello + aggettivo, e frequentemente si passa da un tipo all'altro: a livello di sindacato / a livello sindacale e viceversa.

L'espressione - converrà precisare - ha tutte le carte in regola dal punto di vista linguistico, anche se, alla stregua di tanti altri modi usati continuamente, può infastidire alcuni parlanti. Così avveniva, venti o trent'anni fa, per formule stereotipiche -"plastismi" come li chiama O. Castellani Pollidori - del genere di nella misura in cui o a monte di (un problema, o meglio: di una problematica) e può avvenire oggi per quant'altro, la nota formula ellittica usata a preferenza di 'eccetera', 'e così via', 'e via dicendo'. Anche a proposito di a livello + agg. - peraltro molto più stagionato e quindi acclimato in italiano di quant'altro - la lingua offrirebbe un'ampia gamma di possibilità per chi se ne sia stancato e voglia usare modi meno usurati. Riprendendo gli esempi della nostra lettrice, posso ben dire: «Il provvedimento si discute in Europa», restando sul generico, oppure, con riferimento alla specifica sede di discussione: «nel Parlamento europeo», «nella Commissione europea» e simili. Ma è indubbio che, se queste o altre possibilità non vengono sùbito in mente a un parlante madrelingua, ciò vuol dire molto a favore di a livello + agg.: vuol dire che questa formula è ormai entrata a far parte stabilmente - piaccia o non piaccia - delle risorse spontanee dei parlanti, quelle a cui attingiamo senza nemmeno pensarci su, come la cosa più naturale del mondo.

Luca Serianni

 

24 maggio 2007


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