Sulla locuzione a macchia di leopardo

Giuseppe Saldarelli di Bari ci chiede quale sia da considerarsi "espressione corretta" fra le due locuzioni a macchia di leopardo e a pelle di leopardo; aggiunge di ritenere "quella giusta" la seconda, ma di avere da un po' di tempo "forti dubbi perchè molti giornalisti, che dovrebbero avere grande dimestichezza con la nostra lingua, usano la prima".

Risposta

Sulla locuzione a macchia di leopardo

Il GRADIT 2000, riporta soltanto la locuzione a macchia di leopardo, come di uso comune, con la definizione 'che si manifesta irregolarmente in un territorio', detto di fenomeno sociale, politico e simili. È però vero che il Devoto Oli, ancora nell'edizione 2008 riporta entrambe le espressioni, a pelle di leopardo e a macchia di leopardo, come equivalenti, col valore di 'in modo discontinuo, disomogeneo'. Anche lo ZINGARELLI 2009 registra le due locuzioni come sinonimiche per  'in modo non uniforme, non omogeneo', ma la seconda è a macchie di leopardo, con l'uso del sostantivo al plurale, che rimanda alla locuzione a macchie con cui condivide il valore generico 'a chiazze'. Il Sabatini Coletti 2008 invece sotto la voce leopardo riporta soltanto a pelle di leopardo col valore figurato 'detto di fenomeno, di strategia economica o militare che prevede sviluppi o interventi in tanti gruppi separati tra loro', mentre alla voce macchia registra, accanto a a macchia d'olio detto di 'qualcosa che si diffonde rapidamente in tutte le direzioni', a macchia di leopardo detto di 'qualcosa che è distribuito sul territorio in modo irregolare', sottolineando il rapporto che esiste fra le due locuzioni, semanticamente antitetiche; rapporto che a livello formale è palesato proprio dalla presenza del singolare macchia.

Per quel che riguarda l'ingresso nella lingua probabilmente la locuzione a macchia di leopardo si è consolidata nella seconda metà degli anni '90 del secolo scorso: infatti, mentre il dizionario di Sabatini e Coletti la registrava già nel 1997, essa non era presente nell'edizione 1995 del Devoto Oli, che la accoglie invece nel 2004; il suo uso in ambito giornalistico però è decisamente anteriore, se l'archivio interrogabile in rete del "Corriere della sera", che raccoglie materiali a partire dal 1992,  lo riporta in un articolo a firma Eros Bicic del 10  gennaio 1992, e l'archivio on line di "Repubblica", consultabile a partire dal 1984, sposta ancora indietro la data con la testimonianza in un articolo di Laura Lilli del 24 agosto 1984; è probabile l'uso abbia avuto inizio proprio in quegli anni, visto che l'edizione XI dello ZINGARELLI (1983), opera solitamente molto recettiva nei confronti delle novità linguistiche, non registrava a macchie di leopardo, inserito invece nell'edizione successiva (1994).

Sicuramente si può affermare che oggi la locuzione a macchia di leopardo si è decisamente imposta nell'uso su a pelle di leopardo, tanto che una ricerca condotta su Google assegna alla prima 186.000 occorrenze, contro le 2810 della seconda; per la locuzione a macchie di leopardo invece le attestazioni non superano di molto le duemila unità.

A cura di Matilde Paoli
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

 

Piazza delle lingue: Lingua e saperi

21 novembre 2008


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