Sulla pronuncia di scervellarsi

Massimo Angelini da Trento, Francesca Tommasi da Mestre e Giuliano Lazzaroni da Trieste ripropongono un quesito a cui ha risposto Giovanni Nencioni sulle pagine della nostra rivista La Crusca per voi n. 19 (ottobre 1999): riportiamo qui le sue parole.

Risposta

Sulla pronuncia di scervellarsi

"Il Sig. Davide Di Prete, di La Spezia domanda se di scervellarsi la pronuncia corretta delle prime due lettere deve essere quella di un solo fonema come in scena, oppure di due distinti fonemi pronunciati successivamente come s più c palatale, cioè s-cervellarsi.

 

La questione della pronuncia si pone principalmente per le parole precedute da prefissi. Quando il prefisso è già presente nella fase latina e giunge alla superficie neolatina, esso ha struttura e pronuncia nelle quali il prefisso e la radice nominale sono assimilati tra loro secondo l'evoluzione fonetica subita nel trapasso dalla fase latina a quella neolatina: per esempio nelle parole scioperare, sciagurato, scialbare, scialare, sciogliere, sceverare ecc. è ravvisabile il prefisso ex con varia funzione semantica, ma con una fusione fonetica alla base nominale che lo rende inseparabile da essa; e nelle parole sublime, sommergere, soggiogare, socchiudere, sorridere, il prefisso sub è ravvisabile solo da un esperto. Vi sono invece casi in cui il prefisso viene usato nella forma originaria, e per la formazione di composti dotti, nei quali conserva la propria identità semantica e fonetica, come in subnormale, subnucleare, subpolare ma anche in composti di recente formazione, nei quali il prefisso viene distinto dalla base nominale ad evitare possibili fusioni e confusioni: sub-lo-ca-re, non su-blo-ca-re; sub-lin-gua-le, non su-blin-gua-le; sub-lu-na-re non su-blu-na-re ecc. Ci sono tuttavia alcuni casi in cui il prefisso, di origine non palesemente dotta, può essere usato come tale per evidenziare l'effetto semantico: è il caso del s intensivo (dal latino ex), pronunciato separatamente dal verbo cervellarsi, nell'esempio proposto dal sig. Di Prete (verbo risalente al 1858), il quale cita anche il caso di scentrare. E trova un appoggio nel recente Dizionario Italiano Sabatini Coletti (DISC), che per entrambe le voci cita, accanto alla pronuncia paradigmatica di sc come un solo fonema palatale, la possibilità della pronuncia "con s staccata da c". È un caso particolare, in cui l'opzione può essere permessa dalla specifica congiuntura fonetica, sottraibile alla generale pronuncia toscana e probabilmente più agevole a un non toscano. A me una pronuncia così analitica che esalti il valore intensivo del prefisso s deprimendo, con la più stentata articolazione, la forza del verbo, non riuscirebbe efficace, ma impacciata. Sui casi, però, della pronuncia, così varia negli italiani regionali, non est (come de gustibus) disputandum. Sul caso in questione si può vedere una nota di Piero Fiorelli al volume Pronuncia e grafia dell'italiano di Amerindo Camilli, Sansoni, Firenze 1965, p. 90 sg."

 

Giovanni Nencioni

7 agosto 2009


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