Sull’esistenza del verbo basculare

F. A. da Bologna esprime perplessità sull’esistenza del verbo basculare. Ad analogo dubbio manifestato in passato aveva risposto Giada Mattarucco sul n. 40 (aprile 2010) della Crusca per voi; ne riportiamo il testo.

Risposta

Sull’esistenza del verbo basculare

«Basculante significa ‘che oscilla rispetto a un asse’: ci sono porte, serrande, finestre, pedane e altri congegni basculanti. Può essere definito “ad apertura basculante” anche un semplice coperchio che ruota attorno a un perno, come leggo nel libretto di istruzioni di una caraffa (un coperchio comunissimo, uguale a quello di qualsiasi caffettiera). Non di rado si usa l’aggettivo sostantivato: in annunci e pubblicità compaiono diciture quali “basculanti elettriche” e “riparazione basculanti e saracinesche”, con ellissi di porte o serramenti. Ma se si parla di “moda delle basculanti” sottinteso sarà invece il nome calzature: da qualche anno a questa parte, dilagano infatti scarpe, sandali e perfino stivali con suole basculanti.

Basculante, attestato in italiano dal 1983, è un termine tecnico che sta diventando di uso sempre più comune. Perciò si trova in quasi tutti i dizionari della lingua italiana, da quelli menzionati nel quesito, al GRADIT, Grande dizionario italiano dell’uso, ideato e diretto da Tullio De Mauro, con la collaborazione di Giulio C. Lepschy ed Edoardo Sanguineti, Torino, UTET, 2007. Il GRADIT registra pure la variante bascullante e indica come etimologia il francese basculant.
È vero comunque che basculant deriva dal verbo polisemico basculer, corrispondente non solo a ‘oscillare’, ma anche a ‘ribaltare’, ‘rovesciare’ e ‘rovesciarsi’, ‘precipitare’. Analogamente, in italiano possiamo considerare basculante un participio presente di basculare: si veda il Dizionario della Lingua Italiana Sabatini Coletti (Milano, Sansoni - RCS, 2007). In effetti, il verbo esiste. Il Grande dizionario della lingua italiana, diretto da Salvatore Battaglia (Torino, UTET, 1961-2004), nel vol. II, del 1962, registra bascullare, con la doppia, citandone però un unico esempio, dello scrittore Enrico Pea. Come nota il lettore, a giudicare dalle occorrenze su internet, basculare serpeggia, con il neologismo basculamento, in vari linguaggi: dalla fotografia, alla fisioterapia, all’ippica. Più saldamente documentato è basculaggio, termine che, in ambito tecnico, può indicare un movimento di oscillazione o, in ottica, un’inclinazione dell’obiettivo rispetto alla lastra fotografica, come si spiega nel Supplemento al Battaglia curato da Sanguineti nel 2004 e nel GRADIT 2007.
Alla base di questa famiglia lessicale c’è una parola attestata in italiano dall’Ottocento: bascula o basculla, cioè una bilancia o un altro meccanismo a leva o a cerniera, per esempio un meccanismo nei fucili. Basculante e basculare si usano per qualcosa che oscilla appunto come fa e faceva una bilancia a bilico. Bascula deriva a sua volta dal francese bascule, che risale al XVI secolo e indica sia una bilancia sia, più in generale, altri congegni a bilico (cfr. Le Nouveau Petit Robert de la langue française 2008). In francese si dice infatti cheval à bascule ‘cavallo a dondolo’ o fauteuil à bascule ‘sedia a dondolo’ e un jeu de bascule è quel tipo di altalena in cui i bambini si siedono alle due estremità di una tavola, appunto, basculante.
In sintesi: i vari derivati aggettivali e sostantivali italiani, estratti dalle basi francesi, hanno finito per far nascere spontaneamente anche nella nostra lingua il verbo basculare, non registrato a lemma in questa specifica forma nei nostri dizionari, ma la rete (supremo documento dell’uso!) ci rivela la sua presenza attiva.»

 

Giada Mattarucco

8 ottobre 2012


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