Sull'origine della formula in bocca al lupo

Rispondiamo ai numerosi quesiti giunti alla nostra redazione pubblicando questa risposta di Elżbieta Jamrozik sull'origine della formula in bocca al lupo apparsa su La Crusca per Voi (n°33, ottobre 2006, p. 18).

Risposta

Sull'origine della formula in bocca al lupo

I dizionari consultati in merito sono concordi nell'attribuire alla locuzione In bocca al lupo! una funzione apotropaica, capace di allontanare lo scongiuro per la sua carica di magia. L'origine dell'espressione sembra risalire ad un'antica formula di augurio rivolta per antifrasi ai cacciatori, alla quale si soleva rispondere, sempre con lo stesso valore apotropaico "Crepi!" (sottinteso: il lupo). L'augurio, testimonianza della credenza nel valore magico della parola, si sarebbe esteso dal gergo dei cacciatori all'insieme delle situazioni difficili in cui incorre l'uomo; tale etimologia viene riportata dai dizionari di lingua italiana (Dizionario etimologico della lingua italiana di M. Cortelazzo e P. Zolli, Zanichelli 1983, Vocabolario Treccani nella sua edizione del 1989) e dai dizionari più specifici dei modi di dire e proverbi (Dizionario dei modi di dire della lingua italiana di B.M. Quartu, Rizzoli,1993; Frase fatta capo ha. Dizionario dei modi di dire, proverbi e locuzioni di G. Pittano, Zanichelli, 1992.

L'augurio In bocca al lupo! potrebbe essere ricollegato anche ad altre numerose espressioni che hanno per protagonista il lupo, nonché all'immagine stessa di questo animale nella lingua. Il lupo appare nella tradizione antica e medioevale come il pericolo in persona: animale crudele, falso e insaziabile nella sua voracità egli seminò la morte e il terrore tra abitanti indifesi, pastori e cacciatori, diventando l'eroe di favole (da Esopo e La Fontaine alle numerose versioni del Cappuccetto Rosso) nonché di numerose leggende e storie tramandate per generazioni attraverso l'Europa: basti limitarsi all'immagine celebre del Lupo di Gubbio dei Fioretti di S. Francesco o alla figura di Ysengrin, il lupo del Roman de Renart francese del XII s.. Della visione quasi apocalittica del lupo e delle paure che egli incuteva per secoli agli abitanti dell'Europa, che fossero contadini viventi in mezzo alle foreste o viaggiatori costretti a spostarsi per strade infestate da lupi e banditi, permangono delle tracce in varie lingue europee sotto la forma di modi di dire e proverbi.

Già il Vocabolario degli Accademici della Crusca nella sua prima edizione del 1612 definisce il lupo come 'animal salvatico voracissimo', citando tra l'altro l'espressione gridare al lupo e proverbi quali il lupo cangia il pelo ma non il vezzo e chi pecora si fa il lupo se la mangia. Nella sua terza edizione il Vocabolario riporta l'espressione 'andare in bocca al lupo' con il significato 'andare nel potére del nimico, incontrare da sé il pericolo' citandone il seguente esempio tratto da Guittone d'Arezzoe datato 1294: «Ma la povera femmina, accostandosi a quell'huomo, si accorse d'essere andáta in bocca al lupo». Il dizionario rileva inoltre un'altra espressione, di significato più generico, andare in bocca definita come "andare in preda, restare nel potere' esemplificata con una citazione di Boccaccio dove essa appare sotto la forma andare in bocca del diavolo: «Io n'andréi in bocca del diavolo, nel profondo dello 'nferno, e saréi messa nel fuoco penace». L'espressione andare in bocca al lupo (e altre simili, quali correre nella bocca del lupo, mettere (e mettersi) in bocca al lupo, cascare in bocca al lupo, andare nella tana del lupo), nel significato di 'finire nelle mani del nemico' o 'andare incontro a grave pericolo' riappare successivamente in numerosi altri dizionari, quali ad esempio il Vocabolario dell'uso toscano (di Pietro Fanfani, 1863) o, più vicino a noi, nel già citato Dizionario etimologico della Lingua italiana di M. Cortelazzo e P. Zolli, nel Grande Dizionario della lingua italiana di S. Battaglia (UTET 1975), nel GRADIT di T. De Mauro, nonché in tutti i dizionari monovolume (Zingarelli, DISC, Garzanti).

Ne consegue l'immagine del lupo impressa nella lingua, in espressioni, modi di dire e proverbi, immagine che mette in avanti le sue caratteristiche di animale

  • pericoloso e violento: gridare al lupo; anche nelle minacce, specie rivolte ai bambini: il lupo ti mangia; guarda che viene il lupo!
  • furbo e perseverante nel vizio: il lupo perde il pelo ma non il vizio
  • spietato per chi è debole: Trovarsi come un agnello tra i lupi; Chi pecora si fa il lupo se la mangia 
  • fedele al suo branco: lupo non mangia lupo
  • insaziabile, affamato (con valore di intensità): una fame da lupi, la fame caccia il lupo dal bosco 
  • spesso ridotto in cattive condizioni (con valore di intensità): tempo da lupi.

Espressioni analoghe si ritrovano in varie altre lingue europee, testimoniando di una relativa omogeneità nella visione dell'animale sul continente; così:

  • in francese: se précipiter dans la gueule du loup ('precipitarsi in bocca al lupo'); crier au loup ('gridare al lupo'); la faim fait sortir le loup du bois ('la fame fa uscire il lupo dal bosco'); les loups ne se mangent pas entre eux (lett. 'i lupi non si mangiano tra di loro', 'lupo non mangia lupo'); anche con valore intensificatore: une faim, un froid de loup ('una fame, un freddo da lupi');
  • in inglese: cry wolf ('gridare al lupo'); hold a wolf by the ears ('tenere il lupo per le orecchie'); keep the wolf from the door (lett. 'tenere il lupo lontano dalla porta', ovvero 'avere abbastanza denaro per sopravvivere'); wolf in sheep's clothing ('lupo in veste di agnello', per significare una persona falsa, furba, infida); 
  • tedesco: ein Wolf im Schafspelz ('lupo in veste di agnello'); anche con valore di intensità: hungrig wie en Wolf ('affamato come un lupo') 
  • polacco: patrzeć wilkiem ('guardare in cagnesco', lett. "in lupesco"); ciągnie wilka do lasu ('la foresta attira il lupo', ovvero 'il male attira il male'); nie wywołuj wilka z lasu ('non chiamar fuori il lupo del bosco', ovvero 'non attirare il pericolo'; wilk w owczej skórze (lett. 'lupo in pelle di pecora', 'lupo in veste di agnello'); opowiadać bajki o żelaznym wilku ('raccontare favole sul lupo in ferro', ovvero 'dire cose incredibili, insensate').

In quanto alla risposta Crepi (il lupo)!, a partire dall'uso iniziale proprio al gergo dei cacciatori vi si opera un'estensione pragmatica all'insieme di situazioni in cui alla lingua viene attribuito il potere magico di scongiurare la mala sorte. Un significato performativo analogo si ritrova in varie altre espressioni con il verbo crepare, tra cui Crepi l'avarizia!, Crepi l'astrologo!, anch'esso usato per scongiurare un cattivo presagio, nonché nelle imprecazioni con funzione di malaugurio: Crepa!, Che tu possa crepare!, Ti pigli il lupo! Che tu sia il pan dei lupi! citati nel Grande Dizionario della lingua italiana di S. Battaglia (Torino, UTET, 1961-2002).

La ricchezza del materiale linguistico citato, del quale abbiamo notabene escluso il fondo dialettale, altrettanto abbondante e variegato, dimostra quanto profondamente fosse temuto il lupo nei secoli passati; queste paure ataviche si ritrovano oggi nelle medesime espressioni, ma usate simbolicamente per altre situazioni pericolose del nostro quotidiano.

Piazza delle lingue: Lingua e saperi

7 giugno 2007


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