Un tecnicismo edile e artistico-architettonico di area veneta: alcune note sul sostantivo lievo

Alcuni lettori ci chiedono informazioni sull’uso della voce lievo nei documenti tecnici e nelle perizie edili e sul significato che assume in ambito artistico-architettonico e delle costruzioni.

Risposta

Difficilmente le parole di una lingua scompaiono senza lasciare alcuna traccia. Tutt’al più – tra le varie possibilità – esse possono rimanere confinate all’interno di un particolare strato del lessico che raggruppa voci cadute in disuso, ma delle quali la lingua non si libera mai completamente. Da questo serbatoio “della memoria profonda” i processi di rianalisi semantica possono attingere per recuperare qualche voce, rideterminandone la posizione all’interno dei differenti “strati” che costituiscono il vocabolario di una lingua. Uno dei processi per i quali è possibile il riuso di una parola è quello definito come risemantizzazione: voci appartenenti alla lingua comune – pur non perdendo il significato originario – ne assumono uno nuovo e spesso connotato in chiave tecnica, cosicché quelle stesse voci si funzionalizzano come termini di una disciplina specialistica. Come vedremo nel corso di questa risposta, tale meccanismo ha interessato anche il sostantivo lievo, permettendoci di recuperare una forma lessicale altrimenti destinata al dimenticatoio. Ma procediamo con ordine.

I principali vocabolari storici dell’italiano sono concordi nel registrare lievo con il significato di ‘levamento, il levare’, specificando che si tratta di una parola desueta (e questo ne spiega, d’altro canto, l’assenza nei più importanti dizionari della lingua contemporanea). L’ottocentesco Tommaseo-Bellini, che segnala la voce come caduta in disuso attraverso l’anteposizione della crux, registra la locuzione far lievo ‘levare, pigliare’. Sia per il sostantivo sia per la locuzione la fonte citata è Pietro Fanfani (con particolare riferimento al suo Vocabolario della lingua italiana, pubblicato in due volumi a Firenze nel 1855). Pure il più grande dizionario storico del Novecento, ossia il GDLI, riporta la voce marcandola come antica con il senso di ‘il levare, levata’; per tale accezione, però, non è riportato alcun esempio autoriale che ci restituisca la data di prima attestazione. Differentemente, per la locuzione verbale far lievo (di qualcosa) ‘rifiutarlo, respingerlo’ è fornita come prima testimonianza una citazione dall’opera di Francesco da Barberino (1264-1348) intitolata Reggimento e costumi di donna (cfr. GDLI, s.v. lievo1). è però possibile retrodatare l’espressione consultando il repertorio dei testi antichi TLIO, il quale s.v. lievo registra esclusivamente la locuzione verbale fare lievo con il significato di ‘adoperarsi per allontanare da sé qualcosa che non si vuole ricevere’, segnalandone la prima attestazione in una canzone duecentesca del poeta fiorentino Monte Andrea. Il TLIO ci fornisce, inoltre, una concisa nota etimologica, secondo la quale lievo deriverebbe dal verbo levare (cfr. TLIO, s.v. lievo). Più ricca, invece, la nota del GDLI, che introduce un indizio linguistico di non secondaria importanza, ovvero il riferimento al dialetto veneziano: “deverb. da levare; cfr. venez. lievo ‘svenimento, schiodatura, distacco’”. Infine, tra i dizionari etimologici, solo il DEI registra lievo con il significato di ‘leva, levamento, levata’, marcandolo come voce antica risalente al XIV secolo e considerandolo un deverbale da levare (cfr. DEI, s.v. lievo1).

Insomma: tutti i dizionari sono concordi sul fatto che lievo sia un sostantivo che deriva dal verbo levare; più precisamente – aggiungiamo noi – dalla variante lievare, con dittongo analogico sulla prima sillaba rizoatona, ossia priva di accento. Dell’alternanza fonetica levare-lievare si hanno, infatti, attestazioni sia nell’italiano antico – come dimostra Ornella Castellani Pollidori nel suo articolo Lieva-leva (“Studi linguistici italiani”, vol. II, fasc. I, 1961, pp. 167-168) – sia nei dialetti veneti – come precisa Manlio Cortelazzo in Parole venete (Vicenza, Neri Pozza Editore, 1994, p. 48). E non è forse un caso che nella seconda ristampa della quarta impressione non ufficiale del Vocabolario degli Accademici della Crusca, pubblicata a Venezia nel 1763, il curatore Francesco Pitteri (si badi bene: di origine veneziana) lemmatizzi il verbo lievare come ‘Lo stesso, che Levare’, preceduto da un asterisco indicante che si tratta di un’aggiunta lessicale rispetto all’edizione del 1741. Dunque, la precisazione etimologica fornita dal GDLI risulta essere l’inizio di un percorso linguistico da compiere all’indietro per raggiungere il punto di partenza. Citare il dialetto veneziano vuol dire circoscrivere più nello specifico l’origine e la provenienza della parola. Tra la mèsse dei vocabolari dialettali di area veneta, solo il Dizionario del dialetto veneziano (1829) di Giuseppe Boerio registra lievo come voce polisemica in virtù dei suoi diversi significati:

LIEVO, s.m. Svellimento o Sveglimento. Lo svellere o svegliere, direbbesi dello sradicare o estirpare, ed è proprio delle piante e dell’erbe che si spiccano dalla terra. — Schiodatura, l’Atto dello schiodare o sconficcare de’ chiodi confitti. — Distaccatura, l’Atto di distaccare, e lo stato della cosa distaccata. V. Levo. (Giuseppe Boerio, Dizionario del dialetto veneziano, Venezia, coi tipi di Andrea Santini e figlio, 1829, s.v. lievo)

Si noterà che nell’articolata definizione compare già un’accezione tecnica assunta dal sostantivo nell’ambito delle ferramenta e di quella che potremmo definire come meccanica applicata: lievo indica la ‘schiodatura’, ossia la ‘rimozione, asportazione di chiodi, viti o di altro materiale ferroso per collegamenti fissi’, e tale senso nasce da una specificazione del significato generale di lievo, ovvero quello di ‘asportazione, rimozione, distacco’. Pure il Dizionario tascabile veneziano-italiano di Ermolao Paoletti (Venezia, Tipografia di Francesco Andreola, 1851, s.v. lievo) segnala una definizione molto simile a quella presente nel vocabolario del Boerio.

Invece, per lievo con il significato di ‘rimozione, demolizione’ e impiegato come termine edilizio-architettonico, così come richiesto dai nostri lettori, non si riscontrano attestazioni né nei repertori tecnico-specialistici, né nei dizionari storici dell’italiano, e men che meno in quelli dell’uso. è assai probabile che questa ulteriore specializzazione terminologica sia il risultato di un nuovo processo di rideterminazione semantica del senso originale della parola, il cui utilizzo sia rimasto e rimanga ancora oggi confinato nel lessico specialistico dell’edilizia e dell’architettura. Sarà utile fornire due esempi – entrambi riconducibili all’area veneta – che testimonino per lievo il significato di ‘rimozione, demolizione di sezioni o di materiali architettonici o edilizi’, oltre a quello di ‘rimozione, asportazione di chiodi o altri elementi meccanici di collegamento’.

1961 marzo
[...]
Lievo di tiranti e bolzoni in ferro, con taglio muro al 1° piano, locali 114-116. Tiranti n. 4 compreso impalchi di servizio. [...] Lievo di tiranti in ferro locale 103 1° piano ala est. Taglio a scalpello di legamento in cem. arm. su muro da 40 cm, internamento locale 103 per nuova ampia apertura fra 103 e 101. Lievo di zocchetti in pietra per vano cordolo e formazione base pennacchio volta inserita nel cordolo fra 105b e 112 ed ambulacro 1° piano. [...] Lievo di molti cunei dai muri, con taglio a scalpello della muratura nei locali del 1° piano [...]. (Alessandro Brodini, Lo Iuav ai Tolentini: Carlo Scarpa e gli altri. Storia e documenti, Firenze, University Press, 2020, pp. 130-131)

Questo brano fissa, per il momento, al 1961 la data di prima attestazione dell’accezione di lievo di ambito edilizio, artistico-architettonico e del restauro. E ancora, in riferimento ai rifacimenti della basilica di Sant’Anastasia a Verona, Daniela Cavallo scrive:

Si parla subito della “demolizione ed asporto della pala di legname, delle impalcature a travi e tavole e pareti d’assito”, situate nella cappella Salerno, la prima ad essere considerata; passa alla successiva rimarginazione con scelto materiale a cemento delle piaghe rimaste nel muro per il lievo delle dette travi [...]. (Daniela Cavallo, I restauri della basilica di Sant’Anastasia nel decennio 1871-1881, in Atti e memorie dell’Accademia di Agricoltura scienze e lettere di Verona, vol. clxxii, 1998, pp. 505-564: p. 525)

In riferimento al brano citato, risulta importante la nota a piè di pagina nella quale la studiosa specifica il significato del termine lievo, affermando che il sostantivo «veniva usat[o] tecnicamente sia per lo stacco degli affreschi sia per opere architettoniche e caratterizzava la tecnica dell’“asporto” con opere non distruttive» (ibidem). Il riferimento temporale al passato (precisato dall’imperfetto veniva) spinge a pensare che la prima attestazione di lievo sia – in realtà – antecedente al 1961. A ben guardare infatti, due occorrenze del tecnicismo appaiono in un documento datato 9 agosto 1881 ed edito a p. 548 nel medesimo studio, nel quale si legge:

09 Agosto 1881
[...]
Lavori finora eseguiti nella cappella Cavalli (II), come da Perizia, tranne:
a. lievo della pietra sepolcrale giacente nel mezzo della cappella «prima di levarlo è d’uopo che il sig. Ispettore Carlo Cipolla ne rilevi la epigrafe, onde riprodurla dappoi» [...];
b. rinnovazione della pavimentazione.
Opere varie all’interno del Tempio (III) eccetto il lievo del pavimento della sala del capitolo, perché bisognava prima accordarsi col Municipio.

Il termine lievo è utilizzato anche nelle relazioni tecniche, nelle gare d’appalto e nei regolamenti edilizi e architettonici ufficiali prodotti da periti, ingegneri e architetti. Anche gli esempi di seguito forniti sono collocabili nel nord Italia. Il primo è tratto dalla bozza (datata luglio 2005) del Capitolato speciale d’appalto: edilizia della regione Veneto, a cura dell’Osservatorio Regionale degli Appalti. Il secondo è ripreso dalla Relazione tecnico-descrittiva e computi metrici estimativi (2020) relativa agli interventi edilizi da svolgersi negli edifici scolastici della provincia di Treviso. Il terzo è un estratto del Prezzario 2018. Opere di restauro generali redatto per la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del comune di Venezia e Laguna:

Il lievo di recinzione dovrà avvenire con la massima cura per il possibile reimpiego del materiale, e senza procurare danno a cose e terze persone. (Capitolato speciale d’appalto: edilizia, p. 118)

Sanificazione dell’aula ricevimento genitori mezzo lievo e smaltimento dell’attuale pavimentazione in linoleum, tinteggiatura delle superfici murarie. (Relazione tecnico-descrittiva e computi metrici estimativi, p. 6)

Lievo dei lastroni marmorei, compresa l’eventuale puntellazione dei lastroni adiacenti [...]. Asporto del terreno e dei detriti sottostanti e lievo a scalpello delle malte ancorate nella parte sottostante [...]. (Prezzario 2018)

Il quarto esempio, stilato dalla Questura di Pordenone e registrato sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, testimonia la circolazione di lievo anche al di fuori del Veneto e, dunque, l’avviamento di un potenziale processo di riconoscimento a livello nazionale riguardante il suo status terminologico:

[...] Lavori di somma urgenza per lievo e sostituzione delle lastre in vetro lesionate nella pensilina dell'ingresso Ufficio Immigrazioni. (fonte: Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti)

In conclusione, le origini della storia della parola lievo vanno ricercate nell’area veneta, e più nello specifico nel dialetto veneziano. In particolare – stando alle fonti da noi esaminate – il Dizionario di Giuseppe Boerio ci fornisce come data di prima attestazione il 1829, valida almeno per l’accezione di ‘rimozione, asportazione di chiodi o altri elementi meccanici di collegamento’. Come tecnicismo in ambito edilizio, artistico-architettonico e del restauro, si consolida a partire dal 1881, e a oggi prevale sul significato originale perché impiegato nelle perizie tecniche e nei regolamenti settoriali. Quello di lievo, dunque, è un interessante percorso di specializzazione semantica (e di slittamento di significato, ossia da quello particolare – come il divellere dei chiodi – a quello più generale – come lo smontaggio di impalcature e di strutture di vario materiale), frutto della vitalità della lingua legata al mondo dei tecnici e degli esperti del settore. Anzi, è proprio il processo di risemantizzazione che ha permesso a lievo di abbandonare la sua natura di voce antica di provenienza dialettale, sedimentandosi nella lingua tecnica nazionale degli architetti e degli ingegneri di oggi.

Matteo Mazzone

8 maggio 2024


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