Ci sono pervenute due domande che chiedono se è corretto l’uso della parola scoprimento per riferirsi alla cerimonia con cui si espone al pubblico per la prima volta una targa, o se piuttosto non bisognerebbe parlare di scoperta.
Uno scoprimento non è (più) una scoperta
La risposta ai due quesiti può anche essere "lapidaria", visto l’oggetto delle due domande: sì, scoprimento è la parola giusta, perché oggi questo sostantivo ha quasi solo il valore che serve nei due casi proposti, cioè di togliere ciò che copre qualcosa alla vista. In passato, invece, il suo significato coincideva spesso e volentieri con quello di scoperta, atto che rende noto ciò che prima non si conosceva (scoperta, spesso, fa il paio con invenzione, il cui etimo remoto è legato appunto al concetto di trovare) e (soprattutto) suo risultato.
Fino all’Ottocento l’uso di scoprimento per scoperta era frequente e lo si trova in molti titoli di antichi libri di storia e relazioni di viaggio. All’inverso, la parola scoperta ha da sempre il significato suddetto e mantiene il valore che la apparenta a scoprimento ormai solo nel lessico minerario, dove indica la ripulitura di un minerale dagli strati che lo coprono. Vero è che si leggono e sentono non pochissimi casi di "scoperta della lapide" per indicare il suo scoprimento (è accaduto ancora per quella delle vittime della Costa Concordia), ma sarebbe bene evitare questi usi, che generano inutili equivoci.
Per chi ne vuol sapere di più su questi nomi d’azione (quelli in -mento e quelli da participio passato femminile), che in parte si fanno concorrenza (abbinamento/abbinata) e più spesso, fortunatamente, si specializzano (schiarimento/schiarita, spianamento/spianata, scorrimento/scorsa), può vedere Maria Grossmann e Franz Rainer (a cura di), La formazione delle parole in italiano, Tübingen, Niemeyer, 2004, pp. 323-351.
Vittorio Coletti
7 ottobre 2016
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