L'Accademia della Crusca ricorda Carlo Azeglio Ciampi

L’Accademia della Crusca ricorda Carlo Azeglio Ciampi, Presidente emerito della Repubblica italiana e Accademico honoris causa, pubblicando le motivazioni della sua nomina ad accademico e alcuni brani del suo “Discorso sulla lingua” tenuto nell’occasione della visita ufficiale del 9 aprile 2002.

Delibera

del Collegio degli Accademici della Crusca

Il Collegio degli Accademici della Crusca, che nelle sedute ordinarie precedenti aveva più volte preso atto del costante incoraggiamento che deriva all’Accademia dall’operato del Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, e in particolare dai suoi frequenti richiami ai valori civili e politici della lingua e alla storia linguistica d’Italia, riunito oggi, 9 aprile 2002, in seduta straordinaria, delibera all’unanimità e per acclamazione di nominare

Carlo Azeglio Ciampi

Accademico honoris causa

Dalla formazione umanistica acquisita negli studi universitari, dalla frequentazione di alti maestri del pensiero filosofico, dalla passione per la libertà e dal lungo impegno per le sorti economiche e politiche d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi ha tratto piena consapevolezza del vincolo che lega la nazione italiana e la sua lingua. Da Presidente della Repubblica Italiana si è fatto garante di questo vincolo, sottolineando spesso il ruolo primario che la nostra lingua, nata prontamente dall’opera di poeti, ha avuto nel libero costituirsi della civiltà italiana e nel realizzarsi dell’unità d’Italia. Ha riconosciuto il compito storico e attuale dell’Accademia della Crusca, sostenendone, con il suo alto patronato, le iniziative che promuovono gli studi e la diffusione della lingua italiana nel mondo e concorrono anche alla salvaguardia delle culture e delle lingue che sono patrimonio comune dell’Europa unita.

 

Dalla delibera del Collegio accademico straordinario del 9 aprile 2002

«Molte delle lingue europee si sono costituite come espressioni della capitale di uno stato, imposte talora attraverso la forza delle armi. L’italiano, invece, è la lingua di un libro, la Commedia, divenuto riferimento per i letterati di tutta Italia, dal nord al centro, al sud, alle isole. La lingua di un poeta ha unificato la gente italiana nel crogiolo di una medesima cultura, poi di una nazione. […]

Ripensare alla funzione socialmente aggregante della lingua è un modo per ripercorrere le tappe della storia della nostra Patria: una Patria che ha saputo superare i confini angusti del nazionalismo per costruire la “fratellanza tra tutti i popoli dell’Europa, e, per l’Europa, dell’Umanità”, come ci ha insegnato Mazzini. Un nuovo compito si è ora posto nella Europa unita, non solo per gli specialisti della materia: come far vivere, senza antagonismi e pur in presenza di una lingua strumentale dominante, oggi l’inglese, le varie lingue nazionali dell’Europa che tende all’unificazione.” […]

Il dialogo delle lingue deve farci riflettere sulle possibilità che la comunicazione umana offre – ha sempre offerto , se consideriamo il cammino della storia – alle intese, tra i singoli e tra i popoli. Solo nel dialogo, fra i singoli e fra i popoli, si costituisce quell’esperienza umana fondamentale che è la consapevolezza del valore dell’ “alterità”, il partecipare di ognuno a mondo comune nel rispetto reciproco. […]

C’è un’identità italiana che è lingua, arte, pensiero, e che affonda le sue radici nei secoli. C’è un filo rosso che parte dagli inizi dell’Ottocento e che lega il Risorgimento alla Resistenza e alla Repubblica, perseguendo due chiari obiettivi: Unità, Liberta. La memoria quanto mai viva in noi di questa lunga storia anima ed ispira il nostro agire.»

[Dal “Discorso sulla lingua italiana” tenuto da Carlo Azeglio Ciampi il 9 aprile 2002, presso l’Accademia della Crusca]

 

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