Somigliare, assomigliare, rassomigliare

Ci sono pervenute molte domande che chiedono se ci sia o no qualche differenza di significato tra somigliare, assomigliare e rassomigliare, se tutti e tre i verbi possono essere usati negli stessi contesti e se ce n’è uno da considerare più corretto degli altri. 

Risposta

Somigliare, assomigliare e rassomigliare sono tre verbi che hanno la stessa base etimologica e sono sostanzialmente equivalenti sul piano del significato, che è quello di ‘essere simile a qualcuno (o a qualcosa) nella forma, nell’aspetto, nelle caratteristiche, nelle qualità, ecc.’.

Somigliare deriva dal latino volgare *simĭlĭāre, a sua volta derivato dall’aggettivo similis ‘simile’; assomigliare è formato dal precedente con l’aggiunta del prefisso a(d)- rafforzativo (aggiunta che potrebbe essere avvenuta già nel latino volgare); rassomigliare deriva dal precedente con un ulteriore suffisso, r(i)-, che in questo caso non indica una ripetizione, ma ha ancora valore intensivo. Dunque, sul piano puramente formale, ci sarebbe una gradualità tra i tre verbi e in effetti soltanto somigliare può anche significare semplicemente ‘sembrare, parere’; ma in realtà, nell’uso comune, sono da considerare sinonimi.

Tutti e tre i verbi sono documentati in italiano già dal Duecento; soprattutto per assomigliare nei testi antichi è diffusa la variante assimigliare, più vicina all’etimo latino (il passaggio della prima i a o si spiega con la prossimità della m ed è analogo a quello che è avvenuto in domanda, domandare rispetto a dimanda, dimandare, dal lat. demandare). Tutti e tre i verbi, secondo il GRADIT, rientrano nel cosiddetto “vocabolario di base”, cioè nelle circa 7.000 parole più frequenti, che ogni italiano conosce e usa (anche se, assomigliare sembra più frequente di somigliare e questo più di rassomigliare, chepare caratterizzarsi come forma di un registro più elevato). Tutti e tre i verbi sono oggi, nel loro significato fondamentale, intransitivi e ammettono come ausiliare sia avere sia essere. Tutti e tre i verbi, infine, possono essere usati transitivamente nel senso di ‘paragonare’, ‘confrontare’; ma si tratta di un’accezione prevalentemente letteraria (specie per somigliare), oggi piuttosto rara, come quella di ‘rendere simile’, propria solo o soprattutto di assomigliare, usato anche qui come transitivo.

Ci sono senz’altro contesti in cui la scelta di chi parla o chi scrive si orienta prevalentemente per l’uno o per l’altro verbo: si assomigliano o s’assomigliano, col si riflessivo (o meglio reciproco), sembra più frequente di si somigliano, e invece l’espressione chi si somiglia si piglia è diventata proverbiale. Di una fotografia o di un ritratto diciamo che è molto somigliante all’originale, piuttosto che assomigliante o, men che meno, rassomigliante. È anche possibile che l’uso dei tre verbi sia diversamente distribuito a seconda delle regioni, con prevalenza ora dell’uno ora dell’altro. Ma tutti e tre sono corretti e sostanzialmente interscambiabili: la lingua in questo caso ci consente di scegliere liberamente quello che, di volta in volta, preferiamo.

 

Paolo D’Achille 

10 giugno 2016


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