Alla domanda dei lettori… la risposta viene pronta!

Due lettori si domandano se l’espressione venire pronto, che entrambi riscontrano nel linguaggio tecnico-specialistico della cucina con il significato di ‘essere preparato’, sia corretta.

Risposta

L’espressione venire pronto, in base a quanto affermato dai lettori che vi si interrogano, è utilizzata nel linguaggio della cucina, soprattutto all’interno di ricette, con il significato di ‘essere preparato’, ‘essere pronto’, ma con un particolare valore aspettuale, che fa riferimento allo svolgimento del processo. Molto numerosi sono infatti i casi, nel motore di ricerca Google, in cui essa si trova in questo contesto, con il verbo venire variamente coniugato:

Intanto che la pasta viene pronta, occupiamoci del sughetto. (Pasta con zucca e porcini, blog.giallozafferano.it, 14/5/2020)

Lasciare cuocere per circa 30 secondi anche il secondo lato e poi togliere le crepes dalla padella e disporle una sull’altra, man mano che vengono pronte, sul piatto. (Lucake, Crepes: la ricetta base per crepes dolci e salate!, lucake.it, 25/6/2020)

Unico accorgimento: tenete presente che i panini vengono pronti il giorno dopo rispetto a quello in cui preparate la biga […] (Alislenticchia, Panini dolci allo yogurt e frutti di bosco, lalenticchia.com, 17/3/2020)

l’ho riletto [scil. il post] (avendolo scritto di getto, senza ragionarci sopra, appena prima di pranzo, mentre la cotoletta veniva pronta). (Sergio Baratto, Il mestiere reloaded, bruciarenelbuio.wordpress.com, 16/7/2011)

E mi piaceva vederlo indaffarato tra le padelle e il forno in cui conservava al caldo il cibo già in attesa che venissero pronte le omelette per tutti. (Lo smorm con le mele, cucino-io.com, 10/11/2014)

ovviamente hanno tempi di cottura diversi ed avendole infornate insieme: la margherita è venuta pronta prima e si è raffreddata. (Recensione, tripadvisor.it, 8/10/2016)

Per rispondere subito alla domanda dei lettori, va anzitutto segnalato che l’uso di venire + complemento predicativo, con il significato di ‘diventare, farsi’, è registrato nel GDLI (s.v. venire, n. 30) con esempi da Chiaro Davanzati (venire giovane) a Primo Levi (venir ruggine) e dunque sarebbe da considerare un tratto dello standard; va però rilevata la sua presenza anche nel Dizionario milanese-italiano di Francesco Cherubini (Stamperia Regia, Milano, 1814-1843), s.v. vegnì (l’è vegnuu bell ‘diventare bello’). Per quanto riguarda in particolare il costrutto venire pronto – che non è documentato, come si vedrà, solo all’interno di ricette di cucina – pare diffuso soprattutto in area settentrionale: entrambi i lettori che ci scrivono sono milanesi e molte delle occorrenze riscontrate in rete possono essere ricondotte all’area lombarda, a cui riconduce anche un esempio proveniente non dalla rete, ma dalla raccolta di racconti L’uovo al cianuro di Piero Chiara (nato a Luino, prov. Varese), inclusa nel PTLLIN:

“Se ti fermi a mangiare” mi disse “fra un quarto d’ora viene pronto un risottino con i funghi. Lo sta facendo mia moglie di là” (Piero Chiara, L’uovo al cianuro, Milano, Mondadori, 1969, p. 172)

La formazione della locuzione, dal punto di vista grammaticale, può probabilmente essere ricondotta all’influenza della forma passiva, in cui sussiste un’interferenza tra i verbi essere e venire. Quest’ultimo è spesso utilizzato nel passivo per conferire un’idea di progressione, di azione in corso di svolgimento; dire, ad esempio, la porta è chiusa è molto diverso dal dire la porta viene chiusa: nel secondo caso è possibile comprendere immediatamente che l’azione è in corso di svolgimento, che qualcuno sta chiudendo la porta in quell’esatto momento. Le pietanze dunque vengono pronte progressivamente in un determinato momento, mentre si attende o mentre si cucina qualcos’atro. Oltre a non conferire questa sensazione di progressione, il primo caso potrebbe anche presentare una certa ambiguità, non risultando immediatamente evidente il significato passivo: il verbo venire è infatti utilizzato per esprimere senza ombra di dubbio la formazione passiva laddove il participio utilizzato possa avere anche funzione di aggettivo (su questo argomento si veda anche questa risposta). L’influenza della forma passiva costruita con il verbo venire al posto di essere su questa locuzione può dipendere dalla somiglianza tra i participi pronto e preparato, verbo, quest’ultimo, semanticamente adatto all’uso in un contesto culinario. La forma venire pronto sembrerebbe dunque in qualche modo analoga a venire preparato. Inoltre, il senso di progressione conferito dall’uso di venire rende il costrutto particolarmente adeguato al contesto culinario, in cui spesso sono utilizzate forme che indicano appunto un movimento verso qualcosa, un’azione in corso di svolgimento, come andare a impiattare (si vedano anche le risposte relative a impiattare e andare a).

Di venire pronto si trovano esempi anche nel parlato. Sono infatti le parole di un vicesindaco piemontese quelle riportate in questo pezzo del quotidiano “La Stampa”:

“Entro un anno dovrebbe venire pronta la passeggiata che costeggiando la Nigoglia collegherà il parco Rodari al centro storico – ha precisato il vicesindaco Gualtiero Pironi –: la distanza è di soli duecento metri a piedi, anche meno, e si arriva in città”. (Vincenzo Amato, “Il forum diventi la vetrina di Omegna”. Disertata l’assemblea pubblica sull’utilizzo dell’edificio, “La Stampa”, 29/3/2001, p. 43)

Da notare che l’esempio non pertiene all’ambito culinario; il venire pronta si riferisce alla costruzione di una passeggiata da parte del comune e appartiene dunque al contesto edilizio, in cui si riscontrano varie altre presenze in rete in anni recenti:

Nel 2005 vengono pronte la palestra e la mensa; nel 2009 le medie; a settembre dell'anno scorso l’asilo e il nido, ora anche la biblioteca e l’auditorium, sulla cui strada ci sono stati non pochi incidenti di percorso (E. Roncalli, Chiuduno apre la nuova biblioteca e completa il campus scolastico, ecodibergamo.it, 7/2/2013)

Grazie a Claudio e Maria Grazia Varetto, della Negrini&Varetto, che hanno aperto il loro ufficio all’indomani della scossa del 29 maggio e hanno pazientemente accolto la redazione per alcune settimane in attesa che venissero pronti gli uffici nello stesso stabile (Ritorno a casa, diocesicarpi.it, 12/12/2012)

il vuoto lasciato dal cantiere della Biblioteca degli Alberi, che doveva venire pronta adesso ma che si è inceppata a causa di problemi emersi nel corso della bonifica del terreno (C’è grano e… “grano”, milanoisola.it, 1/3/2015)

La prima attestazione di pronto preceduto da una forma del verbo venire, reperita tramite il corpus di Google libri, è ben più antica rispetto ai passi fin qui citati, tutti databili agli anni Duemila. Essa risale addirittura alla meta dell’Ottocento ed è sempre di area lombarda. Si tratta però di un’occorrenza isolata: se ne riscontrano altre, infatti, solo a partire dall’inizio del Novecento.

La mietitura che si fa in pianura alla fine di giugno, sulle montagne non viene pronta che alla fine di settembre. (L’agricoltore moderno o enciclopedia di agricoltura pratica. Opera compilata da una società di dotti francesi per la prima volta tradotta e accomodata alle condizioni dell’agricoltura d’Italia per cura di alcuni giovani lombardi, vol. I, Casalmaggiore, Fratelli Bizzarri, 1853, p. 20)

Più tardi è la volta degli erbai di granturco. I primi vengono pronti a raccogliersi abbastanza presto per far luogo sullo stesso terreno a un secondo erbaio. (D. Lampertico, In previsione di una possibile scarsezza di foraggi, in «Il coltivatore giornale di agricoltura pratica», I, 1902, p. 263)

I passi riportati dimostrano ancora come venire pronto possa avere diversi ambiti di utilizzo, tra cui quello agricolo o botanico, in cui assume il significato di ‘giungere a maturazione’, in riferimento a fiori, frutti o piante. Quest’utilizzo si riscontra ancora in anni recenti, soprattutto in blog dedicati alla coltivazione dell’orto, ma non solo:

L’estate è un periodo di grande festa nell’orto e nel frutteto: sono molti i frutti che vengono pronti e c’è quindi l’imbarazzo della scelta ed è bene imparare tante ricette estive con cui portare in tavola tutta questa abbondanza. (Matteo Cereda, Frutta e verdura di stagione ad agosto, ortodacoltivare.it, 30/8/2020)

L’anguria è ampiamente coltivata in Sicilia e nella tradizione veniva pronta, ovvero matura, per Ferragosto. (Emanuele, Gelo di anguria o di mellone ricetta, cravatteaifornelli.net, 1/9/2020)

La super Lemon haze è un incrocio di canapa sativa femminizzata, derivata dalla Kristal. Il periodo di semina outdoor è da inizio giugno e viene pronta a fine settembre (Inserzione commerciale Super lemon haze – 3g, quattroassi.it/ [collegamento non più attivo. La pagina è attualmente consultabile tramite web.archive.org])

Sebbene meno frequenti, sono stati riscontrati in rete anche alcuni esempi di usi che esulano dai tre principali ambiti fin qui osservati (quello culinario, quello edilizio e quello agricolo) riferendosi all’industria:

molti anni fa abbiamo deciso di attrezzare un reparto apposito che ci dà la possibilità di trattare i pezzi [scil. degli stampi industriali] mano a mano che vengono pronti, senza dover aspettare di avere dei lotti interessanti per il fornitore (Le 12 fasi della lavorazione di uno stampo, dall'idea al prodotto finito, zamastampi.it)

fonti ufficiali hanno comunicato di aver iniziato a studiare una Evoque [scil. un suv Range Rover] “allungata”, che dovrebbe venire pronta per il 2105 (Nel 2015 anche un’Evoque “lunga”, alvolante.it, 6/12/2011)

Mi avevano detto che l’auto veniva pronta lunedì e lunedì era pronta, molto puntuali (Recensione, pitstopadvisor.com/)

In conclusione, dunque, si può dire che la forma venire pronto nasce già alla metà dell’Ottocento all’interno del linguaggio tecnico-specialistico agricolo o botanico, ma sembra diffondersi, sempre in questo campo, solo dall’inizio del Novecento, secolo in cui se ne riscontrano diverse occorrenze. Pochi sono gli esempi d’uso in altri ambiti, ad esempio quello medico-veterinario:

Il vaccino viene pronto il 20 giugno quando le mandrie sono già sugli alpeggi e quando l’afta si è già diffusa. (La vaccinazione antiaftosa in montagna, “La Clinica veterinaria”, LXX, 1948, vol. unico, p. 23)

L’uso in relazione al cibo è invece più recente: la prima occorrenza, che appare in una rivista dedicata alla lavorazione dei latticini, risale al 1967:

Il formaggio prodotto in estate è quello migliore; viene pronto dopo 15-20 giorni di stagionatura (“Scienza e tecnica lattiero-casearia”, 18, 1967, voll. 18-19)

Una maggiore diffusione nell’ambito propriamente culinario risale però solo all’inizio degli anni Duemila: è in questo periodo che si trova il maggior numero di occorrenze, sia in Google libri che in rete. All’inizio del nuovo secolo risalgono anche le prime attestazioni in contesto edilizio, che è dunque, probabilmente, l’ultimo dei principali ambiti d’uso in cui la locuzione si afferma. I motivi che rendono quest’ultima adatta ad essere utilizzata in contesto edilizio e agricolo sono gli stessi, già osservati, che ne favoriscono l’uso nell’ambito della cucina: il maturare, il cuocere e il costruire sono azioni che implicano un processo di produzione, che richiedono tempo, che si svolgono più o meno lentamente e che sono dunque caratterizzate da una progressione e da un senso di divenire, condensati nel verbo venire.

Come si è documentato, l’uso di venire pronto è tipico dell’area settentrionale, ma probabilmente, grazie alle presenze televisive nei programmi di cucina, è destinato a espandersi, come sta avvenendo per altri tratti che provengono dal Nord.

Elisa Altissimi

8 giugno 2022


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