Ci può essere a scuola l’assegno dei compiti?

Alcuni lettori ci chiedono se è corretto usare – come avviene in particolare in Campania – il nome maschile assegno nel significato di ‘compiti assegnati per casa’: “Devo fare l’assegno dei compiti” (o, semplicemente, “Devo fare l’assegno”); “La professoressa ha dato l’assegno dei compiti”, “Scrivere l’assegno sul diario”, e così via.

Risposta

Il nome maschile assegno rappresenta un derivato per conversione dal verbo assegnare, che è la base anche di assegnamento e di assegnazione (in questo caso c’è però anche il precedente del latino assignationem). Rispetto a questi ultimi due termini, che hanno, oltre ad accezioni specifiche in diversi linguaggi settoriali, il significato generale di ‘l’assegnare e il suo risultato’, ‘attribuzione’, assegno nello standard è usato soltanto nel senso di ‘somma assegnata a qualcuno’ a vario titolo (assegno mensile, assegni familiari, assegno di ricerca, assegno vitalizio, ecc.) oppure come forma abbreviata di assegno bancario.

L’accezione di ‘compiti assegnati per casa’ è sconosciuta ai molti lessicografi che hanno redatto o diretto i tanti vocabolari che raccolgono e descrivono il lessico dell’italiano contemporaneo: non c’è traccia di questa accezione nel GRADIT Grande dizionario italiano dell’uso UTET e neppure nel Vocabolario Treccani 2008, nel Sabatini-Coletti 2008, nel Devoto-Oli 2019, nel Garzanti 2017 e nello Zingarelli 2019.

La documentazione offerta dalla rete (in interventi in cui si affronta la questione dell’opportunità o meno di assegnare compiti a casa agli scolari) sembra confermare la diffusione di assegno in senso “scolastico” prevalentemente in Campania. Alcuni esempi recenti, tuttavia, compaiono in testi non sospettabili di interferenze regionali:

Più compiti a casa non significa necessariamente una migliore istruzione. Secondo l'inchiesta dell'Ocse maggiore è l'assegno minore è il rendimento (frase documentata il 27 dicembre 2016 in vari siti: www.disal.it, https://libreriamo.it).

Un assegno che non sia stato iscritto nel registro di classe sarebbe teoricamente nullo, legittimandovi a opporre al professore la mancata segnalazione dei compiti sul registro (https://www.scuolazoo.com/diritto-scolastico/sos-studenti/assegnare-compiti-via-whatsapp/; articolo di Alessio Cappuccio del 20 aprile 2015, in cui però compare più spesso assegnazione).

Quando si demanda all’alunno ed alla mamma-papà pezzi di apprendimento, su cui non si è già lavorato e non ci si è esercitati prima in classe, vuol dire che siamo di fronte ad una scuola che non risponde adeguatamente al suo compito, che la sua azione è incompleta ed ingiusta, che dichiara di essere scuola di tutti e di ciascuno, operativa e laboratoriale, ma poi nei fatti è ancora appesa alla vecchia triade dei tempi passati, statica e rigida: verifica-interrogazione sui compiti fatti a casa e, nel poco tempo che rimane, spiegazione frontale e, in fretta, l’“assegno” dei nuovi compiti da fare a casa (http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=82573; articolo di Domenico Sarracino del 18 ottobre 2016; si notino però le virgolette).

Un esempio più antico, reperito grazie a Google Libri, si trova nel periodico “La nuova scuola italiana. Rivista magistrale settimanale” del 1933, in un articolo intitolato “I compiti per casa”, in cui si legge:

Per certi maestri non è Natale se non fanno un lungo assegno di compiti. Lasciamo che le feste siano godute in pace!.

Ma l’articolo è firmato Parthènope e sia questo dato, sia la diffusione prevalentemente campana dei cognomi degli autori degli articoli più recenti di cui abbiamo riportato i passi (Cappuccio e Sarracino) sembrano riportare all’area indicata dai nostri lettori. Tuttavia di un “assegno dei compiti a casa” si parla già nel periodico “I diritti della scuola” del 1906, edito a Roma.

Così stando le cose, dobbiamo concludere che il significato “scolastico” della parola assegno è nato in ambito burocratico – dove del resto formazioni del genere sono tutt’altro che rare (allaccio, affido, ecc.) – e poi è rimasto circoscritto in ambito regionale (specificamente in Campania, almeno per quanto ne sappiamo), dove ha assunto il significato di ‘complesso dei compiti assegnati’, che (almeno finora) non è entrato nell’italiano comune. Sconsigliamo, dunque, di farne uso.

Paolo D’Achille e Giuseppe Patota

14 gennaio 2020


Agenda eventi


Avvisi

Nuova vitalità dell’antica tradizione delle “pale accademiche”

Avviso da Crusca

Il nuovo Tema di Claudio Marazzini. La discussione è aperta.

Dare voce all’incompetenza: un grande male del nostro tempo

Avviso da Crusca

Pubblicato il nuovo Tema di Claudio Marazzini; è possibile intervenire nel dibattito commentando qui.

Biblioteca dell'Accademia - Donazioni

Avviso dalla biblioteca

La Biblioteca accetta in dono unicamente opere attinenti ai propri ambiti disciplinari.
Le opere inviate non saranno comunque restituite al donatore.

Vai alla sezione

Notizie dall'Accademia

L'accordo tra l'Accademia della Crusca e il Ministero della Pubblica amministrazione

16 feb 2020

Un museo della lingua italiana a Firenze: la proposta del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

21 gen 2020

Istituito il Dantedì. Ogni 25 marzo Dante Alighieri sarà celebrato a livello nazionale

19 gen 2020

I manifesti futuristi dell'archivio Crusca-Memofonte al programma televisivo "Passato e presente"

L’Accademia della Crusca nomina 13 nuovi accademici corrispondenti

06 nov 2019

Vai alla sezione