Consonanti nasali davanti a p, b

Molti dei nostri utenti ci fanno domande sulla corretta grafia e pronuncia delle consonanti nasali (m o n) di fronte a consonante labiale p e b; riproponiamo la risposta di Mara Marzullo apparsa sul n. 27 (ottobre 2003) della nostra rivista La Crusca per voi.

Risposta

Consonanti nasali davanti a p, b

 

«La signora Cettina Cosenza chiede se esistano "nella lingua italiana delle eccezioni alla regola che recita che la p e la b non possono mai essere precedute dalla n ma soltanto dalla m".

 

Se, per rispondere al quesito, si considera esclusivamente la questione grafica, si può dire facilmente che i vocabolari italiani documentano, contrariamente al citato precetto grammaticale di memoria scolastica, l'esistenza di parole in cui compaiono i nessi -nb- o -np-: si tratta di forme composte (benpensante, panpepato), di termini tecnico-scientifici (dieffenbachia, che è il nome di una pianta) o di parole acquisite da altre lingue (input, da cui derivano anche forme adattate alle strutture dell'italiano come inputare nel senso di 'registrare con il computer', altro da imputare 'ritenere qualcuno responsabile').
Diversa è la questione fonetica delle nasali - termine usato per indicare i suoni che nella grafia sono rappresentati con n, m, gn - che siano seguite da consonante. Prima di tutto i suoni nasali sono più numerosi dei simboli grafici che si usano per rappresentarli, dal momento che "nella realizzazione fonetica dell'italiano una consonante nasale eredita il luogo di articolazione della consonante successiva" (S. Schmid, Fonetica e fonologia dell'italiano, Torino, Paravia, 1999, p. 143), sia essa parte della stessa parola o sia l'inizio della parola che segue. Pertanto, si possono realizzare prima di un'altra consonante anche inconsapevolmente: la nasale labiale (simbolo fonetico: [m]) (quella di campo, tomba, in pace); la nasale labiodentale [+m] (come in inferno, inverno, non voglio, non faccio); la nasale dentale [n] (di dente, rende, in treno, abbiam detto); la nasale velare [ŋ] (in banca, stanga, facciam questo, un coso) (una descrizione dettagliata è nel citato Fonetica e fonologia e in Z. Muljačić, Fonologia generale e fonologia della lingua italiana, Bologna, il Mulino, 1969, pp. 448-50, che indica un'altra nasale per pranzo, mensile e simili). L'indicazione, pertanto, a usare m davanti a p e b è solo il riconoscimento grafico all'interno di parola del fatto che prima di consonante labiale (cioè di p e b) ricorre sempre il suono [m], anche quando apparentemente la grafia sembra dire il contrario, soprattutto nel legame tra due parole (come in non parlo, in pace). Le nasali violano, diciamo così, questa affinità con la consonante successiva nelle parole di origine straniera, quali Amleto, amnistia, Cremlino o in un cognome sardo come Gramsci.
Queste distinzioni non sono percepite dai parlanti italiani in modo chiaro perché non servono a distinguere le parole: mentre dicendo mano o nano sappiamo di indicare cose ben diverse, non ci sono voci che differiscano solo per il luogo di articolazione della nasale seguita da consonante. La differenza, ad esempio, tra le parole tengo e tendo è data dai fonemi /g/ e /d/ e non dal fatto che realizziamo, per un processo meccanico, la prima nasale come velare [ŋ] e la seconda come dentale [n]. Diversamente, l'inglese distingue, ad esempio, to sin 'peccare' (con [n]) da to sing 'cantare' (con [ŋ]).
A fronte della differenza tra suono e grafia, quest'ultima può oscillare, come mostrano i seguenti esempi (per i quali è peraltro un riferimento sempre utile il DOP. Dizionario d'ortografia e di pronunzia, di B. Migliorini, C. Tagliavini e P. Fiorelli, Roma, Rai-ERI, 1999): comfort si scrive così perché derivato dall'inglese, che a sua volta ha attinto, come anche l'italiano per altra via, dal francese confort; sono in alternanza anche decemviro e decenviro, triumviro e triunviro, tramvai e tranvai, ma in quest'ultimo caso, soprattutto per le forme derivate (tranvia, tranviario, tranviere) si consiglia n».

 

Mara Marzullo

27 novembre 2009


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