Flittena o flittene: dubbi pruriginosi

Alcuni lettori ci hanno chiesto chiarimenti in merito ai termini medici flittèna e flittène: quale forma preferire e quale genere grammaticale usare.

Risposta

È molto probabile che tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo avuto una flittena. È ancora più probabile, però, che non sia stato esattamente questo il nome che abbiamo usato per indicarla, quando dopo una scottatura accidentale in cucina o uno sfregamento dovuto a una calzatura troppo stretta l’abbiamo vista comparire sulla nostra pelle. Il termine, proprio del linguaggio medico, designa, infatti, una piccola bolla rialzata contenente liquido sieroso che nella quotidianità siamo soliti chiamare piuttosto bolla d’acqua, pustola o vescica.

Prima di approfondire la storia di flittena, bisogna ricordare una caratteristica del linguaggio medico, ossia la sua grande ricchezza terminologica, dovuta in parte a una presenza abbondante di sinonimi, alcuni più propriamente tecnici – spesso di tradizione dotta (cioè ripresi direttamente dal latino o dal greco in epoca moderna) e di circolazione ristretta (perlopiù tra gli addetti al settore) – e altri (parole o anche locuzioni) comuni o a basso gradiente scientifico, che hanno una maggiore diffusione tra i non specialisti e nel parlato di tutti i giorni. Per fare qualche esempio, possiamo citare piressia o ipertermia accanto a febbre, emesi a vomito, epistassi a sangue dal naso, cefalea a mal di testa (cfr. Serianni 2005, p. 125). In questi casi la preferenza di un termine tecnico rispetto a uno comune (o viceversa) dipende esclusivamente da ragioni stilistiche (non influisce sul referente: la piressia non è una particolare forma di febbre!) e dal registro adottato dal parlante, che si dovrebbe (ragionevolmente) modulare in base al contesto (in un convegno di medicina un medico preferirà piressia, mentre in famiglia febbre). Si può dire lo stesso per flittena rispetto agli altri sinonimi sopra citati: la scelta di uno rispetto a un altro non sembra dipendere, come già detto, da caratteristiche del referente, come per es. l’eziologia del fenomeno (che sia ustione, sfregamento o altra causa), anche se alcuni dizionari, come vedremo, non sembrano essere totalmente d’accordo.

Veniamo ora al termine in questione. Tutti i principali repertori lessicografici italiani (non specialistici, sottolineiamo) registrano la voce flittena come sostantivo femminile e la considerano un grecismo (dal greco ϕλύκταινα traslitterato phlýktaina ‘pustola’, attestato nelle opere mediche di Ippocrate) entrato in italiano come sostantivo femminile tra Sette e Ottocento (è attestato nel Tommaseo-Bellini s.v. cristallina; la maggior parte dei dizionari, tra cui il GRADIT e il Devoto-Oli 2023 in rete [consultato nel dicembre 2022], data la prima attestazione al 1834; soltanto lo Zingarelli 2023 la anticipa al 1778). Il lessema ha il significato di ‘bolla dovuta a cause esterne fisiche o chimiche’ (Devoto-Oli 2023) ed è accompagnato da due varianti secondarie: flictena (in cui si mantiene il nesso consonantico velare + dentale presente già in greco) e flittene (ormai disusato flictene). Il plurale è generalmente in -e (è attestato, ma molto più raramente, le flitteni e, in passato, le flicteni).

Rispetto agli altri sinonimi a cui abbiamo accennato all’inizio, il GRADIT e il DISC, in accordo con alcuni dizionari specialistici (Dizionario di Medicina Treccani; Dizionario Medico Dorland), specializzano il significato di flittena, ossia ‘bolla contenente siero che si forma in seguito a una scottatura’. La definizione del Dizionario di Medicina Treccani (che ha a lemma flittene e non flittena) sembra chiarire, però, la questione, mostrandoci come dalla causa primaria (ustione) si sia passati anche ad altre secondarie (veleni, detergenti, ecc.):

Manifestazione bollosa cutanea causata da ustione. Si forma, insieme all’edema, per insulto termico nel caso delle ustioni di secondo grado, che coinvolgono epidermide e derma. Ogni bolla si forma per una raccolta di liquido al di sotto dello strato esterno dell’epidermide. Si possono avere f. anche per contatto con sostanze urticanti, per inoculazione di veleno di imenotteri, per uso di detergenti aggressivi, per irradiazione, ecc.

Il Dizionario Medico Dorland riporta un’ulteriore accezione della parola (qui a lemma vi è flittena), decisamente più settoriale: “piccola vescicola che contiene linfa osservata sulla congiuntiva [ossia la membrana che riveste internamente le palpebre] in particolari condizioni”.

Chiarita la semantica e lo stato lessicografico, passiamo all’origine e alle attestazioni del termine. Innanzitutto, bisogna precisare che la forma era conosciuta anche in latino, o meglio, in traduzioni latine di opere mediche greche. Nel Thesaurus Linguae Latinae (dizionario latino basato su testi dal periodo classico fino al 600 d.C.) è registrata, infatti, la voce phlyctaena (negli esempi anche flictena o flyctena) col significato di ‘genus pustulae’ (specie di pustola). Tra gli esempi vi sono passi dell’enciclopedista romano Aulo Cornelio Celso (prima metà del I sec. d.C.), ma la forma è riportata dall’autore direttamente in greco, dei medici bizantini Oribàsio (325-403 d.C.), le cui opere ci sono giunte nella traduzione latina risalente al V o al VI secolo, e Alessandro di Tralle (527-565 d.C.), maestro di medicina che operò a Roma. La parola già a quest’altezza indicava una pustola sia dell’epidermide sia della congiuntiva.

In italiano il termine flittena (la cui accentazione piana rimanda al latino e non al greco) compare a partire dal 1571 (circa tre secoli prima rispetto a quanto riportato dai dizionari, circa due rispetto allo Zingarelli). Questa l’attestazione reperita da Google libri [1]:

[1] nondimeno nel quarto libro della Dieta de mali acuti parla Hippocrate, o qual si fosse l’Auttore, delle Flittene ne sopracigli, & le chiama con novo nome Phlyzacia, voce forse presa con poca variatione da Celso nel quinto libro, dove addimanda Phisacia alcune pustole alquanto durette, & biancheggianti, e […] dalle quali si spreme fuori l’humore onde per aventura sarà meglio, & più verisimile, che il Fisacio di Celso sia il Flizacio d’Hippocrate, che è, come dissi, la Flittena, e non il Psidracio, come pare, che credesse il Manardo. Queste flittene adunque ponno, come dissi, esser passione particolarmente de gli occhi, e nascere anchora generalmente per tutto il corpo. (Giovanni Battisti Susio, Trattato [...] che sia giovevole rimedio il trarre del sangue nelle volgari varuole, ferse e petecchie, Venezia, Francesco de’ Franceschi Sanese, 1571, p. 5)

Di circa un secolo più tardo è il primo esempio del sostantivo singolare femminile flictene [2] (la forma flittene, con assimilazione del nesso -ct-, è attestata a partire da fine Settecento [3]):

[2] Quelli, che sono causati dalla bile, sono l’erisipela, la flictene, papula, impetigine, scabie, psora, e lebbra. (Pietro Piegreo, Chirurgia teorica e pratica, tradotta dal francese in italiano da Giuliano Franchieri, Siena, Stamperia del Pubblico, 1683, p. 67)

[3] Così se il soggetto fosse irritabile molto, o poco, se fosse sanguigno, o flemmatico, ragazzo, o adulto ec., la scilla sopra di lui agendo, produrrà la flogosi, o una flogosi risipolatosa; la morsicatura della vespa la flittene infiammatoria, l’ortica richiamerà le pustule orticarie, l’insetto scabbioso le pustule sue ec. (Pietro Ruggiero, Carattere intrinseco degl’infiammamenti animali e loro risultati, Napoli, Gaetano Raimondi, 1796, p. 8)

Per tutto l’Ottocento e per buona parte del Novecento le forme flittena [4-5] e flittene [6-7] concorrono (così come, pur se minoritarie, flictena e flictene):

[4] ne resulta una piccola flittena biancastra, poco prominente che si rompe e lascia vedere un’erosione il più sovente rotonda della membrana mucosa (Ermenegildo Canigiani, Storia anatomica delle infiammazioni, Livorno, Libreria Gamba, 1839 p. 285)

[5] Linfedema secondario dell'arto inferiore destro. Ustione di secondo grado con formazione di voluminosa flittena (Emilio Rosato, Linfodema degli arti, Cosenza, Pellegrini, 1996, p. 144)

[6] quel voto che nasce nell’apertura di ciascheduna flittene è ripieno di sanie giallastra e glutinosa, simile al miele (Vincenzo Chiarugi, Delle malattie cutanee sordide, Firenze, Giovacchino Pagani, 1807, vol. II, p. 193)

[7] Più importante è invece il patereccio cutaneo flittenulare, con la formazione di una flittene contenente pus che scolla l’epidermide dal derma (“Patologia e clinica chirurgica”, 1980, p. 22; si noti anche la presenza del derivato, o forse piuttosto corradicale, agg. flittenulare)

Ma c’è una netta preferenza per la prima, come dimostra il grafico tratto da Ngram Viewer. La forbice va però diminuendo sempre più dal 1970, fino ad annullarsi:


A queste cifre andrebbero sommate tuttavia anche le attestazioni, seppur minoritarie in passato, di il flittene (e il flictene). Il sostantivo infatti non di rado è usato come sostantivo maschile (plurale i flitteni e i flicteni; rari gli esempi di i flittene) e su Google libri se ne trovano esempi già a inizio Ottocento:

Non mancava di cancrenarsi il bubbone, quando vi compariva sopra un flittene, il quale rompendosi scaturiva un icore (Vitangelo Morea, Storia della peste di Noja, Napoli, Angelo Trani, 1817, p. 440)

Oggi la situazione procede in una direzione del tutto differente. Precisando che si tratta di una parola con una circolazione piuttosto ristretta, possiamo mostrare i risultati tratti dalle pagine in italiano di Google per vedere i rapporti tra le forme e i generi grammaticali (ricerca eseguita il 20/12/2022):

la flittena:      572 risultati
la flittene:      210 r.
il flittene:       653 r.

Si tratta di cifre che, seppur molto basse e sulla cui attendibilità non si può fare completamente affidamento, sembrano mostrare la tendenza – tutt’altro che insolita nell’italiano contemporaneo – di assegnare il genere maschile a una voce d’origine greca terminante in -e (si veda la scheda su acme). Il termine potrebbe infatti essere stato interpretato come un nome formato dal suffisso -ene, molto produttivo nel linguaggio della chimica organica per formare, appunto, sostantivi maschili (si tratta perlopiù di idrocarburi alifatici insaturi, per es. acetilene, cherosene, propilene ecc.).

Di primo acchito, la tendenza a considerare maschile flittene si potrebbe imputare maggiormente a scriventi che hanno una scarsa dimestichezza con il termine tecnico della medicina. Sul web, però, la situazione appare oscillante nella forma e nel genere grammaticale anche in siti dedicati al tema, presumibilmente scritti da esperti del settore o da persone che si sono documentate:

Flittena. Lesione cutanea che si produce in seguito al raccogliersi di liquido tra le cellule dell’epidermide, o tra epidermide e derma. Ha l’aspetto di una vescicola o di una bolla, contenente liquido sieroso limpido o sieroemorragico. (Flittena, "Corriere salute", Dizionario, corriere.it, 23/3/2022)

Con il termine flittene si è soliti indicare una lesione a livello epidermico formata da una vescicola (o bolla) ripiena di liquido sieroso trasparente. Può essere di diverse dimensioni. […] Con la flittene quando rivolgersi al proprio medico? (Flittene, humanitas.it)

La flittena o flittene del tallone è una “vescica” contenente siero, facilmente riconoscibile, a volte molto estesa di dimensioni superiori a 2 cm di diametro, la causa principale della sua formazione è la frizione o la pressione (con una spinta tangenziale/laterale) esercitata dal paziente sul letto o sui dispositivi antidecubito applicati. (Franco Ognibene, La flittena/flittene del tallone, cosa dicono le linee guida?, infermieriattivi.it, 24/1/2021)

Il flittene, o anche chiamata vescicola, è la formazione di liquido sieroso, raccolto all’interno dello spazio tra l’epidermide e gli strati inferiori a causa di diversi agenti: ustioni, pressione, traumi e alcune malattie infettive (Dario Tobruk, Flittene: gestione e cura delle vescicole nel paziente diabetico e in quello sano, dimensioneinfermiere.it, 14/4/2021)

Il flittene è una vescicola contenente liquido sieroso o ematico, che insorge tra l'epidermide e gli strati sottostanti. […] La flittena può manifestarsi in malattie quali il pemfigo, l’impetigine e altre dermatosi bollose (Flittene, mypersonaltrainer.it, 12/2/2020)

Ma come spiegare l’origine di flittene al fianco di flittena, visto che il corrispondente termine greco termina in e in latino in -a? Una prima spiegazione potrebbe riguardare il termine greco di partenza: in Ippocrate al fianco del nostro ϕλύκταινα è presente anche ϕλυκταινίς (traslitterato phlyktainìs, GI - Vocabolario della lingua greca) con lo stesso significato (quasi un diminutivo ‘pustoletta, vescichetta’), da cui si potrebbe avere più facilmente la terminazione in -e (gioca contro questa ipotesi la forma latina flictena di prima declinazione riportata precedentemente in diverse traduzioni dal greco). Un’altra possibile spiegazione chiama in causa l’esistenza di sostantivi, specie femminili, in -e invariabili: la forma flittene singolare potrebbe dunque muovere da flittene plurale di flittena, interpretato appunto come nome invariabile, al pari di stele. Ma l’esistenza di un plurale in -i (le flitteni) ben documentato rende l’ipotesi poco plausibile. Una terza spiegazione potrebbe essere l’analogia con altri sostantivi d’ambito medico uscenti in -ene, come fosfene, igiene, imene (maschile), che però sembrano tutti attestati posteriormente. Un’ultima spiegazione è l’influenza del francese. In questa lingua il termine phlyctène (“Ampoule vésiculeuse remplie de sérosité, généralement transparente, qui s’amasse sous l’épiderme”, TLFi) è attestato a partire dal 1586 in un trattato sulla peste di Jean Suau. L’attestazione francese è di poco posteriore a quella italiana di flittena sopra presentata e non è possibile stabilire quale lingua abbia influenzato l’altra (ammesso che vi sia stata un’influenza), ma va ricordata un’osservazione di Serianni: “L’influsso francese nella lingua medica italiana è di proporzioni ingenti, ma difficilmente precisabile in assenza di studi […]. La gran parte dei francesismi medici rientra infatti nella categoria degli xeno-latinismi o xeno-grecismi: tecnicismi foggiati con materiale latino o greco che avrebbero potuto essere diffusi da qualsiasi altra lingua romanza. […] si può guardare alle diverse date di attestazione nelle due lingue: ma è un criterio quanto mai labile perché viziato dalla carenza di documentazione, tanto più se i termini francese e italiano sono attestati a pochi anni di distanza” (Serianni 2005: 180-181).

Ma forse la spiegazione più semplice è quella di applicare all’italiano il criterio della “etimologia multipla” in uso negli studi linguistici romeni (cfr. Graur 1950; per un caso linguistico in italiano si veda lo studio di D’Achille 2015 su signorina): flittena, documentato dal Cinquecento, potrebbe derivare dal latino e non dal greco, mentre il posteriore flittene potrebbe essere stato calcato sul francese, come abbiamo visto, oppure essere un pseudogrecismo. Dato che molte parole femminili greche con la desinenza in sono entrate in latino con la desinenza in -a (per es. gr. δραχμή traslitterato drakhmḗ > lat. drachma > it. dracma o dramma ‘moneta greca’; gr. κρύπτη traslitterato krýptē > lat. crypta > it. cripta), si è pensato che dietro a flittena ci fosse in realtà un termine greco analogo, uscente in -ḗ, che avrebbe dato in italiano un nome in -e.

Qualunque sia la motivazione della polimorfia, oggi circolano entrambe le forme, anche se dai dati esposti il termine sembrerebbe essere scarsamente padroneggiato sia dagli scriventi esperti sia dai non specialisti. Ma la scelta non riguarderebbe soltanto la forma flittena o flittene, entrambe oggi possibili (da accantonare flictena o flictene), ma anche il genere grammaticale, data la presenza, sopra documentata, di flittene maschile. Ciò che si può consigliare in conclusione di questa scheda è di utilizzare il genere femminile e di preferire la forma flittena, in accordo con i dizionari e, soprattutto, con la storia del termine.

Nota bibliografica:

  • D’Achille 2015: Paolo D’Achille, Per la storia di ‘signorina’, in Identità e discorsi. Studi offerti a Franca Orletti, a cura di Laura Mariottini, Roma, RomaTrE-Press, 2015, pp. 55-74.
  • Dizionario Medico Dorland: William Alexander Newman Dorland, Dizionario medico Dorland, edizione tascabile, Milano, Elsevier, 2006.
  • GI: Franco Montanari, Vocabolario della Lingua greca, con la collaborazione di Ivan Garofalo e Daniela Manetti, progetto di Nino Marinone, Torino, Loescher, 2003.
  • Graur 1950: Alexandru Graur, Etimologie multiplă, in “Studii şi cercetări lingvistice”, I, 1950, pp. 22-34.
  • Serianni 2005: Luca Serianni, Un treno di sintomi. I medici e le parole: percorsi linguistici nel passato e nel presente, Milano, Garzanti, 2005.


Kevin De Vecchis

23 giugno 2023


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