Qualche anno fa, prima dell’estate ci siamo squagliati: quest’anno, alla ripresa, proviamo invece a quagliare?

Ci sono arrivati vari quesiti sul verbo quagliare, sui suoi usi e sui suoi significati, alcuni dei quali sembrano a chi ci ha scritto regionali o dialettali.

Risposta

Per rispondere ai nostri gentili lettori dobbiamo partire dal verbo latino coagulo, coagulare, da cui deriva, per via dotta, coagulare e, per via popolare, cagliare e, appunto, quagliare. Il significato dei tre allòtropi, che sono tutti e tre etichettati nel GRADIT come propri del vocabolario comune, è (come abbiamo già detto nella risposta di qualche anno fa a cui allude il titolo di questo intervento) più o meno lo stesso: quello, già del latino, di ‘solidificare’ e, al riflessivo, ‘solidificarsi’.

Ci sono però differenze d’uso sul piano diafasico e diatopico: coagulare è un termine adoperato soprattutto nel linguaggio medico per riferirsi alla coagulazione del sangue (per i più recenti sviluppi del verbo si veda la risposta di Kevin De Vecchis su questo stesso numero), mentre cagliare è usato prevalentemente a proposito del latte, da cui, grazie a una sostanza detta caglio, si ottiene il formaggio. Infine, quagliare è diffuso prevalentemente in area centro-meridionale in questo significato proprio, che è ben percepibile nel suo antonimo squagliare, che invece si usa un po’ in tutta Italia, sia nel senso di ‘sciogliere’, sia in quello figurato e scherzoso di ‘sparire’, proprio della forma riflessiva squagliarsi (e di squagliarsela). È invece adoperato un po’ dovunque in senso figurato, col significato di ‘venire al sodo’, ‘arrivare a decidere’, ‘concludere’, che si trova soprattutto, ma non solo, in frasi negative (“si lavora tanto, ma alla fine non si riesce a quagliare”).

Possiamo dunque rispondere al signor A.C. (il quale non a caso scrive da Roma, che ha irradiato in tutta Italia l’uso scherzoso di squagliarsi e squagliarsela sopra ricordato) che adoperare quagliare in questo secondo senso (le espressioni da lui citate sono “speriamo di quagliare presto” e “ci risentiamo non appena riusciamo a quagliare”) è lecito e non deve considerarsi dialettale: quagliare nel senso di ‘giungere a compimento, concludersi positivamente’ (citiamo la definizione dello Zingarelli) è infatti registrato in tutti i principali dizionari senza la marca reg(ionale) e/o centromerid(ionale) che correda talvolta l’uso del verbo in senso proprio.

Viceversa, a proposito dell’espressione citata dalla signora E.T. di Rosasco (Pavia) come sinonimo di quagliare, e cioè raggiungere la quaglia (di cui non ho trovato attestazioni probanti neppure in rete), in astratto quaglia potrebbe essere un deverbale da quagliare e l’espressione rappresentare un effettivo equivalente del verbo (con il trasferimento del carico semantico sul nome, come in trovare la quadra nel senso di quadrare, su cui si veda la risposta di Lucia Francalanci). Tuttavia, data anche la totale assenza di riscontri, ritengo più probabile che sia frutto di un processo paretimologico “inverso” sviluppatosi in un’area in cui il verbo quagliare potrebbe non essere usato né percepito nel suo senso proprio, ma essere ricondotto, sulla base della somiglianza dei significanti, al nome dell’uccello quaglia: così quagliare nel senso di ‘concludere’ potrebbe essere stato reinterpretato come derivato figuratamente da ‘riuscire ad acchiappare il volatile’ e quindi reso con raggiungere la quaglia. Altrimenti, deve trattarsi di un uso idiolettale che, in astratto, può anche essere considerato legittimo, ma che a mio parere è difficile da accettare (perché poi raggiungere la quaglia e non, per esempio, arrivare alla quaglia?).

Alla signora P.M., che scrive da Ossi (prov. Sassari), diciamo che, con riferimento al processo di coagulazione del latte, è preferibile usare, anziché quagliare, cagliare, perché, come si è detto, è più diffuso a livello nazionale (e dunque anche meno soggetto a possibili dubbi interpretativi).

Infine, al signor A.P. di Enna, che adopera il verbo quagliare, da lui ritenuto dialettale (in effetti le sue più antiche attestazioni si trovano proprio in testi medievali siciliani) con riferimento alla “neve che si accumula a terra” (e non si squaglia, verrebbe da aggiungere), diciamo che il corrispondente verbo italiano sarebbe rapprendersi o solidificarsi o, forse meglio ancora, condensarsi. Ma nell’uso quotidiano e familiare locale quagliare è senz’altro accettabile.

Ringraziamo anzi il lettore siciliano se possiamo riaprire la nostra rubrica dopo la breve pausa estiva con la suggestiva immagine della neve che “quaglia”. Nel corso di un’estate che non è ancora finita e che ha avuto momenti torridi, quando abbiamo ormai quasi tutti preso atto del cambiamento climatico che mette a rischio i nostri ghiacciai, questa immagine ci rinfresca e ci consola, dandoci modo di “riaprire in bellezza”.


Paolo D'Achille

25 agosto 2023


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