Se cubiamo facciamo peccato (di lingua), ma veniale

Diverse richieste di consulenza, già almeno dal 2010, segnalano l’uso di cubare per ‘raggiungere una cifra totale, una quantità complessiva’, per esempio l’ammontare di un investimento, di una spesa, di un profitto, o il tempo previsto per svolgere un’attività.

Risposta

Prendo gli esempi dalle domande di lettrici e lettori (miei i corsivi d’ora in poi): “redigere il report mi ha cubato 4 ore” (in questo caso mi ha cubato corrisponde più o meno a “mi ha preso, mi ha impegnato o occupato”); “un film cuba sull’hard disk 700MB” (e qui cuba si potrebbe rendere con “occupa, pesa”), e così via.

Questi significati non risultano ancora registrati nei dizionari, che però riportano cubare per ‘giacere’ (intransitivo, anche pronominale: cubarsi), e cubare transitivo per ‘elevare al cubo’ o ‘calcolare la cubatura’. Nel primo caso abbiamo un forte latinismo; Dante scrive “là dov’Ettore si cuba” (Par. 6, 68), adattando l’occubat usato da Virgilio nell’Eneide, e in entrambi i passi si parla della salma di Ettore, che riposa sul letto del fiume troiano Simoenta. Nell’altro caso il verbo richiama il cubo, cioè la figura geometrica dell’esaedro regolare, e i suoi usi sono attestati in italiano almeno dal Settecento in scritti di geometria e d’ingegneria. Il GDLI informa che il matematico fiorentino Vincenzo Viviani, discepolo di Galileo, usò anche quadrabile e cubabile per riferirsi a una superficie e a un volume riducibili rispettivamente al quadrato e al cubo; lo stesso dizionario registra anche il “raro” cubaggio per ‘cubatura’, senza portarne esempi, ma nella rete e nelle risorse di Google libri se ne trovano numerose attestazioni per ‘cubatura (di un ambiente)’ o ‘ingombro totale (di merci)’ in testi tecnici pubblicati almeno dagli anni Trenta del Novecento.

Chi voglia conoscere meglio i rapporti etimologici tra i significati di cubare può leggere un articolo pubblicato da Maurizio Assalto nel periodico digitale “linkiesta” il 3 aprile 2023; oppure, risalendo indietro di qualche mese, un corsivo di Stefano Bartezzaghi che pescava un cuberà ‘calcolerà’ in uno dei racconti dell’Adalgisa di Gadda, pubblicati in raccolta nel 1944, ma usciti singolarmente già qualche anno prima. L’analisi di Assalto è accurata e la lettura, gustosa, muove proprio dal cubare usato da Giorgia Meloni a proposito della legge di bilancio 2022, “che cuba complessivamente trentacinque miliardi di euro”, e subito rilanciato e moltiplicato (cubato?) dalla stampa.

Mettendo da parte il poetico e ormai estinto cubare ‘giacere’, torno al significato geometrico. Dal TLFi Trésor de la langue française informatisé apprendiamo che cuber per ‘élever à la 3e puissance’ è usato già nel 1549 dal matematico Jacques Peletier du Mans; che l’uso intransitivo nel significato di ‘contenere un dato numero di unità cubiche’ è attestato almeno dal 1928; e infine che dal 1783 è documentato cubage, da cui deriva probabilmente anche l’italiano cubaggio. Si conferma dunque l’antichità di questi significati e la loro probabile derivazione dal modello francese.

I nuovi usi di cubare per ‘occupare, impegnare’, detto della misura di uno spazio o di una quantità, sono documentati fin dal secondo Ottocento in testi italiani di ambito tecnico-industriale; siccome è complicato cercare nei corpora le forme più comuni cubo, cuba e cubano, che sono omografe o omonime di parole ben più frequenti (rinvio per questo a un articolo di Federica Casadei, che cita tra l’altro proprio cubare), ho cercato i più rari e inconfondibili cubiamo, cuberà/cuberanno e cuberebbe/cuberebbero.

Nel fascicolo del 1897 degli “Annali della società degli ingegneri e degli architetti italiani” ([g. v.], Sulle alte dighe di ritenuta per serbatoi d’acqua, pp. 181-184: p. 184) si legge che “[…] un profilo minimo di diga continua, escluso le fondazioni, cuberebbe da 315 a 320 m3 a metro lineare, ed un profilo rinforzato (per tener conto delle sotto pressioni) raggiungerebbe 370 a 380 m3”; e a p. 207 dell’Estimo rurale, civile e catastale pubblicato nel 1934 dall’agronomo Giuseppe Antonelli si riporta un esempio della “formola ultra semplice nota anche […] col nome di formola di Denzin”: “un abete di 60 cm. di diametro a petto d’uomo, cuberebbe dunque m. 0,6 x 10 = 3,60”.

La storica della matematica Silvia Sbaragli, che ringrazio, mi ha informato che gli usi geometrici e quantitativi di cubare transitivo e intransitivo sono normali nel linguaggio tecnico dei geometri anche delle generazioni più giovani (trenta-quarantenni); e già da diverso tempo l’uso si è esteso anche a calcoli finanziari. In questi contesti è avvenuta, verosimilmente, l’estensione segnalata nelle richieste di consulenza, cioè il passaggio da cubare ‘elevare al cubo’ e anche ‘calcolare (il volume)’ a cubare ‘impegnare, misurare, totalizzare, ecc.’ a proposito di quantità numeriche, e specificamente monetarie.

Cercando in rete le stesse forme di cubare se ne trovano numerosi – anche se non moltissimi – esempi; ne riporto alcuni:

«Siamo un servizio pubblico — aggiunge Sergio Maifredi [Coordinamento delle Imprese Teatrali della Liguria] — dei tre milioni e seicentomila euro che cubiamo, tutti insieme, più di due sono fatturato, ovvero derivano dalla vendita dei nostri biglietti. […]» (Erica Manna, Teatri, mobilitazione dal basso nasce il coordinamento regionale, “la Repubblica”, 19/12/2020)

Le sottoscrizioni alla fibra sono solo il 5,9% mentre le abitazioni cablate ammontano a 11 milioni, il 41%. E con Germania e Uk cubiamo il 60% del mercato europeo in cui il rame continua a fare la parte del leone. La strada dunque è ancora lunga e bisognerà spingere l’acceleratore (Mila Fiordalisi, Ftth, Italia leader in Europa per tasso di crescita ma abbonati al palo, corrierecomunicazioni.it, 22/5/2021)

[…] La Regione ha riconosciuto un finanziamento di 38.500 euro che saranno erogati […] per gestire le azioni previste, mentre il progetto cuberà complessivamente oltre 60.000,00 euro. (VINTO IL BANDO DI REGIONE LOMBARDIA Giovani SMART (SportMusicaARTe), Comunedi Vimodrone, 8/8/2022)

[…] il Decreto 145/2003 prevede che l’anticipo sia calcolato moltiplicando per 6,7 volte il valore dell’Indennità di Vacanza Contrattuale (IVC), ciò cuberà sulle buste paga di dicembre 2023, in media, dai 750 euro ai 870 euro. (interrogazione presentata all’assemblea legislativa della regione Emilia-Romagna, demetra.regione.emilia-romagna.it, 2/11/2023)

Per concludere, riprendo le parole di Enrico F., che il 18 gennaio del 2010 chiedeva: “è un linguaggio confinato ai tecnici o no?”. Dalla data di quella domanda sono passati quasi 15 anni e si può ormai rispondere che no, non è un linguaggio confinato ai tecnici; però lo lascerei al gergo dei tecnici, augurandomi che dopo una fiammata fortuita torni a essere occasionale, marginale. Provo a motivare brevemente:

− è un uso estensivo, come mostrano gli esempi raccolti, di un verbo che già circolava da tempo con un significato diverso e molto specifico, sempre e solo in ambito specialistico;

− l’estensione si origina probabilmente nel parlato tecnico e professionale: geometri e ingegneri (compreso Gadda, che si serve di cubare come sinonimo espressivo di calcolare) in prima battuta, poi anche esperti di contabilità e di finanza, economisti, e da ultimo amministratori e politici;

− si tratta di un’estensione grammaticalmente accettabile, non di un errore; resta però il fatto che il verbo, anche nei suoi usi più antichi, è raro e tecnico.

Siccome credo che chi lavora per professione sulla lingua non possa esimersi dal dare indicazioni, pur nella consapevolezza che sarà l’uso a decidere, sarei dell’idea di non offrire spazio a questa evoluzione di cubare nei dizionari; se proprio si vorrà registrarla, proporrei di attribuirle la marca di uso “non comune” o “tecnico-specialistico”; oppure, forzando un po’, ma non abusivamente, le prerogative dell’osservatore, suggerirei un’annotazione ancor più esplicita: “poco adatto alla scrittura scientifica e formale”. Con queste parole si dà ragione della necessaria oscillazione tra le varietà della lingua parlate e informali (anche di tecnici), dove questi usi di cubare sono tollerabili, e le varietà più controllate, come la scrittura accademica, la didattica universitaria e la comunicazione istituzionale, dove sarebbero preferibili formulazioni più rigorose, tra l’altro anche più chiare per chi ascolta o legge.

Nota bibliografica:

Riccardo Gualdo

3 luglio 2024


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