demedicalizzazione

Ambito d'uso: medicina, sociologia,

Ambito d'origine: medicina, sociologia,

Rilancio Tecnicismo

Categoria grammaticale:

sost. f.    

Definizione

1. 'necessità di ridurre il ricorso alle pratiche mediche e all’assunzione di farmaci' 2. 'sottrazione di eventi e di attività di ambito socio-sanitario alla sfera di competenza della medicina'

Etimologia

Si può considerare o un deverbale di demedicalizzare (di cui un esempio in Google libri risale al 1974) o un derivato formato dal prefisso de- e dal sostantivo medicalizzazione.

Prima attestazione

1975
«Se le dimensioni dei fatti sono quelle che espone, Ivan Illich ha certamente ragione di non credere all’utilità di correttivi. Ma che cosa si può fare, allora? Proponendo, come già la “descolarizzazione”, la “demedicalizzazione”, Illich propone in definitiva che la medicina non sia più concepita come salvezza. L’idolo scenda dall'altare, e l'uomo assuma i rischi della propria condizione senza eluderli con l’attesa illusoria di prodigi terapeutici.» (Sergio Quinzio, Medici e religione. Esculapio salvatore, “La Stampa”, 28/2/1975, p. 3)

Presenza sui dizionari

Nessuna

Diffusione al: 29 novembre 2021

Google: 7.760 r.
“la Repubblica”: 16 r. (1989: 1 r; 1996: 1 r.; 1999: 1 r.; 2005: 2 r.; 2008: 1 r.; 2011: 2 r.; 2014: 1 r.; 2017: 2 r.; 2018: 1 r.; 2021: 3 r.)
“Corriere della Sera”: 4 r. (1981: 1 r.; 1991: 1 r.; 1995: 1 r.; 2008: 1 r.)
“La Stampa”: 4 r. (1975: 1 r.; 1980: 1 r.; 1991: 1 r.; 2004: 1 r.)


Note

Il termine demedicalizzazione, attestato alla metà degli anni Settanta, ha conosciuto agli inizi del nuovo Millennio una notevole ripresa e con essa un ampliamento della sua sfera semantica. Oltre al significato di partenza, infatti, di ‘necessità di ridurre il ricorso alle pratiche mediche’ come tentativo di contrasto alla diffusione dell’ipermedicalizzazione, si attesta anche quello più recente di ‘sottrazione alla sfera di competenza della medicina di eventi o di attività correlate all’assistenza sanitaria’. Ad esempio, come dimostrano alcuni articoli giornalistici recenti, ultimamente si parla di demedicalizzazione in riferimento all’abbandono da parte della componente medica dei servizi di emergenza e di pronto soccorso del 118. Da un punto di vista linguistico, la parola è ben formata; come ipermedicalizzazione, sembra destinata ad aumentare la sua diffusione.

Esempi d'uso

  • «La risposta italiana alla comprensibile domanda di demedicalizzazione del parto è data, per ora, dal sorgere di “case parto” (strutture che riproducono un ambiente di tipo domestico collocate in prossimità di un centro ospedaliero)» (Maurizio Tucci, Come si nasce oggi in Italia, “Corriere della Sera”, 23/11/2008, p. 50)
  • Guardiamo con fiducia alla azione del Ministro della Salute, Roberto Speranza, del Governo, del Parlamento, perché si eviti lo scempio della progressiva demedicalizzazione del 118 e perché il nuovo Sistema 118 che verrà non rinnovi i reiterati catastrofici errori di visione politica, dall'evidenza così pervasiva e destruente, commessi nell'ultimo decennio (s.f., Balzanelli, ‘medici vanno via dal 118, è abbandono di massa’, articolo in www.ansa.it, 22/9/2021)
  • E, intanto, assistiamo alla chiusura di punti di primo intervento, alla demedicalizzazione di postazioni territoriali sia del 118 che dell’ex guardia medica, oggi Servizio di Continuità Assistenziale (s.f., Demedicalizzazione e chiusura di postazioni emergenza, allarme da Baldari e Masotti (Fp Cgil), articolo in www.catanzaroinforma.it, 26/10/2021)
Kevin De Vecchis

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