Diverse lettrici e diversi lettori ci chiedono quale sia il genere di architrave.
Il nome architrave ha tutte le caratteristiche per suscitare dubbi sul suo valore di genere: si tratta infatti di un nome che termina in ‑e, cioè appartiene a una classe di flessione che ospita in misura sostanzialmente paritaria nomi maschili e femminili, e comincia con la vocale a, provocando quindi l’elisione della vocale finale dell’articolo determinativo che lo precede (che sia lo o la), vocale che se presente darebbe indicazioni sul valore di genere del nome che l’articolo accompagna: dalla sequenza l’architrave non è possibile quindi ricavare alcuna indicazione sul genere del nome.
Una delle lettrici che ci ha scritto mostra perplessità di fronte alla sequenza scritta “un architrave”, evidentemente ritenendo che il nome architrave sia femminile e richieda quindi l’apostrofo nell’articolo indeterminativo che lo precede. Va però ricordato che la regola secondo la quale l’articolo indeterminativo un richiede l’apostrofo davanti a nomi femminili ma non davanti a nomi maschili è tra le più spesso violate (in entrambe le direzioni: si veda quanto osserva Paolo D’Achille, L’italiano contemporaneo, Bologna, il Mulino, 20194, p. 213); queste violazioni sono comprensibili, dato il mancato parallelismo tra regole d’uso dell’apostrofo con l’articolo determinativo e indeterminativo (la norma vuole l’amico, l’amica, con apostrofo sia nel maschile che nel femminile, ma un amico, un’amica, con apostrofo solo nel femminile, nonostante il contesto fonologico sia identico a quello presente nel maschile). Ritengo quindi che qualunque sequenza scritta contenente un articolo indeterminativo davanti ad architrave sia poco probante per dedurne il genere, dato che non è possibile sapere se chi scrive ha usato o ha omesso l’apostrofo in modo conforme a quanto prescritto dalla norma.
Dunque architrave è uno di quei nomi per i quali oscillazioni e incertezze nell’assegnazione del genere sono prevedibili, come anche nei casi di acme, trattato qui, di alce e istrice, trattati qui, di Artide e Antartide, trattati qui, e di iride, trattato qui.
Una delle nostre lettrici, che vorrebbe usare architrave come femminile, sostiene che i dizionari registrano la voce solo come maschile: questo è vero nella maggioranza dei casi (il lemma è maschile secondo Nuovo De Mauro, Devoto-Oli online, Sabatini-Coletti 2018, Vocabolario Treccani online, Zingarelli 2025, l’Etimologico), ma il DELI costituisce una voce fuori da coro, classificando architrave come femminile. Il Devoto-Oli affronta esplicitamente la questione del genere di questa voce, che considera una di quelle che definisce “Parole minate”, e avverte:
Il sostantivo architrave è maschile, anche se la parola trave, di cui è composto, è normalmente femminile; tuttavia, nella lingua antica o in aree regionali trave è usato anche come sostantivo maschile. I nomi in -e possono essere maschili o femminili e incertezze possono nascere anche in parlanti colti.
Le fonti normative, dunque, sostengono che architrave sia maschile. Nell’uso, il maschile certo prevale, ma anche il femminile è ben attestato. Per verificare gli usi effettivamente diffusi ho cercato le occorrenze, sia al singolare che al plurale, del lemma architrave seguito da un aggettivo nel corpus itTenTen20 (consultabile tramite abbonamento su sketchengine.eu); la ricerca ha restituito 2.369 sequenze, che testimoniano un’ampia oscillazione nel genere del nome, come determinabile in base agli aggettivi della classe a quattro uscite che lo accompagnano. Nella tabella seguente si presenta il numero di contesti nei quali il nome architrave è usato con i due valori di genere con alcuni aggettivi a quattro uscite che frequentemente lo seguono.
L’indagine sul corpus itTenTen20 permette di stabilire che quando architrave è usato nel senso architettonico, di “Elemento architettonico orizzontale, atto a collegare tra loro i pilastri o le colonne sottostanti e a sostenere le strutture sovrastanti scaricandone il peso sui piedritti” (definizione del Devoto-Oli) prevale senz’altro il maschile, con un rapporto di oltre 10:1 nel caso dell’aggettivo monolitico, che è quello con il maggior numero di occorrenze come modificatore di architrave nel corpus, ma con rapporti meno squilibrati in altri casi. Un rapporto analogo (11,4:1) si ha tra le sequenze una trave e un trave nello stesso corpus: dunque anche trave al maschile ha una certa vitalità nell’uso contemporaneo.
Il nome architrave ha acquisito però anche un senso metaforico, non documentato dai principali dizionari dell’uso; un uso “figur[ato]” è registrato dal GDLI, che tuttavia non ne dà una definizione; un buon esempio di questo uso tratto dal GDLI è il seguente:
Due primi giudizi che non siano prodotti di sillogismo e costituiscano le colonne sulle quali si assiderà l’architrave della prima conclusione. (Benedetto Croce, Logica come scienza del concetto puro, Bari, Laterza, 1958 [19051], p. 79)
Dal corpus itTenTen20 traiamo gli esempi seguenti:
Nel rapporto con la percezione e il senso comune di massa la II Repubblica è più debole della prima. Non può usufruire della cintura protettiva del PCI e del suo controllo di massa. Non dispone di un architrave politico capillare e consolidato come la DC. (pclavoratori.it)
L’architrave politica su cui poggia il “blocco egemonico” che, a partire dagli anni Novanta, ha governato i processi di globalizzazione e di liberalizzazione dei flussi di capitale in funzione degli interessi della grande borghesia sono, da sempre e non a caso, le socialdemocrazie europee e i democratici statunitensi. (militant-blog.org)
Se quella di McCarthy è una letteratura di immagini e non di dialogo, quello di Tarantino è, per contro, un cinema che fa della parola e della conversazione il proprio architrave narrativo. (cineforum.it)
A tali quesiti tenta di rispondere Walter Siti che nel suo pamphlet Pagare o non pagare (Nottetempo) traccia un avvincente excursus (anche) autobiografico, incentrato sull’odierna concezione dei quattrini e arricchito da folgoranti e psichedeliche digressioni di carattere antropologico, psicologico e intergenerazionale. Intercalari didascalici che innervano lo scheletro dell’architrave narrativa, senza distogliere l’attenzione di chi legge, e che offrono preziose oasi di orientamento percettivo. (sulromanzo.it)
In questi contesti, in cui architrave ha un senso che potremo parafrasare con ‘elemento portante, fondamentale’, la concorrenza tra uso al maschile e al femminile è più serrata; come si vede dai dati in tabella, con l’aggettivo narrativo prevale addirittura lievemente l’uso al femminile.
Tra gli elementi che concorrono alla scelta del genere da assegnare ad architrave, abbiamo finora menzionato solo quelli di ordine fonologico (parola che termina in e e comincia per vocale), ma giocano un ruolo anche fattori di carattere morfologico e in ultima analisi etimologico.
I dizionari non sono unanimi sull’etimologia della parola: prevale l’opinione che architrave sia formato dall’unione di trave con l’elemento archi-, che il Nuovo De Mauro considera un prefisso e caratterizza nel modo seguente:
dal lat. archi-, dal gr. arkhi-, cfr. árkhō “io comando, comincio”.
pref. indica superiorità, grado più alto, comando, grandezza, in sostantivi e aggettivi di origine greca e latina: archiatra, archimandrita, architetto, o di formazione italiana: archidiocesi, archiginnasio
I prefissi normalmente non modificano il valore di genere della base cui si premettono, quindi architrave maschile mal si spiega come derivato per prefissazione da trave, nome femminile (dal latino trabs, trabis, acc. trabe(m)). Tuttavia, come abbiamo già visto nella spiegazione offerta dal Devoto-Oli e grazie ai dati ricavabili dal corpus ItTenTen20, trave è attestato nell’uso anche come maschile sia in italiano antico sia in italiano contemporaneo, e da una base trave maschile un derivato architrave maschile sarebbe perfettamente regolare.
Che l’etimo di architrave sia quello ora descritto è opinione dei due principali dizionari etimologici dell’italiano, il DELI e l’Etimologico, del GDLI, e di Nuovo De Mauro, Zingarelli 2025 e Sabatini-Coletti 2018. Devoto-Oli e Vocabolario Treccani invece propongono una diversa etimologia:
Comp. di arco e trave ‘trave che fa da arco’ (Devoto-Oli)
prob. comp. di arco e trave, “trave che compie l’ufficio di arco” (Treccani)
Un rapporto con arco viene ipotizzato anche nella “Nota etimologica” relativa alla voce architrave nel TLIO: “Da trave. || La forma arcotrave potrebbe essere rifatta su arco”. In effetti il TLIO documenta sia architrave, la cui prima attestazione sarebbe in un documento senese del 1332-1333 (Patti per la costruzione di una cappella nella Pieve di Santa Maria d’Arezzo), in un contesto privo di elementi che permettano di dedurre il genere del nome, sia arcotrave, attestato nella Cronica dell’Anonimo romano, sempre nel XIV secolo, e accordato al maschile. I brani citati dal TLIO sono i seguenti:
Doc. sen., 1332/33, pag. 201.4: E ritte che saranno le dette colone, si dia fondare suso en ciascheduna d’esse colone uno capetello de marmo lavorato e sfolliato e bello e suficiente; e da questo en su se’ntende tutto de marmo bello e biancho e netto, e non sia pelato, cioè tutto el frontespizo denanzi e de lato e l’arco de la detta capella; e dia ponere en su i capetelli una pietra de marmo, che se chiama architrave...
Anonimo Rom., Cronica, XIV, cap. 7, pag. 31.18: Per fare questo tetto fuoro adunati tutti li savii mastri li quali avere se potiero drento de Roma e fòra. Intra li quali fu uno delli buoni dello munno, lo quale abbe nome Nicola de Agniletto de Vetralla. Questo stava suso in uno arcotrave a lavorare. Lo trave era puosto su nello muro aito.
Un incrocio con arco non è implausible dal punto di vista semantico: sia l’arco sia una struttura contenente un architrave sono metodi architettonici utilizzati per incorniciare un’apertura di passaggio tra due spazi (detta tecnicamente una luce). Chi pensa che l’architrave, o arcotrave, sia una specie di ‘arco’, assegnerà probabilmente il genere maschile alla voce, pensando al maschile arco; chi invece (più correttamente) pensa che si tratti di un tipo di ‘trave’ assegnerà il genere che la voce trave ha nella sua varietà – e come si è visto, trave è prevalentemente femminile nello standard (come era femminile il suo etimo latino) ma maschile in varietà antiche, regionali e substandard, nonché in usi minoritari anche nell’italiano standard: questi usi di trave al maschile saranno alla base del prevalente genere maschile di architrave.
Anna M. Thornton
13 luglio 2026
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