Investire in parole chiare

di Antonio Patuelli

Soffro in questi anni la decadenza in Italia dell'educazione civica e dell'educazione finanziaria. Un tempo l'educazione civica veniva insegnata fin dagli ultimi anni delle elementari agli italiani, che erano i soli che abitavano in Italia: oggi viene insegnata ancor di meno agli italiani e quasi nulla o nulla a coloro che cercano, tra gli immigrati, di diventare italiani.

 

Due esempi emblematici di quotidiana confusione civica e semantica: quando sentiamo citare "Premier", con il nome dell'italiano che è Presidente del Consiglio, e "Governatore" di una Regione, si commettono gravi errori perché in Italia non c'è nessun "Premier", ma esiste un Presidente del Consiglio. Il "Premier" è soltanto il primo Ministro di Sua Maestà Britannica. Le due figure giuridiche sono radicalmente diverse. Inoltre, nell'ordinamento italiano vi è solo un Governatore, quello della Banca d'Italia: i Presidenti delle Regioni non sono Governatori. I Governatori sussistono negli Stati Uniti d'America, dove guidano i singoli Stati. Le differenze sono abissali: non si tratta solo di imbarbarimento della lingua, ma di diseducazione alle diversità che sono la ricchezza delle consapevolezze e della libertà del vivere civile.

 

Anche nell'ambito economico e finanziario, in questi anni, la confusione concettuale è cresciuta fortemente. La questione non è solamente di eleganza linguistica ma soprattutto giuridica. Quando in un documento economico in lingua italiana ci sono intervallate delle parole anglo americane, il problema non è solamente di eleganza della forma e di sua comprensibilità, ma è un problema di diritto e di responsabilità. Infatti, quando in un testo italiano vi è un concetto giuridico anglo americano non tradotto e non viene tipicizzatala fattispecie giuridica italiana, viene simulato un concetto che il più delle volte non è identico. Pertanto, un concetto giuridico mutuato da sistemi di common law, come sono quelli della cultura e della tradizione anglo americana, ha poco a che fare con la tradizione romanistica esistente in Italia, modernizzata da Zanardelli in poi.

 

Il problema è molto simile a quello del Trattato di Uccialli dal quale poi discesero le sfortune dell’Italia di fine Ottocento in Africa Orientale, ovvero di testi che dovevano essere identici nelle diverse lingue, ma avevano della difformità dalle quali scaturirono conflitti. Il diritto italiano è linguisticamente autosufficiente, non è di derivazione estera, ha una sua elaborazione autosufficiente anche quando l'Italia recepisce normative europee: ciò avviene con apposita legge ordinaria. Di conseguenza occorre capirsi meglio nell'Italia dei contratti, nei rapporti fra banche, imprese e cittadini, con il massimo di quella trasparenza che la Banca d'Italia sollecita.

 

Uno dei problemi più complessi emerso in questi ultimi anni è quello dei derivati, soprattutto nei rapporti con le amministrazioni regionali e locali. Gran parte del contenzioso è avvenuto per la scarsa comprensione della contrattualistica che era stata sottoscritta fra le parti. Nel diritto dell'economia, in Italia, il diritto italiano prevale e ci deve essere una totale trasparenza di rapporti. È più solida una società capace di comprendere sé stessa, mentre è più fragile una società che fa delle fughe dalla realtà, anche in termini di comprensione, di dialogo.
Stiamo iniziando a sviluppare, come Associazione Bancaria Italiana, un'attività per la definizione di un più appropriato linguaggio da parte delle banche per superare completamente quello antecedente al Testo Unico Bancario del 1993. Per esempio, si parla tutt'ora di "sistema bancario", frutto della legge bancaria del 1936 che imponeva una definizione organica del mondo bancario. Il Testo Unico Bancario del 1993 è, invece, la "costituzione bancaria" vigente che definisce le banche come "imprese", aziende tutte in concorrenza fra di loro e che, quindi, non possono realizzare un sistema organico.

 

Inoltre, il Consorzio Patti Chiari si sta trasformando soprattutto in un organismo di educazione finanziaria di grande e diffuso livello. A Torino già sussiste un bel museo per l'educazione finanziaria, utile non solamente alle giovani generazioni, ma per tutti. Un'iniziativa che va anch'essa sviluppata, come è importante che il servizio pubblico radiotelevisivo (al quale ci siamo rivolti con un'apposita congiunta istanza da parte dell'Associazione Bancaria e di tante Associazioni di Consumatori) istituisca una trasmissione televisiva settimanale di educazione finanziaria e al risparmio.  

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