L'Accademia della Crusca e la sentenza della Corte costituzionale sull'insegnamento universitario nella sola lingua inglese

A proposito del dibattito scatenatosi a seguito della sentenza della Corte costituzionale (decisione del 21/02/2017; sentenza n. 42) che risponde al reclamo del gruppo di professori del Politecnico di Milano contro la decisione dell'Università di istituire, a partire dal 2014, corsi di laurea magistrale e di dottorato nella sola lingua inglese, l'Accademia della Crusca ha ritenuto importante evidenziare alcune argomentazioni della Corte con vari interventi.  emanando un comunicato stampa. L'attenzione dell'Accademia per il tema dell'insegnamento nella sola lingua inglese nelle università si era già espressa in molte occasioni, tra le quali ricordiamo un Tema dell'allora presidente Nicoletta Maraschio (Lingua inglese all'Università?) e il volume del 2012 Fuori l'italiano dall'università? Inglese, internazionalizzazione, politica linguistica, a cura di Nicoletta Maraschio e Domenico De Martino.

Nella sentenza n. 42 la lingua italiana è descritta come vettore della cultura e della tradizione proprie della comunità nazionale. La Corte infatti ha respinto il reclamo contro la legge Gelmini, che non è risultata incostituzionale perché non prescriveva l'erogazione di corsi esclusivamente in lingua inglese, ma chiarito in modo inequivocabile l'impossibilità di progettare corsi di studio interamente in lingua straniera. Dal testo della sentenza emerge l'attenzione per lo studio della lingua italiana, presentato come decisivo nell'attuale momento storico in cui molti fenomeni politici, sociali e culturali legati alla globalizzazione rischiano di costringere l'italiano in una posizione di marginalità: lo studio dell'italiano è descritto come uno strumento decisivo per la trasmissione del patrimonio storico e dell’identità della Repubblica, oltre che come la garanzia di salvaguardia di quello che di per sé è un bene culturale.
La Corte prosegue affermando che la “centralità costituzionalmente necessaria della lingua italiana si coglie particolarmente nella scuola e nelle università”. L’obiettivo dell’internazionalizzazione – questo il parere della Corte – “deve essere soddisfatto […] senza pregiudicare i principî costituzionali del primato della lingua italiana, della parità nell’accesso all’istruzione universitaria e della libertà d’insegnamento [...]. Ove si interpretasse la disposizione oggetto del presente giudizio nel senso che agli atenei sia consentito predisporre una generale offerta formativa che contempli intieri corsi di studio impartiti esclusivamente in una lingua diversa dall’italiano, anche in settori nei quali l’oggetto stesso dell’insegnamento lo richieda, si determinerebbe, senz’altro, un illegittimo sacrificio di tali principî. L’esclusività della lingua straniera, infatti, innanzitutto estrometterebbe integralmente e indiscriminatamente la lingua ufficiale della Repubblica dall’insegnamento universitario di intieri rami del sapere. Le legittime finalità dell’internazionalizzazione non possono ridurre la lingua italiana, all’interno dell’università italiana, a una posizione marginale e subordinata, obliterando quella funzione, che le è propria, di vettore della storia e dell’identità della comunità nazionale, nonché il suo essere, di per sé, patrimonio culturale da preservare e valorizzare”.

 

Segnaliamo su questa pagina anche la petizione, sottoscrivibile su Change.org, per il riconoscimento dell'italiano "fondamento culturale della Repubblica" e sua lingua ufficiale: PETIZIONE: "L'italiano siamo noi".

 

 

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