Aprite la mente, per favore. Perché il "Foglio" vuole chiudere la Crusca

Maggio 2019

Perché “Il Foglio” vuole chiudere la Crusca

Claudio Marazzini

 

 

Il 9 maggio 2019 Il Collegio degli Accademici della Crusca ha assegnato il premio “Benemerito della lingua italiana” alla professoressa Maria Agostina Cabiddu, l’avvocata che ha sostenuto i professori ricorrenti del Politecnico di Milano nella causa contro il Rettore Azzone e poi contro il Rettore ed il MIUR, colei che li ha aiutati a vincere il loro ricorso (un percorso durato dal 2012 al 2018). L’annuncio dell’assegnazione del premio è stato reso pubblico con un comunicato-stampa il 16 maggio (con un po’ di ritardo rispetto alla decisione del Collegio accademico), ma già il 23 maggio 2019 il giornale “Il Foglio”, in prima pagina, chiedeva a gran voce niente meno (si noti) che la chiusura definitiva dell’Accademia della Crusca, accademia colpevole di avere assegnato il premio a una professoressa, la quale, agli occhi del giornale citato, appare come una brigatista rossa, o un’assassina. La chiusura, dunque, provvedimento simile a quello adottato dal governo di Mussolini quando tolse alla Crusca il vocabolario! Notate poi le ragioni per le quali si dovrebbe procedere alla nostra chiusura: abbiamo premiato un’avvocata che ha vinto le sue cause a tutti i livelli di giudizio, dal TAR al Consiglio di Stato. Prendersela con l’avvocato degli avversari è già di per sé singolare, ma prendersela con chi ha dato un premio a un avvocato (un premio non in denaro, fra l’altro: si  tratta di una semplice targa ricordo) lo è ancora di più. Quell’avvocato ha vinto: se aveva ragione (i tribunali gliel’hanno riconosciuta), premiamo la buona causa; se è stata bravissima, premiamo anche la sua abilità. Noi pensiamo che al tempo stesso abbia congiunto buone ragioni e abilità professionale, e che il premio sia tanto più meritato perché ha operato in un clima persecutorio, come dimostra vieppiù la grossolanità dell’attacco del vicedirettore del “Foglio”. A parte ciò, il fatto in sé, così come l’abbiamo raccontato, dovrebbe rendere tangibile il sentimento di odio a cui si è giunti sulla questione dell’inglese nell’Università. Dunque premiamo anche il suo coraggio. Si vede bene con quanto veleno questa materia viene trattata da certi giornali, e ciò dovrebbe far capire, soprattutto a chi ancora non l’ha inteso, che qui non stiamo giocherellando con quattro forestierismi più o meno gradevoli. C’è ben altro. Dietro alla questione dell’abolizione dell’italiano ci sono interessi economici ben consolidati, c’è un’idea (omologatrice e contraria al plurilinguismo) di università, società, nazione, Europa. C’è, soprattutto, e ben visibile, un atteggiamento intollerante e aggressivo, autoritario, che, com’è evidente nell’attacco rivolto dal “Foglio” alla Crusca, sembra esibire al tempo stesso disprezzo per le leggi e le sentenze dei tribunali, per le regole della convivenza civile e persino della verità storica, tanto è vero che il giornalista ci accusa di voler introdurre il dialetto nella didattica universitaria: se si desse retta alla Crusca, afferma costui, “oltre a vietare le lezioni in lingua inglese, prima o poi qualcuno imporrebbe il ritorno al milanes, tanto caro all’Ingegner Gadda”. La Crusca fiorentina che introduce il dialetto milanese nell’Università, dopo che la Crusca, nel 2016, ha polemizzato contro la legge regionale della Lombardia che ha dichiarato “lingua” il lombardo! Un’ultima precisazione: non ci si è mai mobilitati per “vietare” i corsi in inglese, come si legge nel “Foglio”, ma per evitare che il Politecnico di Milano vietasse totalmente i corsi in italiano nelle lauree magistrali e nei dottorati. C’è una bella differenza: questa è la causa vinta in sede giudiziaria dalla professoressa Cabiddu, e per questa vittoria ci congratuliamo con lei, augurandoci di avere con noi i giornalisti, anche quelli del “Foglio”, il giorno in cui si svolgerà la cerimonia di consegna della targa d’argento.

 

Aprite la mente, please

Maria Luisa Villa

 

Chiudete la Crusca please” è l’invito imperativo di un breve articolo comparso sul Foglio del 23 maggio. “Cosa succederebbe - si chiede l’articolista nel sottotitolo - se in Italia prendessero definitivamente il potere i passatisti culturali, quelli del sovranismo linguistico”.

A suo modo il testo batte molti record, poiché in tre semplici righe riesce a riproporre i principali luoghi comuni del pensiero cultural-politico corrente. Evidentemente informarsi bene e giudicare con la propria testa è troppo faticoso.

Se l’estensore dell’articoletto volesse accettare un invito a visitare la sede fiorentina dell’Accademia, potrebbe cominciare a stupirsi ancor prima di entrarvi perché nella piazza antistante si troverebbe di fronte a un cartello stradale dedicato non all’italiano, ma alle Lingue d’Europa: è un inno al plurilinguismo incardinato nella lingua locale. Le Piazze d’Europa sono state per secoli i luoghi dello scambio di merci come di idee, e giustamente il Presidente che volle questa denominazione dichiarava: Occorre  considerare le lingue dell’Unione non più come beni esclusivi delle singole nazioni, ma come  patrimonio comune di tutti gli abitanti d’Europa, in modo simile  agli  altri beni primari da proteggere nell’interesse di tutti:  le fondamentali risorse naturali quali l’aria e l’acqua, da cui dipendono le condizioni dell’ambiente, e la sanità e la sicurezza”. Questo sarebbe il passatismo culturale e il sovranismo linguistico dell’Accademia della Crusca.

Inanellare parole ad un tempo  brillanti e logore come quelle usate nell’articolo serve a catturare la benevolenza del lettore distratto ma rende un pessimo servizio  a un seria informazione e getta molte ombre  sull’autonomia della stampa.

Per difendere le decisioni del Politecnico di Milano non è bene distorcere i fatti, tanto più quando questi fatti fanno riferimento a una sentenza della Corte Costituzionale e a una decisione del Consiglio di Stato che non rifiutano l’uso dell’Inglese come lingua di insegnamento superiore, ma lo vogliono affiancato all’italiano, nei modi e nei tempi che ogni Ateneo deve individuare. Non sfiora l’articolista il dubbio che il Politecnico stia insistendo in un percorso assurdo che rifiuta di fatto il bilinguismo, invece di por mano a una transizione rapida e competente verso il suo prezioso uso. Non mancano in Europa esempi ai quali possiamo appellarci per regalare un adeguato bilinguismo agli studenti italiani e per accogliere fattivamente quelli stranieri permettendo loro di immergersi nella cultura del paese che li accoglie.

La corsa al monolinguismo anglofono nella didattica universitaria sta danneggiando ad un tempo la buona conoscenza sia dell’inglese che dell’italiano. La polemica dura ormai da quasi sei anni e viene spontaneo chiedersi quanti progressi nell’insegnamento plurilingue si sarebbero potuti ottenere se la pubblica opinione fosse stata coinvolta e sensibilizzata in modo corretto. Il plurilinguismo si può conquistare in tanti modi a partire dalla più tenera età, come avviene con la lingua madre, ma questo esige che le polemiche cessino e subentri  una fattiva collaborazione con la società. È questa la collaborazione alla quale ha sempre fatto appello l’azione di Agostina Cabiddu, che ha ben meritato l’onore che l’Accademia della Crusca ha voluto renderle, non per passatismo ma per rispetto del futuro multilingue che attende noi tutti.

 

 

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scresti_redattore
02 luglio 2019 - 00:00

Intervento conclusivo di Claudio Marazzini

La discussione si è scatenata con una certa vivacità, attorno a un tema che, era facile prevederlo, è molto adatto a suscitare reazioni, perché si lega al più grande problema linguistico dell’italiano del nostro tempo: la sua sopravvivenza come lingua di alta cultura. Una prima serie di interventi ha rivelato apprezzamento per l’operato dell’accademia e per l’articolo del Presidente. Non mi resta che ringraziare. Poi si sono registrate voci di dissenso, anche provenienti da studiosi qualificati, come il collega Fabio Marri (collega professore universitario, intendo, anche se non Accademico della Crusca). Gli rispondo che io non ho chiesto la chiusura del “Foglio”, né sul serio né per paradosso, ma questa richiesta è stata avanzata semmai da uno dei commentatori. Non si può attribuire a me la responsabilità indiretta di avere fomentato un’aggressione al povero giornale “Il Foglio”, vittima innocente dei violenti sostenitori della Crusca, a cui, per di più, avrei subdolamente nascosto il contenuto delle pagine del giornale in cui si parlava dell’ignoranza linguistica dei parlamentari europei (avrei dovuto fare la rassegna stampa, mentre ero nel cuore di una polemica contro l’istituzione che rappresento?). Di solito un’istituzione culturale, quando viene ingiustamente attaccata, manda al giornale che l’ha aggredita richieste pietose di rettifica, che naturalmente non vengono pubblicate, restano inevase e non servono a nulla. Noi, invece, contando sul largo e solido consenso che abbiamo costruito negli anni, siamo in grado di rispondere da soli, e ci facciamo sentire. Oltre al resto, non capisco perché Marri sia tanto benevolo verso la scrittura “paradossale” di chi attacca la Crusca, ma al tempo stesso si stupisca se, nel corso di una polemica molto dura e decisiva per le sorti della lingua italiana, anche qualcun altro, dopo essere stato provocato, sfoderi qualche paradosso battagliero. Forse gli espedienti stilistici sono monopolio di una parte sola, e noi dobbiamo porgere l’altra guancia, come caste mammolette? Non scherziamo: un titolo di giornale che propone la soppressione della Crusca perché “pericolosa” merita una risposta secca, e tale risposta c’è stata, ed è stata contenuta nelle forme della massima civiltà. In realtà, siamo persino onorati dell’attacco del “Foglio”, anche perché noi non dimentichiamo che lo stesso giornale, il 7 marzo 2017, criticò in maniera radicale la sentenza della Corte costituzionale sulla questione dell’inglese al Politecnico, accusando la Crusca di nazionalismo e statalismo (per quella vicenda, si veda il mio libro L’italiano è meraviglioso. Come e perché dobbiamo salvare la nostra lingua, Milano Rizzoli, 2018, p. 65 e ss.). Dunque la partita con “Il Foglio” si è aperta molto tempo fa, e forse il prof. Marri ne ha perso qualche passaggio. Vi è un’unica obiezione a cui intendo rispondere nel merito, in maniera netta e precisa: mi riferisco all’insinuazione, sottilmente maligna (c’era da aspettarselo), secondo la quale il premio sarebbe stato istituito ad hoc, per ‘pagare’ l’avvocata Cabiddu, mentre sarebbe stato meglio “pagare” direttamente il suo onorario. Ho già detto che il premio consiste in una targa-ricordo, e non prevede una somma di denaro (forse questo particolare è sfuggito ai lettori più distratti). Vorrei proprio sapere come una causa durata dal 2012 al 2018, tra Milano e le trasferte al Consiglio di Stato di Roma, possa avere sufficiente compenso venale grazie a una targa simbolica. Il suggerimento del pagamento dell’onorario reale è frutto di una profonda disinformazione sul funzionamento di un ente statale non economico, com’è la Crusca. Un po’ di sana educazione civica e amministrativa eviterebbe che si scrivessero simili sciocchezze. L’avvocata prof.ssa Cabiddu è stata pagata, se lo è stata, dai professori che le hanno affidato la causa, e la Crusca non ha in questo alcun potere di intervento, anche se è riconoscente e ammirata per la vittoria ottenuta in tutti i gradi di giudizio (con buona pace del “Foglio” e di quelli che la pensano come lui). Resta il fatto che la Crusca, attraverso i suoi organi, istituisce i premi che ritiene opportuni, e li assegna a chi ritiene li meriti. Quindi “non ti curar di lor, ma guarda e passa”, come suggerisce l’alterazione popolare del verso dantesco. Quanto al premio ad hoc, basta leggere il regolamento, pubblicato nel Sito della Crusca, per capire quanto sia complessa la procedura, e come sia un premio progettato per diventare un riferimento stabile nel corso degli anni (vedi L'Accademia >Organizzazione > Statuto, regolamenti e norme). Mi rendo conto, comunque, che ai nemici della lingua italiana questo premio possa dar fastidio; e, anzi, a pensarci bene, sono lieto che si infastidiscano. Vuol dire che stiamo agendo bene.

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Pierluigi
29 giugno 2019 - 00:00
Leggere un titolo simile "Chiudete la Crusca please" è aberrante. Il conferimento della targa all'avvocato, vincitore di una santissima battaglia, è giusto e legittimo. Al contrario del vice direttore del Foglio, auguro lunga vita all'Accademia della Crusca!

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Fabio Marri
19 giugno 2019 - 00:00
Se condivido nella sostanza la battaglia della Crusca e le motivazioni del premio (ma è vero che è stato istituito ad hoc?), trovo inaccettabile il tono della replica del Presidente, che di fronte a un trafiletto volutamente paradossale, satirico, certo non "iussivo" (o come lo si voglia chiamare), sfodera brigatisti rossi, assassini (implicitamente attribuendo il paragone al giornalista del "Foglio", che invece se ne guarda bene), e l'immancabile richiamo a Mussolini che fa sempre audience. Questo tono genera poi commenti inaccettabili come quello di tal "Donato", che si lascia andare a oscenità varie e (guarda caso) chiede la chiusura del giornale incriminato (come poi Manuel, Daniel e altri semianonimi). Penso che una saggia moderazione del dibattito avrebbe dovuto suggerire la soppressione di commenti aggressivi e insolenti. Non sono lettore del "Foglio", ma le rare volte che leggo suoi articoli me lo fanno apparire come una voce indipendente e diversa, una delle rare espressioni della libertà di stampa e di ribellione al "pensiero unico". La Crusca omette di segnalare che nello stesso numero del 23 maggio (a quanto desumo da internet) c'è un altro articolo linguistico, molto più documentato e argomentato, dove si discute l'ignoranza delle lingue straniere da parte dei parlamentari italiani in Europa.

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Luca
14 giugno 2019 - 00:00
Solidarietà, profonda riconoscenza e stima per una istituzione che mi rende orgoglioso di essere Italiano. I giornaletti, con giornalai annessi e connessi, vanno e vengono, la Crusca è per sempre.

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Marco Iudica
31 maggio 2019 - 00:00
Naturalmente esprimo la mia solidarietà e mi unisco allo sdegno di tutti. C'è però da stigmatizzare quello stile del tutto italiano di premiare con medaglie e riconoscimenti vari chi, in qualche modo, si è reso utile per la risoluzione di qualche problema. Meglio pagare l'onorario che riconoscere meriti. E' la teoria della "metà del proprio dovere". Rimane un retaggio borbonico quello di fare il regalino al medico che ha curato. Il Medico doveva curarmi come sa e come può, al meglio e non c'e' merito particolare nel compiere il proprio dovere. E' come l'applauso al pilota che ha appena effettuato le manovre di atterraggio. Ringraziamenti a iosa ma perché l'iscrizione benemerita a membro onorario? Essere "Benemeriti della lingua italiana" non deve significare aver risolto i problemi del Presidente di turno che è grato per l'operato professionale. A mio sommesso avviso era più elegante pagarla o ringraziarla ad operazione conclusa. Regalandole magari un libro o un abbonamento per 3 anni al vattelappesca. Quanti maestrini di provincia sono benemeriti della lingua e nessuno sa della loro esistenza! Per il resto, confermo e mi allineo con tutti i messaggi di solidarietà al Presidente e porgo i miei complimenti all'Avvocata.

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Luigino Goffi
30 maggio 2019 - 00:00
____La solidarietà che dobbiamo alla Crusca, ai suoi legali e, in generale, a tutti coloro che difendono la lingua italiana in un'epoca di inglesismo sfrenato non deve farci dimenticare che gli inglesisti hanno dalla loro parte argomenti molto forti, contro i quali le esclamazioni di sdegno corrono il rischio di essere interpretate solo come sintomi di impotenza e di frustrazione. ____Non parlo, ovviamente, degli argomenti stralinguistici, come il potere economico, politico, tecnologico e militare che gli anglofoni hanno, e che ha convinto da tempo certi calpestanti il suolo patrio a voltare le spalle a Dante e al nostro grande passato. ____Parlo, invece, del fatto che gli editori stampando in lingua inglese riducono di molto i costi, e, quindi, giustamente, da imprenditori, non possono che prenderne atto. La lingua italiana costa a un editore molto di più della lingua inglese e, pertanto, la lingua di Dante è destinata, nel lungo - anzi, breve! - periodo, a venir sostituita dalla lingua di Shakespeare. ____Ma perché costa di più l'italiano dell'inglese? La risposta è semplice: la lingua inglese ha parole talmente brevi che il risparmio di carta e di inchiostro è evidente persino a chi non vuol vedere. ____Col digitale, le cose non cambiano nella sostanza, perché una lingua lenta (avendo parole lunghe), come quella italiana, ha bisogno di molto più tempo di una lingua veloce (perché ha parole brevi), come quella inglese, per essere dattiloscritta . ____Ma il problema non è solo economico-editoriale. Quanto tempo della nostra vita sprechiamo a scrivere e pronunciare parole molto più lunghe di quelle inglesi? ____Infine, il problema non è solo economico ma anche artistico. La lentezza della lingua italiana - perché dotata di parole troppo lunghe - impedisce di tradurre dall'inglese in modo perfetto, cioè non solo in endecasillabi rimati (cosa già quasi impossibile) ma anche senza inarcamenti, con gli accenti nei punti giusti e con buona fedeltà testuale. ____La lingua italiana - opportunamente velocizzata e resa più precisa - è in grado di svolgere qualunque ruolo e di primeggiare in qualunque campo: scientifico, economico e artistico. Ho indicato come fare nelle lettere (post) rese gentilmente pubbliche dalla Crusca nei passati Temi e facilmente reperibili con pochi clicchi. ____La nostra epoca, veloce e spietata, rende improcrastinabile una totale riforma della lingua italiana, riducendo la lunghezza delle sue parole.

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Marco Iudica
31 maggio 2019 - 00:00
Buongiorno, sono contento di ritrovarla ancora qui e ho letto con attenzione le Sue considerazioni, che ancora una volta mi trovano in parte d'accordo e in parte perplesso. L'uso del digitale sta (purtroppo) soppiantando la carta stampata e non ho ben capito il tempo di scrittura quanto può interferire sulla vita di una persona? E quanto i costi dell'inchiostro per un "piace" al posto di "like" o "is" al posto di "è". Un italiano scrive e legge più rapidamente in italiano e un inglese in inglese e un russo in russo. Pensi al tempo perso per studiare una qualsiasi lingua estera. Non mi ha mai convinto la sua teoria del "mordi e fuggi". Dobbiamo recuperare l'attenzione per il "bello scrivere lento". La corsa contro il tempo a tutti i costi non deve essere il problema di chi scrive o legge un libro. Lo lasci fare agli inglesi (che con tutta la loro brevità precisa) sono usciti dall'Europa. E poi mi scusi ma che ci frega di tradurre l'inglese addirittura con gli endecasillabi visto che loro la metrica neanche sanno cos'è? Mi dispiace ritengo che la bellezza dell'italiano sia proprio legata alla lunghezza meravigliosa delle sue parole. Insomma spero proprio che uno dei temi proposti dalla Crusca riguardi il peso costo/tempo dell'inglese vs l'italiano. Se si pensa a quanto tempo buttiamo giocando con la play station o ciurlando nel manico, ma che vuole che sia un "essere" piuttosto che un "be". Ma per favore... ! L'esterofilia fa moda e tutto ciò che non è italiano diventa migliore magari solo perché è più veloce o fa tendenza. E' il "what's American boy" di sordiana memoria. Facciamola finita con questa esterofilia gratuita e invece smascheriamo certi luoghi comuni e promuoviamo la lettura dei nostri lenti capolavori, che tutto il mondo ci invidia, a partire dalla pittura, la scultura, la musica per arrivare alla letteratura resa possibile proprio da quella lentezza meravigliosa che solo l'italiano ha. Ed è uno stupendo pregio. Ad Majora.
Christos Robotis
29 maggio 2019 - 00:00
Mi meraviglio che la Crusca si occupi di quel "Foglio", gazzetta che si distingue per articoli prepotenti, disonesti e di grassa ignoranza.

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Walter Cagnoni
27 maggio 2019 - 00:00
Un atteggiamento di chiusura e non di apertura , un atteggiamento che riporta ai tempi della censura e del totalitarismo. Un rigurgito del ventennio quando le voci diverse o contrarie andavano eliminate. L’importanza del dissenso motivato , della spiegazione argomentata è sempre più indispensabile, tutti i giorni da parte di tutti e dalla Accademia in particolare. Lunga vita alla Crusca.

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Giorgio
26 maggio 2019 - 00:00
“Non ti curar di loro ma guarda e passa” Di fronte ad attacchi così grossolani assurdi e faziosi prendiamo un po’ di giustificata superiorità e continuiamo ad usare ‘il Foglio’ solo per incartare le uova

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Maurizio Brunelli
26 maggio 2019 - 00:00
Che avvilimento! Se penso che fino ad un secolo fa gli accademici di ogni disciplina e d'ogni paese si avvalevano ed interloquivano mediante il nobilissimo eloquio latino. Ora vorremmo sostituirlo (chiedo venia) colla poltiglia fonetica, cui sfugge qualsiasi legame allo scritto, dell'inglese. Quantum mutatus ab illo! Il servilismo esterofilo riporta a secoli di soggezione che riaffiora anche nel c.d. sovranismo. Italiano, anzi toscano, anzi fiorentino, vivaddio! Andiamone fieri.

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Manuel
25 maggio 2019 - 00:00
Chiudete Il Foglio please

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Fausto Raso
25 maggio 2019 - 00:00
Sono veramente stanco di dover ricorrere al vocabolario d'inglese per leggere un giornale… ITALIANO.

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Daniel Panizza
25 maggio 2019 - 00:00
Non pensavo si potessero racchiudere tante baggianate in un articolo così breve. Bravo Crippa, credo ci sia voluto dell'impegno! Se proprio volessimo chiudere qualcosa (ma non vogliamo) questo articolo mi pare contenga, implicitamente, un buon suggerimento.

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Riccardo Di Cintio
24 maggio 2019 - 00:00
Lingua,storia,patrimonio culturale di ciascuna nazione non possono essere messi da parte da nessun istituto semplicemente perché contribuiscono a formare l'identità delle persone e questo non può essere in alcun modo confuso col "sovranismo" se non da mediocri analisti.

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Alfio Lanaia
24 maggio 2019 - 00:00
Piena e incondizionata solidarietà al Presidente della Crusca e a tutti quelli che amano l'italiano.

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Donato
24 maggio 2019 - 00:00
Cosa è 'il Foglio'? Non sarà per caso quella cosa ridicola e faziosa che si spaccia per 'giornale'? E' forse quel quartino di metroqudro di carta che non è utile neanche per pulizie post espletamnto corporale? E' forse quell' invenzione furba di quel tipo grasso e brutto che faceva anche parte, in qualche modo (chi se lo ricorda più), della grande abbuffata di S. Berlusconi? E' forse quel pezzo di carta che è costato milioni di soldi pubblici agli italiani? Chi lo sa? Quello che è certo è che proprio su quel fogliaccio si trovavano spesso (uso il passato perché, per fortuna, ho smesso di leggerlo in quanto patetico e non più, come all' inizio, ridicolo) dei veri e propri strafalcioni in lingua inglese che facevano rabbrividire. Questa gente senza dignità, pronta a sputare nel nobile piatto della stupenda lingua Italiana andrebbe radiata dall' ordine dei 'giornalisti' (cosa vuol dire? Chi lo ha inventato? Come si diventava, allora, 'giornalisti'? ) e tacciata di tradimento! Basta con questa schifezza dell' inglese. Quando l' Italia aveva ancora una dignità, quando il mondo incominciava ad amare e apprezzare il 'FATTO IN ITALIA', gli altri Paesi facevano a gara per imparare la nostra lingua! Migliaia e migliaia di prodotti nel mondo vengono venduti con nomi tratti dal dizionario italiano! I giapponesi hanno fatto registrare oltre tremila voci del nostro vocabolario per poterle usare come marchi e nomi di prodotti nipponici: Automobili, barche, prodotti di cosmesi... Poi, un brutto giorno, qualche cretino ha deciso che andava bene dire 'made in Italy'! Italy? Cosa è Italy? Siamo forse diventati tutti ital yani? La stupidità, purtroppo, corre dietro al profitto nella misura in cui, quest' ultimo, esuli dal benessere comune. Un esempio? Quì, in Spagna, ridono come pazzi nel vedere la grafica del Giro d' Italia: Es Inglès? Si. No puedo creerlo! Scritto da un povero ignorante che ama la sua lingua e che, serviva dirlo?, rispetta e apprezza molto il lavoro della Crusca! Non credo, invece, per niente inutile ringraziarvi e sostenervi. Complimenti all' avvocata M.Agostina Cabiddu!

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marcella mariani
24 maggio 2019 - 00:00
difendere e curare la lingua italiana credo sia un dovere oltre che un piacere per chiunque ami la cultura e il proprio paese. Che i quattro gatti che scrivono sul Foglio e i quattro gatti che lo leggono si affannino a dire cavolate poco importa, invece ci si deve preoccupare di salvaguardare tutti i canali di informazione e formazione che metta in prima linea l'uso del buon italiano. L'accademia della Crusca deve quindi essere più attiva e più visibile per il suo e nostro bene

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Susanna Di Franco
24 maggio 2019 - 00:00
Manipolare le notizie è diventato un pericolosissimo modus operandi di un certo “giornalismo” che ha da tempo abbandonato la ricerca seria della verità da comunicare. L’Italia ha bisogno dell’Accademia della Crusca! Solidarietà indiscussa senza alcuna riserva!

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